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Quelli dell’invece

Preghiere e testimonianze delle scuole cattoliche «Il Signore è pace» (Gdc 6,24), Milano, Arena Civica - 27 febbraio 2026

27 Febbraio 2026

La storia umana è scritta con il sangue. I libri di storia sono in molte parti storie di guerra. Noi siamo quelli dell’invece. Noi siamo quelli che scrivono libri di pace. Noi siamo quelli che vanno al contrario e raccontano la storia come la storia di uomini e donne, miliardi di uomini e donne che hanno scritto la loro storia con l’impegno di ogni giorno per rendere bella la vita degli altri, della loro famiglia, del loro paese.

Le notizie che sono pubblicate ogni giorno sono scelte per scoraggiare l’umanità, si racconta ogni giorno di come uomini e donne si facciano del male, si racconta ogni giorno come di quel primo giorno in cui Caino alzò la mano contro suo fratello Abele. Noi, invece, andiamo al contrario e diffondiamo le notizie di uomini e donne, miliardi di uomini e donne che fanno del bene, che fanno sorridere i bambini, che curano i malati, che producono cose buone, che fanno bene, che servono a stare bene, che rendono feconda la terra, che puliscono la città.

Ci sono di quelli che usano le parole per insultare, per ferire, per far soffrire, per confermare pregiudizi stupidi e molti ragazzi e ragazze piangono e si disperano per gli scherzi crudeli e le parole umilianti dei loro coetanei. Noi, invece, facciamo il contrario e cerchiamo le parole buone, che fanno bene, che offrono amicizia, che esprimono stima, che fanno contenti gli altri.

Ci sono di quelli che parlano di Dio come il colpevole del mondo e dicono che non fa niente di buono e che lascia che i prepotenti siano prepotenti e i ricchi più ricchi e i poveri più poveri. Ci sono quelli che parlano di Dio per dire che non esiste, che il mondo è tutto sbagliato e che la vita non ha senso. Noi, invece, al contrario parliamo di Dio per dire che la verità di Dio si è rivelata in Gesù, che si è fatto povero, perché i poveri potessero condividere la sua ricchezza; parliamo di Gesù, il vero Dio e vero uomo, che si è consegnato nelle mani dei prepotenti per vincere la prepotenza con la mitezza, che si è consegnato alla morte per vincere la morte e introdurre tutti i figli degli uomini nella gloria di Dio.

Ci sono di quelli che parlano del futuro per fare paura e dicono che sarà peggio del presente e dicono che sarà abitato da macchine come mostri, da acque e cieli come veleno e dicono che sulla terra saranno tutti matti e stupidi e cattivi. Noi, invece, al contrario, invece che parlare del futuro lo costruiamo oggi, e sappiamo che il futuro sarà come lo faremo noi, anche noi, insieme con miliardi di uomini e donne che costruiscono amicizie, rendono più facile l’incontro dei popoli, si ingegnano per costruire una tecnologia che renda più facile la vita della gente e più pulito il pianeta. Perciò noi, invece, quelli che fanno il contrario, studiamo le lingue, studiamo tutte le materie tecniche, studiamo la storia e la geografia, perché abbiamo simpatia per tutti i popoli e restiamo incantati dalla bellezza di tutte le terre e siamo entusiasti del ben che si può fare con le macchine e con l’intelligenza artificiale.

Ci sono di quelli che comandano di consumare, consumare, consumare, quelli che dicono mangia troppo, spendi troppo per i tuoi vestiti e per i tuoi capricci, e quando hai finito i tuoi soldi e il tuo pane e le risorse del tuo paese vai nelle terre degli altri, e ruba i prodotti delle loro terre e i tesori delle loro miniere, approfitta di chi è più debole di te e portagli via quello che ti serve. Noi, invece, al contrario impariamo a condividere il pane e i soldi, a usare quello che abbiamo perché nessuno rimanga privo del necessario, ad avere più cura per chi è più debole, impariamo ad essere sobri per evitare lo spreco e viviamo l’incontro tra i popoli non per derubarli, ma per condividere, non per renderli schiavi, ma per liberarli.

Ci sono di quelli che parlano della vita e dicono che siamo al mondo per morire e che la vita è una carriera: cerca di arrivare prima; dicono che la vita è una tragedia e che non c’è che sofferenza e solitudine; dicono che la vita fa schifo. Noi, invece, al contrario viviamo la vita come una libertà che risponde ad una vocazione, come una responsabilità che si entusiasma per la missione di rendere migliore il mondo e più normale l’amore e più intelligente l’economia e più desiderabile vivere.