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Una donna per salvare la città

Messa della Velazione, Treviglio, Santuario Madonna delle Lacrime - 27 febbraio 2026

27 Febbraio 2026

1. Si fa avanti una donna

Che cosa succede nella città attaccata da Oloferne? Ozia, il re, è spaventato. Il popolo è abbattuto e scoraggiato. Tutta la gente, con giovani, donne e fanciulli, è terrorizzata e accusa i suoi capi di errori politici disastrosi, ma irreparabili. Che succede allora? Ecco, si fa avanti una donna, Giuditta, una donna di preghiera e di coraggio.

Che cosa succede nella città minacciata da Loutrec? In Treviglio si diffonde il terrore. Il popolo è spaventato e pensa al peggio. Le autorità si rivelano smarrite e tutti i tentativi di trovare una soluzione si rivelano fallimentari. Che succede allora? Ecco la Madonna, una donna, piange e tocca il cuore del nemico arrabbiato e Treviglio è salva.

Che cosa succede quando, ispirato da Dio, Simeone annuncia la missione di Gesù come segno di contraddizione, come destinata a suscitare amore e odio, a dire parole di liberazione e a essere accusato di bestemmiare, chi gli sarà vicino?  Che succedere allora? Ecco: Maria gli sarà vicino anche a prezzo di condividere il cuore trafitto, «una spada trafiggerà l’anima». Che cosa succede allora? Ecco Maria sarà testimone dell’amore fedele fino alla fine, fino alla intima condivisione del desiderio straziante e invincibile di Dio di salvare tutti.

Che cosa succede nel tempo dell’incertezza e dell’attesa, quando i discepoli si riuniscono, secondo la promessa di Gesù, per la misteriosa vigilia del dono dello Spirito? Con loro prega Maria, la donna dell’attesa e della speranza, e con lei, una donna, sono perseveranti e concordi nella preghiera i discepoli dei malintesi e delle paure. Che cosa succede allora? Ecco, la Madonna è sempre con loro e prega con loro. Il cuore si prepara alla Pentecoste.

 

2. Resistenza, compassione, generazione: parole femminili

Usiamo parole femminili per raccontare il miracolo che ha tenuto in vita Treviglio, usiamo parole femminili per dire ammirazione e gratitudine verso le donne, usiamo parole femminili per parlare della missione della Chiesa.

La donna: la fortezza e la resistenza. Così si presenta Giuditta. È disposta ad esporsi al rischio della vita. La dimensione femminile della vita e della Chiesa non si riduce agli stereotipi della tenerezza e della fragilità. Quando la minaccia del male insidia le fondamenta della città e della civiltà, le discussioni, l’organizzazione, l’esercizio dei ruoli si rivelano inefficaci. È necessario che si faccia avanti chi è capace di fortezza e di resistenza, come una donna. Oggi, per esempio, si è diffusa un’epidemia minacciosa: la tristezza del vivere, l’impressione che il futuro non sia desiderabile, che la solitudine sia irrimediabile. Alcuni pensano che per rimediare all’infelicità sia necessario investire più risorse, organizzare meglio i servizi, offrire supporti per ogni fragilità. Certo sarà tutto molto utile. Ma la città sarà salvata da persone come Giuditta, capaci di fortezza e di resistenza perché confidano in Dio e sono disponibili al rischio di farsi avanti.

La donna: la compassione che si lascia ferire. Così la Madre partecipa alla missione del Figlio. Non organizza eventi, non cura l’amministrazione, non è indaffarata nei mestieri di casa. Di Lei si dice che «custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore»: così la spada trafigge la sua anima. La sua condivisione della missione di Gesù non consiste nel fare delle cose, ma in un’intima condivisione dei sentimenti di Gesù.

 

La donna: generare per la missione. Maria nel Cenacolo partecipa alla preghiera dei discepoli con la sua preghiera perseverante, contribuisce all’attesa dello Spirito. Quando lo Spirito di Pentecoste irrompe nel Cenacolo, si aprono le porte e gli apostoli intraprendono le vie della missione. Maria contribuisce dunque ad andare oltre. Non trattiene, non invita alla cautela, non consiglia di aspettare. È madre della Chiesa: genera per incoraggiare a partire.

Anche così Maria insegna ad essere madri. Talora madri troppo ansiose sembrano mortificare lo slancio dei figli a diventare adulti, li trattengono forse per bisogno di sentirsi mamme, forse per paura di fronte al mondo. Mamme troppo protettive chiedono ai figli di invecchiare in casa, invece che di intraprendere con coraggio la propria vita.

Maria insegna anche alla Chiesa ad essere madre. Talora la comunità sembra preoccupata di trattenere uomini e donne in funzione della sua organizzazione e dà l’impressione di ritenere bravi cristiani quelli che assumono incarichi per il servizio alle attività della Parrocchia. Maria incoraggia invece a ricevere il dono dello Spirito per partire, per la missione.

 

Dunque, Giuditta e Maria si presentano alla nostra meditazione come modelli per le donne, per la Chiesa, per tutti e suggeriscono la fortezza per resistere al male, la compassione per condividere i sentimenti di Cristo, la generazione, il mettere al mondo per incoraggiare tutti alla missione1.