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Perché te ne stai così incantato, folle di Dio? Sei matto?

Sesta Domenica di Avvento, “dell’Incarnazione” o “della Divina Maternità di Maria”, Visita Pastorale (Decanato di Cologno Monzese), Cologno Monzese – Comunità Pastorale “S. Carlo Acutis", Parrocchia San Giuseppe - 20 dicembre 2025

20 Dicembre 2025

1. La Visita Pastorale

È l’occasione per dirvi che voi mi siete cari, che voi mi state a cuore. Attenzione che si esprime attraverso le persone che ricevono un mandato, che stabiliscono un rapporto di collaborazione con la pastorale diocesana: preti, catechisti, catechiste.

È l’occasione per sottolineare l’appartenenza alla Chiesa Ambrosiana ed alla Chiesa Cattolica diffusa su tutta la terra. La presenza del Vescovo, che è unico per tutta la Diocesi, è l’occasione per invitare a vivere l’appartenenza alla Chiesa Ambrosiana. Questa visita è quindi l’occasione per incoraggiare il cammino di comunione, dentro la città, dentro il Decanato, nella Chiesa Diocesana.

I gruppi Caritas, il gruppo Missionario avvertono il riferimento diocesano come decisivo per la formazione dei volontari, per l’ispirazione sull’agire, per collaborazione in diversi ambiti. Il Consiglio Pastorale della Comunità scrive dell’importanza degli organismi di partecipazione unitari per la vita della comunità, delle cinque Parrocchie che dal 3 novembre 2022 sono costituite nella Comunità Pastorale intitolata a san Carlo Acutis: «Senza il Consiglio Pastorale saremmo come un’auto senza percorso; senza la Diaconia saremmo come un’auto senza motore; senza l’Assemblea Sinodale Decanale saremmo come un’auto senza GPS».

Sono a incoraggiarvi: siate consapevoli, siate fieri, siate grati di far parte della Chiesa Ambrosiana; accogliete gli inviti, partecipate agli incontri della città, del Decanato, della Diocesi. È una povertà la Parrocchia che si interpreta come una comunità chiusa, rischia di invecchiare e di spopolarsi.

La Visita Pastorale è occasione per ascoltare quello che il Signore vuole dire a ciascuno di noi e alla nostra comunità.

 

2. La domenica della “Divina Maternità di Maria”

Ho incontrato il folle di Dio: se ne stava incantato proprio lì, in piazza Duomo, in mezzo a un fiume di gente che andava e veniva. E lui era lì, fermo, in mezzo alla piazza. Gli dico: perché te ne stai così incantato, folle di Dio? Sbrigati! C’è tanto da fare!

Gioia… piena di grazia… Io me ne sto qui e guardo la Madonnina e prego. E non mi muovo: m’incanta e la saluto: gioia… piena di grazia… Tu corri e corri, ma che cosa fai? Tu ti affanni e ti dai pensiero di troppe cose. Io non sono capace: me ne sto qui incantato e vedo il cielo pieno di angeli e la terra piena di angeli e l’angelo Gabriele che non fa niente e solo dice a Maria: gioia… piena di grazia…

 

Ma sei matto? Tu hai delle allucinazioni, folle di Dio! Non si vedono angeli: in cielo ci sono le nuvole e sulla terra ci sono le cose e gli uomini e le donne, tutta gente che corre e corre, forse per andare incontro alla morte.

Eppure, io vedo gli angeli: forse voi vedete solo le cose, cose da comprare, cose da vendere, gente che vende e gente che compra. Eppure la terra è piena di angeli. Voi anche se guardate la Madonnina vi domandate: “Quanto vale l’oro che la fa luccicare? Quanto è alta? Quanto pesa? Quanto è antica?”. Ecco: quanto, quanto.  Neppure vi accorgete che l’angelo Gabriele le parla: gioia… piena di grazia… E non vi accorgete degli angeli che portano a tutti messaggi da parte di Dio: «Siate sempre lieti, ve lo ripeto, siate lieti […] e il Dio della pace sarà con voi». Me ne sto qui incantato ad ascoltare gli angeli. Ogni sorriso, ogni lacrima, ogni cielo ed ogni volto: ecco, angeli che mi salutano da parte di Dio: «Rallegrati, popolo santo; viene il tuo salvatore!». Gioia… piena di grazia…

 

Sei come un disco rotto, folle di Dio! Sempre a ripetere le stesse parole! Non hai nient’altro da dire, folle di Dio?

Gioia… piena di grazia… il Signore è con te… e tu invece a riempire la terra e a svuotare il silenzio con le tue parole sceme, con le tue parole grigie, con le tue infinite chiacchiere vuote, le parole puzzolenti da gettare in discarica, le parole che sembrano parole e sono maschere e sono armi e sono cattive.

Gioia… piena di grazia… il Signore è con te… Io mi incanto ed ogni parola santa, ogni parola-luce è come un ingresso, un invito. E le parole antiche, le parole sante mi chiamano – non senti? – dentro il mistero. Le parole che non si logorano con il tempo, le poche parole che mi danno vita e sono luce. Io m’incanto e prego: gioia… piena di grazia… il Signore è con te…

 

Povero amico mio, sei proprio matto! Qui la gente va e viene, corre e non riesce a fare tutto quello che vorrebbe e tu te ne stai qui, fermo e inutile, in mezzo alla piazza. Fa’ qualche cosa anche tu, folle di Dio!

Fare, fare, fare, correre per fare, stancarsi per fare, invecchiare senza accorgersi per fare, fare, ammalarsi di tristezza e di solitudine per fare, per fare…

Io sto qui incantato. Io non sono capace di fare: posso sorridere, sì questo posso farlo, incantato dal mistero. Io non sono capace di fare: posso ringraziare, sì, questo posso farlo, sorpreso dalla gioia. Io non sono capace di fare: posso pregare, sì, questo posso farlo: gioia… piena di grazia… il Signore è con te…

Io non sono capace di fare, io non sono utile a niente. E me ne sto qui incantato. La gente passa e corre a fare, fare. E forse mi disprezza e mi compatisce. Ma io sono qui, incantato e vedo la terra e il cielo pieno di angeli che salutano anche me, come fossi un figlio di re. E mi salutano: gioia… il Signore è con te…

 

Insomma, non sono riuscito a convincerlo. Se ne è rimasto là, al freddo, in mezzo alla piazza, incantato. Io gli ho detto tutte le buone ragioni per un comportamento più ragionevole e per non essere così inutile e strano. Ma niente da fare: se ne sta incantato e ripetere le tre parole che sa, perso nelle sue fantasticherie.

Io, francamente, ho cercato di renderlo utile per qualche cosa, di renderlo un po’ normale, come me e voi. Ma che volete farci? È un folle.