Facciamo quindi l’elogio di quelli che si fanno avanti.
Facciamo l’elogio di quelli che si fanno avanti e che non cedono alla tentazione di tirarsi indietro, come Giuseppe. Anche lui ha avvertito il timore del mistero e pensava di lasciar andare Maria perché si compisse in lei l’opera dello Spirito Santo; anche lui si è smarrito nell’enigma di fronte al quale si è trovato; anche lui si è sentito troppo inadeguato. Stava quindi per cedere alla tentazione di tirarsi indietro. Ma l’angelo di Dio ha portato a Giuseppe l’annuncio di una missione da compiere e perciò Giuseppe si è fatto avanti.
Facciamo l’elogio di quelli che si fanno avanti: quelli che non sono mossi dalla presunzione di essere destinati a grandi imprese, ma piuttosto da un senso di responsabilità per mettere a frutto le proprie capacità, i propri talenti. Quelli che si fanno avanti perché sanno che la loro condizione privilegiata, la loro salute, la loro intelligenza, tutto quello che sono è una vocazione a servire, e non è motivo per lasciarsi muovere dall’ambizione, dall’avidità, dalla vanità di esibire sé stessi.
Facciamo l’elogio di quelli che si fanno avanti: quelli che non sono mossi dal calcolo dei propri interessi, da una sete di guadagno, da un progetto di prestigio, ma piuttosto da un’inquietudine che induce a cercare, a cercare sempre, a percorrere anche vie inesplorate, per amore del bello, del bene, di quello che è utile a tutti.
Facciamo l’elogio di quelli che si fanno avanti, perché non si sottovalutano, non si rassegnano alla mediocrità ed all’inerzia; si fanno avanti perché sentono fastidio della banalità; si fanno avanti perché non sopportano l’individualismo che suggerisce di vivere per sé stessi, di starsene il più possibile tranquilli, lontano dai fastidi e dagli impegni.
Facciamo l’elogio di quelli che si fanno avanti, anche se sono consapevoli dei propri limiti; facciamo l’elogio di coloro che sanno di essere imperfetti, ma sono convinti che l’imperfezione non è una buona ragione per tirarsi indietro. Non ritengono che i propri limiti, gli errori, i fallimenti siano una ragione per ritenersi un fallimento. Sono piuttosto il prezzo di un apprendistato per imparare, per compiere progressi, per continuare a farsi avanti.
Facciamo l’elogio di quelli che si fanno avanti, perché ascoltano il sospiro del pianeta, ascoltano i gemiti del mondo, si commuovono per le sofferenze che tormentano la vita di uomini e donne, sono sdegnati ed arrabbiati per le cose storte, le ingiustizie, lo sperpero di risorse impegnate per fare danni: di fronte alla situazione in cui vivono sentono una voce che li chiama a cercare un rimedio, a dare una mano all’impresa di aggiustare il mondo e perciò si fanno avanti.
Facciamo l’elogio di quelli che si fanno avanti e sanno di non essere i soli: riconoscono intorno a sé una folla innumerevole di uomini e donne che già prima di loro e oggi con loro si fanno avanti. Sanno che nessuno da solo può combinare molto, ma insieme, costruendo rapporti di stima gli uni per gli altri, condividendo volentieri pensieri, risultati, domande, risorse, insieme si può fare molto e si può contrastare efficacemente i mali che incombono, le cattiverie che rovinano la convivenza, le astuzie malvagie che strumentalizzano anche i risultati delle ricerche buone e delle invenzioni geniali.
Facciamo l’elogio di quelli che si fanno avanti e sono sostenuti da un’invincibile fiducia, perché sanno che Dio è alleato del bene, sempre. Sanno che i fallimenti e i peccati non sono mai una buona ragione per fermarsi, perché Dio continua a chiamare oltre, oltre, oltre, fino alla gioia, fino alla verità, fino alla fraternità universale.
Facciamo l’elogio di quelli che si fanno avanti. Ecco perché sono venuto per riconoscere qui uomini e donne che si fanno avanti: per farne l’elogio e per ringraziare.

