Redazione

di Luca Frigerio

Èla luce che è diversa, a Varenna. Una luminosità che in autunno pare salire dal lago, calda come un respiro, dolce come una carezza. Mille riflessi che si spandono sulle facciate delle case, scivolando sul molo. E poi un vento sottile, che agita appena una tenda dietro a una finestra, quasi fosse un pensiero trattenuto, furtivo. A riva sonnecchiano pigre le barche, in attesa forse dei giochi dei bimbi più che di prendere il largo. Un vecchio maneggia con fare esperto logori arnesi da pesca, le mani ruvide, il sigaro spento di traverso la bocca. Sorride, vedendo passare una coppia di innamorati che si tiene per mano, incontro al tramonto. Impressioni, certamente. Fantasie, senza dubbio. Ma Varenna, del resto, pare fatta apposta per lasciarsi cullare dai sogni. «Perla del Lario», la dicono in molti. Chi la conosce sa bene il perché. La sua posizione la privilegia, la sua discrezione la valorizza. Stretta, più che adagiata, su una sottile striscia tra l’azzurro cupo delle onde e i verdi bruniti dei monti, Varenna la si incontra nel cuore della sponda orientale del Lago di Como. Raggiungerla è facile, per terra o per acqua, e ciò nonostante non è luogo per tutti. Occorre disporre, innanzitutto, di un po’ di senso romantico, senza ipocrisie, senza finzioni. E poi del desiderio di stupirsi, della voglia di cercare, frugando tra le pareti di sasso l’una all’altra addossate, arrampicandosi curiosi lungo i vicoli ripidi e ombrosi. Fermandosi più e più volte, a gustare uno scorcio, ad abbracciare una veduta improvvisa, a far nulla, mirando le increspature del lago. Alla chiesa di San Giorgio, insomma, bisogna arrivarci quasi per caso. Ci accoglierà sulla nuda facciata un imponente san Cristoforo, protettore dei viandanti, compagno dei pellegrini. Il tempio ha dimensioni notevoli, scandite in tre gotiche navate che giocano la loro eleganza nell’alternarsi di pietre ferrigne e di candidi intonaci, su cui splendono i dorati riverberi di polittici quattrocenteschi. E qua e là affiorano tracce di policromi affreschi, i volti severi di santi monaci, gli sguardi estatici di vergini martiri. Siamo in diocesi di Milano, eppure da queste parti non si celebra in rito ambrosiano. Eccezione nell’eccezione, Varenna difende ancor oggi una sua remota tradizione, che la lega alla Monza longobarda della regina Teodolinda e quindi alla liturgia romana. Una “indipendenza” ulteriormente ribadita negli anni delle lotte comunali, quando, nel 1169, alcuni esuli dell’Isola Comacina si rifugiarono in questa parte del Lario per scampare ai milanesi invasori, dichiarandosi autonomi da ogni pieve attorno.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi