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Verrà a voi il Paraclito: spunti per la carità credente

Via Crucis per la Zona Pastorale V (Stazioni 1.4.5.13), Lissone - 24 febbraio 2026

24 Febbraio 2026

1. La carità di un brav’uomo

Sulla via della croce Gesù incontrò la carità di un brav’uomo. Simone di Cirene incrocia per caso il tragico corteo che si dirige al Calvario e viene costretto a dare una mano. Credo che Simone fosse un brav’uomo. Fosse stato per lui, forse non si sarebbe fatto avanti, ma costretto dai soldati ha dato una mano. Credo non gli sia costato tanto.

È la carità del brav’uomo. La carità del brav’uomo è quel gesto che dà una mano e poi va oltre; è quel modo di farsi prossimo che si esprime nel fare qualche cosa di buono, nel dare qualche cosa di necessario a chi ne è privo. La carità del brav’uomo non si lascia toccare molto dalla sorte del poveraccio che porta la croce: sarà un delinquente? Sarà un giusto ingiustamente condannato? Il brav’uomo non sta a farsi domande. Guarda Gesù, vede un poveraccio, e dà una mano.

La carità del brav’uomo è generosa e utile, ma non si interessa della persona che aiuta, non sa il suo nome, non sa la sua storia, non si aspetta niente dal poveraccio: che cosa mai potrebbe darmi? Che cosa potrebbe dirmi? Il brav’uomo fa la sua buona azione e se ne va via, con la stessa stanchezza e lo stesso umore di prima, forse un po’ più risentito per essere stato costretto, forse un po’ più contento di sé per aver dato una mano. La carità del brav’uomo, infatti, dà anche soddisfazione: come ogni bel gesto, fa sentire migliori.

 

2. «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore»

Maria, la Madre, accompagna Gesù nella sua via crucis. Infine, sta là sotto la croce. Dal Crocifisso riceve l’ultima rivelazione. Sulla parola di Gesù in croce si decide all’ultima obbedienza: condivide i sentimenti di Gesù e diventa Madre della Chiesa.

Forse si potrebbe dire della “carità credente” di Maria. La carità credente non si limita alla buona azione, a dare qualche cosa di buono, a fare qualche cosa. La carità credente – quella di Maria – entra in comunione, condivide la strada, la festa, la pena, la morte, la gloria. La carità credente si alimenta della sapienza: come Maria, che custodiva nella meditazione la prossimità a Gesù, e non solo condivideva la sua vita, ma ne contemplava il mistero. La carità credente si lascia sorprendere, commuovere, istruire dal mistero che è ogni persona: ogni persona è immagine di Dio e conoscendo qualche cosa di ogni persona si conosce qualche cosa del mistero di Dio.

La carità credente sa interpretare la propria vita e la vita dei fratelli e delle sorelle come una vocazione a partecipare alla vita di Dio: perciò, come Gesù è in mezzo a noi come colui che serve, così, con Maria, dice: «Ecco la serva del Signore» (Lc 1,38); come Gesù ama, così ama, secondo il comandamento: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri»; come Gesù prega il Padre, così il credente impara a pregare.

 

3. Dal bel gesto del brav’uomo alla carità credente

Non c’è che dire: il Cireneo ha compiuto un bel gesto, per forza o per amore. È diventato nei secoli l’immagine stessa di chi dà una mano. Gesù è salito alla destra del Padre per inviare lo Spirito Santo che compie la missione di divinizzare l’umano: il bel gesto del brav’uomo è trasfigurato nella carità credente. Ecco perché camminiamo dietro la croce in questo tempo di quaresima. Confidiamo infatti nella potenza di Dio che trasforma il mondo e converte i cuori.

Le nostre comunità generose, intraprendenti, intelligenti, famose per prendersi cura di persone e situazioni di fragilità, sono abituate a molte buone azioni come quel brav’uomo di Simone di Cirene. Ma c’è un rimedio alla nostra stanchezza? C’è un rimedio allo scoraggiamento nel confrontare le risorse limitate e l’enormità dei bisogni? Gesù dona il suo Spirito perché come Maria siamo capaci di praticare la carità credente.