La Maremma, i contadini, i soldati in esplorazione... A Lugano una grande mostra sull'opera grafica di un'artista che ha rinnovato la pittura italiana tra Otto e Novecento. Fino al 30 novembre 2003


Redazione

di Luca Frigerio

«Non è da ridere vedermi medagliare, e d’oro, per incisioni all’acquaforte? Io incisore… Ma chi l’avrebbe mai pensato?».
Forse non sapremo mai quanto genuino sia stato lo stupore che Giovanni Fattori manifesta in una lettera all’amico Fucini alla notizia che l’Esposizione universale di Parigi del 1900 gli ha tributato quell’alta onorificenza.
Quel che è certo è che, dopo il prestigioso riconoscimento parigino, le splendide incisioni di Fattori sono state troppo a lungo trascurate, nonostante le voci che per tutta la prima metà del Ventesimo secolo – da Somarè a Vitali, da De Witt a Bartolini – si erano levate per ricordarne l’importanza e sottolinearne la novità.
Colpa, tuttavia, anche dello stesso artista livornese, che per primo lasciò un po’ in disparte questi suoi lavori di incisore, abbandonandoli «su di un armadio alla polvere e a rovinarsi e a macchiarsi», come scrive ancora in quella lettera di tanta (simulata o autentica) umiltà.

La visita alla mostra in corso al Museo d’Arte Moderna di Lugano, tuttavia, non lascia spazio a dubbi in merito alla qualità dell’opera grafica di Giovanni Fattori.
Quasi duecento incisioni provenienti da importanti istituzioni museali italiane (dall’Accademia Carrara di Bergamo alla Civica raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli”, al Museo civico Giovanni Fattori di Livorno), che foglio dopo foglio illustrano il percorso creativo di uno dei massimi protagonisti del rinnovamento artistico italiano dell’Ottocento.
Tavole, quelle di Fattori, di straordinaria intensità espressiva, dove il tratto – rifuggendo da qualsiasi effetto estetizzante o puramente decorativo – acquista una libertà quasi musicale, e tuttavia fedele al dato realistico, vero, vissuto.
Perché questo è lo sguardo dell’artista livornese: incantato dalla bellezza della natura, emozionato dai paesaggi campestri, e ciò nonostante mai dimentico della fatica, della durezza, delle asperità che quel vivere comporta. «La vita agra», come intitolò infatti Blanciardi il suo celebre romanzo, usando proprio un’espressione “coniata” da Giovanni Fattori.
Alla ricchezza dello stile, così, in Fattori corrisponde la varietà dei temi.
Tutto il mondo contadino della Maremma rivive nelle sue lastre: il contadino con i suoi buoi; i butteri che cavalcano lentamente verso i casolari; i ragazzetti mandati a guardar le greggi; le donne al lavatoio; le bestie da soma, spesso solitarie protagoniste… E poi i soldati e i campi di battaglia, le staffette e i cavalieri…
Soggetti solo apparentemente diversi, in realtà anch’essi parte di quel popolo di figure, spossate ma non vinte, ferite forse ma non disperate, che è il tratto più caratteristico della poetica fattoriana.
Una poetica che il bianco e nero delle acqueforti non fa che rafforzare e impreziosire.

GIOVANNI FATTORI,
L’OPERA INCISA

Fino al 30 novembre 2003

Lugano
Museo d’Arte Moderna
(Riva Caccia, 5)

Da Martedì a Domenica
dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18
(lunedì chiuso)

Ingresso adulti 7 euro
Ingresso studenti e gruppi 5 euro

Informazioni e prenotazioni visite guidate:
tel +41.91.8007214
info@mdam.ch

La vita di Giovanni Fattori

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