Redazione

Testo e foto di Luca Frigerio

Avete a disposizione una mongolfiera? No? Peccato. Per vedere, ma soprattutto per capire Urgnano sarebbe stata davvero utile. Dall’alto, infatti, la cittadina bergamasca svela nitidamente quel che a terra si intuisce appena: una pianta regolare, tanto da sembrare studiata a tavolino, racchiusa in una forma circolare, romanticamente simile a un cuore.
Al centro, la piazza principale del paese. E nel centro del centro, l’imponente campanile della chiesa parrocchiale, sorta di obelisco puntato verso il cielo.
Un tempo, insomma, Urgnano era una città-fortezza, stretta in una solida cerchia di mura. Ma oggi le mura non ci sono più, e al posto dei bastioni corrono strade e viali. Resta, invece, la rocca, ben piantata a un margine dell’abitato.
Chiesa e castello si guardano, sbirciandosi per quella via che li collega direttamente in un breve tratto. Un bello scorcio, anch’esso creato ad arte, naturalmente.
A Urgnano si può, forse si deve, vagare con le mani in tasca e lo sguardo curioso. Antichi portoni, piccoli e grandi corti, santelle, tracce di devoti affreschi su muri scrostati… E attorno alla piazza, portici e loggiati in cui il sole disegna arabeschi d’ombre.
L’impressione, al visitatore forestiero, è quella di una decaduta nobiltà, atmosfera comune, in verità, a quella di altri borghi di pianura attorno all’Adda, che furono illustri, e che oggi sopravvivono quietamente. La sua posizione rese Urgnano centro strategicamente ambito e conteso, soprattutto negli anni di scontro tra i signori di Milano e la Serenissima. Sulle sue mura, tutt’altro che inespugnabili, il biscione visconteo s’alternava al Leone di San Marco, a seconda degli esiti delle battaglie o delle manovre diplomatiche. Emblematica la vicenda del Colleoni, che nel 1453 ottenne il borgo in feudo da Francesco Sforza, quale ricompensa dei suoi servigi, traghettandolo poi sotto le insegne di Venezia quando decise di mettersi al soldo del doge. Il Colleoni prese possesso del castello già esistente, e ne fece il suo rifugio in tempo di pace.
Un duplice aspetto che ancor oggi caratterizza la rocca di Urgnano, sospesa tra l’originaria vocazione bellica e la più tarda destinazione a villa di delizie, quasi incerta tra i baluardi possenti e i camerini deliziosamente affrescati, tra le torri merlate e i giardini curati.

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