In estate ci sono stati i pensionamenti ed è partito il turn over. A settembre i presidi cercavano persino neolaureati per coprire le ultime cattedre rimaste vacanti. Sembrava che tutto filasse liscio: con l'immissione in ruolo di nuovi addetti si era dato un duro colpo al precariato che negli ultimi anni aveva sfiorato il 20 per cento degli addetti. Eppure, tra pochi giorni, gli insegnanti rintracciati a forza di telefonate e telegrammi rischiano di perdere il posto. In questa drammatica situazione non si trovano solo i titolari di supplenze medio-lunghe, ma anche quelli di contratti annuali. E verranno colpiti tutti i docenti indipendentemente dalla materia di insegnamento e dalle ore che già hanno condiviso con gli alunni: italiano, matematica, inglese. Oltre a 500 insegnanti di sostegno non specialisti, che hanno l'incarico di aiutare i ragazzi con difficoltà fisiche o di apprendimento.

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Redazione Diocesi

In estate ci sono stati i pensionamenti ed è partito il turn over. A settembre i presidi cercavano persino neolaureati per coprire le ultime cattedre rimaste vacanti. Sembrava che tutto filasse liscio: con l’immissione in ruolo di nuovi addetti si era dato un duro colpo al precariato che negli ultimi anni aveva sfiorato il 20 per cento degli addetti. Eppure, tra pochi giorni, gli insegnanti rintracciati a forza di telefonate e telegrammi rischiano di perdere il posto. In questa drammatica situazione non si trovano solo i titolari di supplenze medio-lunghe, ma anche quelli di contratti annuali. E verranno colpiti tutti i docenti indipendentemente dalla materia di insegnamento e dalle ore che già hanno condiviso con gli alunni: italiano, matematica, inglese. Oltre a 500 insegnanti di sostegno non specialisti, che hanno l’incarico di aiutare i ragazzi con difficoltà fisiche o di apprendimento.

di Cristina Conti

Anno nuovo vita nuova. Anche per chi, come gli studenti, l’anno è iniziato a settembre. Sono mille i supplenti che devono cambiare scuola o restarsene a casa. Il 2007 doveva essere il momento della svolta, con assunzioni in ruolo e lotta al precariato. Ma non è stato così. A giorni saranno pubblicate le nuove graduatorie di istituto, con i punteggi aggiornati e su questa base verranno ridefiniti gli incarichi. Con buona pace di chi pensava di avere lo stipendio assicurato per tutto l’anno.

In estate ci sono stati i pensionamenti ed è partito il turn over. A settembre i presidi cercavano persino neolaureati per coprire le ultime cattedre rimaste vacanti. Sembrava che tutto filasse liscio: con l’immissione in ruolo di nuovi addetti si era dato un duro colpo al precariato che negli ultimi anni aveva sfiorato il 20 per cento degli addetti. Eppure, tra pochi giorni, gli insegnanti rintracciati a forza di telefonate e telegrammi rischiano di perdere il posto. In questa drammatica situazione non si trovano solo i titolari di supplenze medio-lunghe, ma anche quelli di contratti annuali.

E verranno colpiti tutti i docenti indipendentemente dalla materia di insegnamento e dalle ore che già hanno condiviso con gli alunni: italiano, matematica, inglese. Oltre a 500 insegnanti di sostegno non specialisti, che hanno l’incarico di aiutare i ragazzi con difficoltà fisiche o di apprendimento.

«Nonostante tante promesse è rimasto tutto come prima. Ha senso pubblicare le graduatorie nel mese di dicembre? Non si possono anticipare i tempi? Il problema non riguarda solo chi perde il lavoro, ma anche i ragazzi che hanno appena conosciuto i loro professori e a metà del primo quadrimestre si trovano a cambiare metodo d’insegnamento», si chiede Pippo Frisone della Cgil Scuola.

Le graduatorie, infatti, erano già esaurite a settembre, ma il regolamento prevede che siano aggiornate solo a dicembre. I precari rincarano la dose, sottolineando che da anni chiedono una revisione del sistema.

Il provveditore, Antonio Zenga, però difende il suo operato e spiega che, comunque, una soluzione equa si troverà per quasi tutti. «Il sistema è macchinoso, è vero. Ma in genere i presidi si mettono d’accordo e dove è possibile gli insegnanti rimangono nella scuola in cui hanno cominciato».

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