Il percorso di fede dei 18/19enni e dei giovani di Concorezzo nasce da una trama concreta di esperienze, relazioni e scelte. A raccontarlo sono tre voci: don Luca Valenti, giovane sacerdote, in parrocchia dal 2023, e due giovani della comunità, Victoria e Pietro. Ne emerge uno sguardo vivo sulla pastorale giovanile, tra quotidianità, sfide e desiderio di autenticità


Catechesi Concorezzo - Sito

Un cammino che cresce con i ragazzi
La proposta per i 18/19enni si inserisce all’interno del percorso degli adolescenti, dalla prima alla quinta superiore. Cinque itinerari distinti, ma un unico appuntamento settimanale: il martedì sera.
Don Luca Valenti descrive così questo stile: un cammino costruito insieme agli educatori, che prende forma nel tempo e si adatta sempre di più ai ragazzi, alle loro domande e ai loro bisogni. Non un programma rigido, ma una proposta “cucita su misura”.
Con il passare degli anni, il percorso si struttura attorno ad alcuni temi chiave:
• Quarta superiore (18 anni): la responsabilità, anche etica e morale, dentro la vita concreta;
• Quinta superiore (19 anni): la vocazione, attraverso incontri e testimonianze.
In particolare, l’anno dei 18enni coincide con l’assunzione di responsabilità significative, come il coordinamento dell’oratorio estivo.
• Giovanissimi (dai 20 anni): una volta al mese, il venerdì sera;
• Giovani-adulti (30enni): un gruppo che poi apre all’esperienza del percorso di catechesi per gli adulti della parrocchia.

Il passaggio decisivo: da utenti a testimoni
Uno degli snodi più importanti è quello tra adolescenza e giovinezza: il passaggio da chi riceve a chi dona. Pietro Cambuli lo racconta con chiarezza: «Da bambini usufruiamo di un servizio. A un certo punto però siamo chiamati a servire». È un passaggio che non tutti compiono. Restare, mettersi a servizio, diventare educatori richiede tempo, energia, disponibilità. Ma è proprio lì che cambia tutto: «Non frequento la Chiesa: la vivo».
La fede smette di essere un’abitudine e diventa una scelta.

Crescere nella fede: libertà e profondità
Victoria Mauri racconta un’esperienza condivisa da molti giovani: «L’oratorio è sempre stato un posto sicuro, dove poter vivere la mia fede ed essere me stessa». Con il tempo però qualcosa cambia. La fede diventa più personale, più consapevole, anche più esposta. Non sempre è facile viverla fuori dall’oratorio, nei contesti quotidiani come la scuola o le relazioni. Eppure proprio questa fatica diventa occasione di crescita: «Adesso riesco a parlare liberamente della mia fede».
Gli incontri del gruppo giovani aiutano questo percorso: la lettura della Parola, il confronto, le domande da portare nella vita quotidiana. Temi semplici – amicizia, futuro – si trasformano in occasioni di rilettura profonda della propria esperienza.

Esperienze che lasciano il segno
Accanto agli incontri, ci sono momenti forti che diventano parte integrante della catechesi:
• Settimane comunitarie (Avvento, Settimana Santa);
• Esercizi spirituali;
• Servizio caritativo a Milano con i City Angels;
• Esperienze missionarie.
Tra queste, il viaggio in Perù ha segnato profondamente il gruppo: «Abbiamo incontrato una fede giovane… – spiega Victoria – e ci ha fatto vedere il nostro credere sotto una luce diversa». Sono esperienze che allargano lo sguardo e rendono la fede più vera.
Percorsi differenziati, un’unica direzione
Con il passare degli anni, la proposta si articola in due percorsi:
• Giovanissimi (universitari): incontri mensili (il venerdì sera) ed esperienze condivise
• Giovani-adulti (30enni): un cammino pensato come introduzione a uno stile di fede più maturo, un gruppo che poi apre all’esperienza del percorso di catechesi per gli adulti della parrocchia. 
Questa distinzione nasce da un’esigenza reale: età diverse portano con sé domande e vissuti differenti e si desidera offrire spazi adeguati per permette un accompagnamento più autentico.

Una sfida aperta: il lavoro decanale
A livello decanale, la situazione è più complessa: il decanato è molto grande e con parrocchie anche molto diverse l’una con l’altra, con Concorezzo come unica parrocchia singola. Non è semplice costruire un percorso comune. Ma negli ultimi anni è nato il GRAD (Gruppo Ricerca-Azione Decanale): un gruppo di educatori e sacerdoti che si incontrano per riflettere insieme, ascoltare il territorio e individuare possibili linee educative condivise. È un cammino ancora in corso, non privo di difficoltà, ma significativo nel tentativo di lavorare insieme, in una prospettiva futura.

Essere giovani cristiani oggi
Dalle parole di Victoria e Pietro emerge un tratto comune: essere cristiani significa mettersi in gioco e servire. «Ogni proposta è una sfida da accogliere», dice Victoria. Per Pietro, anche pensando al tema vocazionale, si tratta di «Fare ciò che sono, seguendo il Signore».
Non è sempre facile. Vivere la fede oggi significa anche confrontarsi con lo sguardo degli altri, con il timore del giudizio, consapevoli di essere parte di “una minoranza”, spesso silenziosa e soprattutto a una certa età può essere difficile. Ma proprio in questo contesto la fede può crescere e diventare più personale e più libera.

Una pagina di Vangelo per i giovani
Alla domanda su quale pagina biblica consegnerebbe ai giovani, don Luca indica l’episodio di Maria che rompe il vaso di nardo e unge i piedi di Gesù. Un gesto che sembra uno spreco. E invece diventa immagine di una vita donata: non avere paura di “sprecarsi” per amore. Anche quando questo appare incomprensibile agli occhi del mondo.

La Regola di vita: un passo verso la libertà
Nel percorso dei 19enni, la “Regola di vita” rappresenta un momento importante.
Victoria racconta: «Mi ero prefissata di vivere la mia fede più liberamente, senza paura del giudizio». Un obiettivo semplice, ma decisivo. Perché la fede, quando è autentica, non chiude ma apre. Non costringe, ma libera.

Una comunità che sostiene
Un ultimo elemento attraversa tutte le testimonianze: il ruolo della comunità.
Una comunità che: affida responsabilità, accompagna, sostiene, riconosce il valore dei giovani. «Abbiamo sentito che la comunità crede in noi», afferma Pietro. È dentro questa rete di relazioni che la fede cresce e diventa vita.

È un cammino che racconta una pastorale viva, fatta di gradualità, responsabilità e scelte personali.
Un percorso in cui la fede passa dall’essere ricevuta all’essere vissuta, fino a diventare dono.
E in cui, passo dopo passo, si impara che nulla è davvero sprecato quando è vissuto per amore.

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