1. La Visita Pastorale
La Visita Pastorale è per me l’occasione per dirvi che voi mi siete cari. La Visita Pastorale è l’occasione per raccomandare una sensibilità ecclesiale. L’appartenenza alla Chiesa diocesana si esprime nella condivisione delle proposte pastorali sul territorio di cui la Parrocchia deve farsi carico, nella pastorale d’insieme che condivide le risorse, le forze, i progetti e le problematiche. L’orientamento a costruire una pastorale d’insieme con la Parrocchia di Romano Banco ha avuto come esito solo pochi momenti di condivisione (Via Crucis, Corpus Domini, presepe vivente, coordinamento dei centri di ascolto Caritas, coro). L’esperienza dev’essere istruttiva e provocare nuovi pensieri e nuovi percorsi.
La Visita Pastorale è l’occasione per dire: siate consapevoli, siate fieri, siate grati di essere parte della Chiesa di Milano; accogliete le indicazioni diocesane, partecipate alle convocazioni, valorizzate le proposte formative della Diocesi per i diversi ambiti della vita pastorale (oratorio, liturgia, catechesi, pastorale dei malati, della terza età, carità, ecc.).
La Visita Pastorale è l’occasione per ascoltare quello che il Signore vuol dire in quest’ultima domenica prima della Quaresima, per orientare il percorso spirituale al quale siamo chiamati come singole persone e come comunità di discepoli e missionari in questo luogo.
2. «Non capì che io le davo grano, vino nuovo e olio»
Sono molti a lasciarsi ingannare. “Lontano da Dio starò meglio. Sarò più libero. Mi godrò la vita a modo mio. Lontano da Dio starò meglio, starò con la gente che scelgo e userò il tempo come mi garba: questi impegni che la Chiesa mi impone in nome di Dio sono noiosi e faticosi per me che ho già il mio da fare. Lontano da Dio starò meglio”.
3. «Rientrò in sé»
Lontano dal padre, lontano da Dio la vita si rivela insopportabile. Le domande restano senza risposte e si vive smarriti. Lo sguardo sul futuro si perde nel nulla e si vive disperati. Non c’è nessuna ragione per voler bene alle persone, per averne stima, per sentire il dovere di dare una mano e convivere con gli altri diventa un fastidio, una minaccia, un esperimento provvisorio: che motivo ci sarebbe per trovare amabili le persone antipatiche, per costruire rapporti di fraternità e di solidarietà? Se mi va, fino a quando mi va, lo faccio e poi smetto.
Il momento decisivo secondo la parabola è quando il giovane che ha preferito abbandonare il padre e la casa rientra in sé stesso. La vita lo costringe a fermarsi, la situazione lo costringe a farsi domande, il disagio lo costringe ad essere più sincero con sé stesso, più realista.
Rientra in sé stesso e riconosce: non è vero che lontano da mio padre si sta meglio; non è vero che la vita è più divertente se non ci sono regole; non è vero che facendo quello che voglio sono più contento.
Forse ci possono essere anche di quelli che da questo momento di verità con sé stessi concludono che ad ogni modo si deve prendere la vita così. Piuttosto che tornare al Padre, preferisco essere infelice. Piuttosto che riconoscere di avere sbagliato, mi rassegno alla disperazione. Piuttosto che stare bene nella comunità, preferisco stare male nella solitudine.
4. «Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: “Padre …”»
Il giovane smarrito ritorna a casa come uno sconfitto, come uno che ha perso la stima di sé e si immagina il risentimento ed il castigo del padre per il suo comportamento. Si è fatto delle idee sbagliate a proposito di suo padre: il padre lo accoglie come un motivo per far festa, per celebrare la gioia di vedere suo figlio contento, per esultare per il suo ritorno tanto desiderato.
Che cosa vuoi dire a noi, Signore, oggi? Abbiamo una parola da dire a proposito di Dio: Dio è Padre e vuole che tutti siano felici, sempre. Abbiamo una parola da dire a proposito di noi stessi: andare via da casa, scegliere una vita che pretende di costruire da sé la propria felicità è una strada senza speranza. Abbiamo una parola da dire a proposito di quello che dobbiamo fare: rientrare in sé stessi ed interpretare con sincerità la nostra situazione e quello che il Padre ci dice. Potremmo, infatti, essere come il figlio giovane, che si lascia ingannare dalle tentazioni del mondo; potremmo essere anche come il figlio maggiore, che si ritiene ineccepibile e non condivide la misericordia del Padre: vorrebbe un Dio che castiga e che la fa pagare a suo fratello peccatore.

