Link: https://www.chiesadimilano.it/cms/documenti-del-vescovo/mario-delpini-documenti-del-vescovo/md-omelie/omelie-anno-2026/beati-piuttosto-2863655.html
Share

«Beati piuttosto»

Minime Oblate del Cuore Immacolato di Maria, Monza, Casa dell’Istituto Religioso - 11 febbraio 2026

11 Febbraio 2026

1. La contestazione di Gesù

Gesù contrappone una beatitudine, una esultanza, un titolo di onore che vengono da una voce spontanea alla beatitudine che chiede la conversione, la docilità alla parola di Dio.

La voce della donna in mezzo alla folla esprime l’esultanza e l’entusiasmo per l’opera e la parola di Gesù. È l’entusiasmo spontaneo per una persona, per una parola, per opere sorprendenti che Gesù compie. C’è nella donna in mezzo alla folla una sensibilità che si entusiasma e che dice: “Che bello!”; “Come sono contenta di essere qui!”; “Che uomo straordinario sei e che donna straordinaria dev’essere tua madre!”.

L’entusiasmo spontaneo è una manifestazione che dovrebbe far piacere. Gesù però lo contesta, o forse semplicemente lo corregge. L’entusiasmo spontaneo è troppo poco, è troppo precario, è troppo esposto al rischio di spegnersi e di diventare delusione, incomprensione e, infine, risentimento. Perciò Gesù corregge l’entusiasmo spontaneo e indica la sua via verso la beatitudine: la docilità alla parola di Dio.

 

2. La via del “piuttosto” verso la gioia

Questa conversione dalla spontaneità alla docilità è la vocazione di tutti i discepoli e riguarda tutti gli aspetti della vita.

Ci può essere un entusiasmo spontaneo nei rapporti con le persone: “Che bello stare qui con voi! Che bello avere intorno persone come voi! Che bella questa amicizia! Che bella questa comunità”.  L’entusiasmo spontaneo si stanca con il tempo. Gesù indica la via del “piuttosto”, “dell’invece”. La bellezza delle relazioni dipende dalla docilità alla parola di Dio: la gioia non è nell’entusiasmo di un momento, ma nella dedicazione della vita, fino al sacrificio; non è nella gratificazione che si riceve, ma nel dono che si offre; non è nella selezione delle simpatie, ma nella gratuità di quell’amore che si rivolge anche alle persone antipatiche, anche ai nemici; non è in uno slancio di generosità, ma nella costanza e fedeltà nel servire.

Ci può essere una gratificazione desiderata in un incarico, in una collocazione, in una responsabilità: “Che bello abitare in quella casa! Che bello avere un incarico che riconosce le mie qualità e competenze! Che bello occupare un ruolo che è circondato da ammirazione e gratitudine!”. La gratificazione desiderata può essere mortificata dalle vicende della vita, della salute, delle decisioni delle persone che hanno responsabilità. Gesù indica la via del “piuttosto”: il premio per le fatiche non è nella gratificazione desiderata, ma nella docilità alla parola di Dio; la via della gioia non è nell’compiacersi di sé, ma nel servire con l’animo di Colui che è in mezzo a noi come colui che serve. La via della gioia non è nella soddisfazione di calcolare i risultati, ma nella coerenza con il mandato ricevuto e con lo stile raccomandato da Gesù.

Ci può essere una valutazione estetica o funzionale di un luogo, di una casa: “Che bella questa casa! Che bella quest’opera d’arte! Che comodità avere uno spazio privato per sé! Che bella l’organizzazione dei servizi!”. Le valutazioni delle comodità o le valutazioni estetiche possono essere arbitrarie: a me piace così, a te piace cosà. Gesù indica la via del “piuttosto”. Lui, che non aveva dove posare il capo, lui, che era volentieri ospite dove erano i suoi amici e dove era invitato, nella casa di Betania o nella casa di Simone il fariseo, insegna la libertà spirituale e la fiducia nella provvidenza: «Guardate gli uccelli del cielo […] i gigli del campo […]. Cercate prima il regno di Dio[…] e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6,26a.28b.33).

 

L’evento che celebriamo è l’esito di un percorso non semplice e di un’interpretazione della situazione che vorrebbe essere cristiana, illuminata dal motto della casa: Regat Omnia Sancta Ecclesia.  Questa casa, questa comunità, queste sorelle, questi impegni e ruoli possono essere la via del “piuttosto” indicata da Gesù: «Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la osservano».