Il dialogo tra i giovani del Decanato di Vimercate e l’Arcivescovo Mario Delpini, in occasione della sua visita pastorale, ha offerto uno spazio di confronto sincero su alcune domande centrali della vita dei giovani, con l’invito a vivere con gioia e responsabilità la propria fede nel mondo di oggi

Letizia Gualdoni
Servizio per i Giovani e l'Università

Visita pastorale Vimercate - Sito

Una serata da ricordare: è quella vissuta, giovedì 12 marzo, dai giovani del Decanato di Vimercate insieme all’Arcivescovo Mario Delpini in un incontro che ha radunato i giovani delle otto Comunità pastorali e parrocchie del territorio a partire dalla celebrazione del vespro, per poi proseguire con la cena a buffet nel salone dell’Oratorio San Luigi di Concorezzo e poi il dialogo.

«Siamo qui come giovani del Decanato di Vimercate – hanno spiegato all’inizio della serata – con il desiderio di ascoltare quello che il Vescovo vorrà dirci. Le domande che abbiamo preparato nascono dalle esperienze delle nostre parrocchie e dalla vita quotidiana che viviamo».

Le questioni poste all’Arcivescovo hanno toccato alcuni nodi centrali della vita dei giovani: la testimonianza della fede negli ambienti di tutti i giorni, il rapporto tra lavoro e vocazione, le scelte definitive nella vita e l’impegno politico in una società complessa.

La prima domanda ha riguardato la difficoltà di vivere la fede anche in quei contesti in cui spesso il Vangelo sembra lontano… perchè «viviamo spesso con entusiasmo la nostra fede all’interno dei nostri ambienti e dei nostri gruppi e ci impegniamo anche a testimoniarla, ad esempio con il servizio di educatore. Più difficile è viverla e testimoniarla negli altri luoghi del nostro quotidiano, l’università, il lavoro, con gli amici a volte anche in famiglia, luoghi che non ci aiutano a dare testimonianza cristiana e in cui rischiamo di mettere a tacere la nostra fede e la visione del mondo che ne deriva, si adatta a un pensiero e una visione che non sono secondo il Vangelo. Come possiamo dare invece in questi ambienti la nostra testimonianza? Dove possiamo trovare il coraggio quando ci sentiamo scoraggiati da un mondo che sembra lontano dal Vangelo?».
Per rispondere, l’Arcivescovo ha richiamato il racconto del Vangelo di Giovanni Evangelista (Gv 20,19-23): i discepoli chiusi nel Cenacolo per paura e l’incontro con il Risorto che viene tra loro dicendo “Pace a voi”. «La testimonianza – ha spiegato – non nasce semplicemente dalla buona volontà. Gesù dona ai discepoli lo Spirito Santo: finché non ci lasciamo accendere dal fuoco dello Spirito siamo come un legno secco. Ma quando quel legno si lascia incendiare, allora fa luce e fa allegria». E ha ricordato come i discepoli, pur fragili e spesso incapaci di comprendere Gesù, siano diventati apostoli proprio grazie a questo dono. Da qui l’invito ai giovani a non vivere la fede da soli: «Nel Vangelo di Luca Gesù manda i discepoli due a due. L’amicizia è una condizione necessaria per essere testimoni».
Due, secondo l’Arcivescovo, i linguaggi con cui i cristiani possono parlare nel mondo di oggi: «Il primo è la gioia: ragazzi contenti, che sorridono, che vivono con la gioia nel cuore, sono già un annuncio. Questo è il miracolo che potete essere voi in mezzo al mondo! Il secondo è la carità, l’attenzione agli altri». Una gioia e una carità che nascono dall’incontro con Cristo, in modo particolare nell’Eucaristia: «La Messa non è il minimo da fare, è il massimo, perché è l’incontro con Gesù».

Un secondo tema ha riguardato il lavoro e il futuro. I giovani hanno raccontato la fatica di sentirsi adeguati alle sfide dell’età adulta, in un contesto sociale dove le opportunità non sempre corrispondono ai sogni.
Riprendendo la parabola dei talenti (Mt 25,14-30), l’Arcivescovo ha sottolineato come il problema non sia la quantità dei risultati ma il rischio di nascondere i doni ricevuti. «C’è una tendenza diffusa a sottovalutarsi: “io non valgo niente”. Invece ciascuno ha ricevuto dei talenti».
Per questo ha indicato due atteggiamenti fondamentali per mettere a frutto i propri talenti: conoscere se stessi – le passioni, i desideri e anche i limiti – e imparare a consigliarsi con adulti di fiducia. «Un insegnante, un sacerdote, i genitori: non abbiate paura di affrontare con loro le questioni serie della vita».

Il dialogo ha toccato anche il tema delle scelte definitive e della vocazione. In un contesto segnato da precarietà e relazioni fragili, molti giovani faticano a pensare a un “per sempre”. Commentando alcuni versetti della Lettera agli Efesini, l’Arcivescovo ha chiarito il senso cristiano della vocazione: «Non significa che Dio abbia deciso in anticipo cosa dovete fare nella vita. Questo Dio che predestina le persone a fare una cosa, mi pare una idea fantastica e sbagliata. La vocazione è la chiamata a essere figli di Dio».
Da questa relazione con il Signore nasce poi la libertà di scegliere il proprio cammino – matrimonio, vita consacrata, lavoro – vivendo tutto «con lo stile di Gesù, nella carità». La fedeltà, ha aggiunto, nasce dall’amore: «Amare significa decidere liberamente di prendersi cura della gioia dell’altro». Il per sempre – che è dentro nella verità dell’amore – è frutto di una libertà che si decide e di una relazione con Gesù.

Tra le domande dei giovani anche quella sul rapporto con la politica, spesso percepita come distante dai valori cristiani, coinvolta in logiche di potere, e molti giovani vivono una disaffezione verso di essa.
L’Arcivescovo ha invitato a non rinunciare alla responsabilità civile, partendo però da ambiti concreti: «Chi vuole impegnarsi inizi dal piccolo, dall’amministrazione locale. Ho grande stima per chi si mette al servizio». Accanto a questo, mons. Mario Delpini ha indicato due condizioni importanti: studiare la storia per comprendere la società e chiedere ai politici di rendere conto delle proprie scelte.

La serata si è conclusa con un clima di dialogo e fiducia. Le domande dei giovani hanno mostrato il desiderio di vivere la fede dentro la complessità del presente, mentre le parole dell’Arcivescovo hanno invitato a non avere paura della fragilità. «Lasciatevi accendere dallo Spirito» è stato in fondo il filo rosso dell’incontro: un invito a vivere con gioia, amicizia e responsabilità la propria vocazione cristiana nel mondo di oggi.

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