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Il forte grido

Via Crucis per la Zona Pastorale II (Stazioni 1.4.7.12), Varese - 6 marzo 2026

6 Marzo 2026

1. Io li sento i cinici

Io li sento i cinici, quelli che difendono la loro indifferenza di fronte al soffrire di Gesù e dicono: “E di che cosa vi meravigliate? Non avete mai sentito di un giusto ingiustamente condannato? Non avete mai sentito di un uomo inerme schiacciato dal peso che gli è stato messo sulle spalle? Di che cosa vi addolorate? Non avete mai incontrato una madre straziata per la sorte del figlio?

E perché vi fate tanto impressionare dal grido e dalla morte? Non lo sapevate già che prima o poi muoiono tutti? Non sapevate già prima che alcuni muoiono nel loro letto ed altri muoiono tormentati e muoiono insieme il santo e il peccatore?

Così è la vita – dicono i cinici – perciò io tiro avanti, cerco di evitare i fastidi, e non mi lascio coinvolgere nei fastidi degli altri. Io tiro diritto per la mia strada, anche se incrocio il corteo del Crocifisso”.

 

2. Sento anch’io gli insulti e lo scherno

Sento l’insulto della crudeltà e lo scherno degli arrabbiati. Sono quelli che arrivano fin là, sotto la croce, ed insultano il Crocifisso ed insultano quelli che si battono il petto a quello spettacolo: “Ha salvato gli altri, non può salvare sé stesso. Scendi dalla croce. Fai qualche miracolo, allora sì potremo prenderti sul serio. Hai contestato la legge e il Tempio, hai sfidato i potenti: che cosa pensavi, di sfuggire al castigo?

E anche voi, voi che piangete e pregate, che gente siete? Avete seguito un illuso, vi siete entusiasmati per un ingenuo, vi siete lasciati convincere dalle panzane! Andate a casa e mettete la testa a posto, che non vi capiti di peggio!”.

 

3. Li vedo anch’io i discepoli delusi

I discepoli delusi sono forse nel corteo che sale al Calvario, sono quelli che piangono la sorte del Maestro e piangono per sé: “Noi speravamo che fosse lui a liberarci da questa vita miserabile, noi speravano che ci fosse un miracolo anche per noi, noi speravamo che avrebbe reso più facile vivere su questo pianeta disastrato. Abbiamo creduto, abbiamo pregato. Ed ecco come vanno a finire le nostre speranze! Ce ne andremo via verso Emmaus e ci ricorderemo di un buono, di un maestro incantevole, ma, in sostanza, di un incontro inutile”.

 

4. «Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”».

Il forte grido non rende i cinici meno cinici; non rende gli arrabbiati meno arrabbiati. Così sono tanti: imprigionati in pregiudizi inestirpabili. Preferiscono negare la luce ed abitare il buio della disperazione e della cattiveria.

Ma il forte grido può forse scuotere i discepoli delusi e convincerli ad andare in fretta sulle strade del mondo per dire della speranza cristiana.

Il forte grido è l’ultima preghiera: il morire non è la sconfitta irreparabile, ma l’abbraccio del Padre della vita. Se non volete essere delusi, imparate a pregare, a pregare come Gesù che morendo vince la morte.

Il forte grido è il compimento della missione del figlio. «È compiuto», grida Gesù perché l’amore è compiuto, perché questo è l’amore: dare la vita per le persone amate. Se non volete essere delusi, non aspettatevi una vita facile e una parola magica, una forza fantastica che renda facile la vita difficile. Piuttosto imparate ad amare, ad amare fino al sacrificio, a fare dei vostri sacrifici un messaggio d’amore.

Il forte grido è l’invocazione dell’assetato: «Ho sete!». Gesù ha sete della gioia di tutti, perché ha dato la sua vita per tutti. Se non volete essere delusi, andate a dire a tutti: “Gesù ha sete della tua gioia! Gesù vuole donarti il suo spirito perché tu abbia vita, vita eterna!” Andate!