Redazione

Quando poi i Franchi ebbero la meglio sul popolo di Teodolinda, i conti di Lecco presero possesso del feudo di Almenno, fortificando e ampliando gli insediamenti longobardi nell’area. Non solo. Una nuova chiesa dedicata al Salvatore sorse attorno e sopra l’antica, che ne divenne così la cripta, ambiente di profonda suggestione, ritmato da colonne con preziosi capitelli romani, destinato a custodire venerate reliquie della Vergine e della Santa Croce. Fino al Mille, e poi ancora oltre, la basilica plebana di Almenno era dunque considerata la più insigne, la più importante di tutto quel vasto territorio che si estendeva tra la Val Imagna e la Val Brembana, fin quasi alle sponde del Lario, strettamente legata all’autorità e al prestigio del vescovo di Bergamo. Una chiesa notevole anche nella struttura, impostata su tre navate, con tetto a capriate sostenuto da massicci pilastri a base quadrata: un’architettura di stile preromanico tuttora perfettamente leggibile, che rende questo edificio un unicum in area orobica. Al suo interno, come del resto anche nella cripta, la chiesa di San Salvatore conserva interessanti affreschi di vari periodi: un Cristo Pantocrate, nella volta del presbiterio, risalente alla fine del XII secolo; santi, apostoli e martiri sparsi un po’ ovunque, realizzati da mani diverse tra il Trecento e il Quattrocento. E poi un autentico, straordinario capolavoro: il pulpito in pietra arenaria. Databile attorno al 1130, è opera di bellezza perfetta, esempio sublime della semplicità e della profondità della scultura romanica in terra di Lombardia, con la rappresentazione, in altorilievo, dei simboli dei quattro evangelisti, e un fregio stupefacente, per grazia ed espressività, raffigurante scene di caccia e di lotta fra uomini e bestie, metafora della sfibrante battaglia dell’anima per sfuggire al peccato. Questo pezzo soltanto, c’è da crederci, vale e giustifica il viaggio in quest’angolo della bergamasca. Le guerre tra Milano e Venezia ebbero ripercussioni gravissime anche su Almenno, lasciando ovunque morte e distruzione. La sola chiesa di San Salvatore, nel 1433, fu risparmiata dalla vendetta della Serenissima, ma in quali condizioni di abbandono e povertà essa versasse lo si è ricordato all’inizio. Così come si è detto della sua prodigiosa rinascita, che condusse alla costruzione di un nuovo santuario, decorato dagli artisti più celebri, arricchito dalla pietà di molti, moltissimi. La cripta longobarda, la pieve antica, il santuario rinascimentale: secoli e secoli di storia, arte e fede radunati, addossati quasi, in un unico grande tempio consacrato al nome di Maria. E l’immagine della Vergine è là, nel punto più alto, in cima a un campanile visibile in tutta la vallata, le braccia aperte ad accogliere. La gente di Almenno pare avere imparato la “lezione”: la bellezza e la tenerezza della Madre le vogliono sempre a portata di sguardo.

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