La FOM ha partecipato al Social Innovation Campus di MIND con il Tavolo della Formazione, offrendo il proprio contributo educativo all’interno di uno dei principali appuntamenti dedicati all’innovazione sociale e al futuro degli adolescenti. Al centro della proposta, un laboratorio sulle intelligenze multiple per mostrare come l’oratorio sia un luogo generativo, capace di far emergere e coltivare negli adolescenti competenze relazionali, interiori ed esistenziali decisive per costruire il proprio futuro.


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Una mappa per conoscere la, o, meglio, le proprie intelligenze. Perché di doti non ne abbiamo una sola, anche se alcune non ci sembrano così “a portata di mano”. E una giornata di incontri a Mind, il grande spazio che fu di Expo 2015, per scoprire che in oratorio si può crescere davvero, mettendo in gioco i talenti migliori o esercitando quelli più nascosti.

 

Mercoledì 25 e giovedì 26 febbraio anche la FOM ha partecipato al Social Innovation Campus promosso dalla Fondazione Triulza, la rete di realtà del Terzo settore che ha raccolto l’eredità di Expo sui temi sociali e che ogni anno propone a circa duemila adolescenti idee e percorsi per scoprire, appunto, le esperienze di innovazione sociale in moltissimi campi: dal digitale, alla sostenibilità, alle opportunità per investire nella propria formazione.

Il tema scelto per quest’anno è stato Luoghi di futuro, e per la FOM il luogo per eccellenza è certamente l’oratorio. Dove non ci si concentra tanto sul “cosa” si vuole fare nella propria vita, ma soprattutto sul “chi” si vuole essere. Una riflessione “diversa” sull’oratorio, dunque, a cui gli educatori del Tavolo Formazione della FOM hanno condotto i ragazzi incontrati al Campus, invitati a scoprire qualcosa di più su sé stessi attraverso il “radar” delle intelligenze.

Gli studenti (che hanno partecipato a queste giornate insieme ai loro professori, all’interno dei percorsi di PCTO), sono stati invitati a dare un punteggio alle proprie doti, declinate secondo la teoria delle intelligenze multiple sviluppato da Howard Gardner: su uno schema circolare alcuni simboli indicavano l’intelligenza linguistica, quella visuo-spaziale, quella naturalistica, quella musicale e quella logico-matematica; e poi ancora l’intelligenza interpersonale e quella intrapersonale, quella cinestetico-corporea e quella esistenziale-spirituale.
Proprio come avviene nei videogiochi quando scegliamo gli avatar valutando la stella dei loro poteri, ogni ragazzo ha avuto così davanti agli occhi un quadro immediato delle proprie doti, naturalmente secondo quella che è, nel presente, la percezione di sé.

Molte conferme rispetto alle inclinazioni dei ragazzi, ma anche qualche sorpresa: tra gli studenti di un istituto tecnico di Vimercate, ad esempio, moltissimi sentono di avere – o forse sarebbe meglio dire di vivere – l’intelligenza musicale e quella interpersonale, ovvero la capacità di comprendere gli altri e alimentare i rapporti. Tanti percepiscono un’intelligenza verso di sé. Meno ragazzi hanno espresso un’intelligenza sul piano esistenziale e spirituale (che riguarda non solo il rapporto con la trascendenza ma anche l’inclinazione a riflettere su categorie universali che abbracciano tutta l’esistenza). Non molti si sono attribuiti doti legate alla padronanza del corpo, al movimento e allo sport, ma diversi hanno espresso l’inclinazione a un’intelligenza naturalistica.

Di una cosa i ragazzi sono già convinti: «l’intelligenza interpersonale, delle relazioni, è quella che fa andare avanti il mondo», risponde uno di loro. Roberto, anche lui di Vimercate, ha già fatto l’animatore, e conferma che l’attenzione agli altri, ma anche l’ascolto e la riflessione su di sé è l’esperienza bella dell’oratorio.

Intanto, i ragazzi hanno “scoperto” che ciascuno sperimenta il mondo in più di una dimensione, e che ci sono più doti su cui puntare. Da qui è nata un’altra suggestione, quasi un suggerimento per la vita che i formatori della FOM hanno lanciato ai ragazzi. Crescendo si affronteranno tante situazioni diverse, e vale la pena dare una chance anche alle doti che ci sembrano più nascoste. Così come vale la pena, a maggior ragione quando si diventa grandi, fermarsi anche sulle domande di senso e coltivare la propria dimensione spirituale. Che è poi ciò a cui invita l’oratorio, in un’esperienza di condivisione che va ben oltre l’obbligo del rito da soddisfare.

Ma dall’ascolto dei ragazzi emerge anche una domanda sull’identità dei nostri oratori. Se, per fare un banale esempio, nei balli dell’Oratorio estivo mettiamo in campo tutte le doti di intelligenza corporea e musicale, se nelle vacanze in montagna attiviamo senz’altro l’intelligenza naturalistica, a quali altri orizzonti possiamo aprire i nostri oratori, partendo sempre dalla vita quotidiana dei ragazzi? Una bella sfida per il futuro…

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