L’Arcivescovo ha presieduto il Pontificale solenne nella Festa della Dedicazione della Cattedrale. «La vocazione di tutti gli uomini è quella di essere fratelli e sorelle, “Fratelli tutti”, secondo l’Enciclica di Papa Francesco»

di Annamaria Braccini

Dedicazione 2020

«Oggi noi, pietre vive di questa Chiesa, siamo chiamati a ringraziare per la vocazione, a meditare sulla coerenza con quell’eccomi con cui è iniziata la nostra vita, ad avere stima di noi stessi; chiamati a essere casa di preghiera perché senza la relazione con il Padre che ci ha creati, rischiamo di perderci in una solitudine in cui gli altri sono un fastidio e un pericolo, mentre la nostra vocazione è a essere fratelli tutti».

È questo l’auspicio che l’Arcivescovo scandisce dal pulpito maggiore del Duomo, nella Festa liturgica della Dedicazione della Cattedrale. Una consegna che si fa invito a contemplare la meraviglia e la potenza artistica del Duomo – casa di tutti i milanesi, espressione della fede millenaria della Chiesa ambrosiana – da cui trarre un preciso insegnamento.

Così come suggerisce l’arciprete, monsignor Gianantonio Borgonovo, nel suo saluto introduttivo. «Siamo qui con lei, nostro Pastore, per contemplare l’opera di Dio e chiedere che la sapienza dello Spirito guidi la nostra Chiesa in cammino nel tempo», dice, infatti, richiamando la Proposta pastorale 2020-2021. «La ripresa dell’anno ordinario è il tempo proficuo per interrogarci insieme su quali cose essenziali puntare. Vogliamo ringraziare per il cammino sin qui percorso, per i primi 633 anni di vita del nostro glorioso Duomo, a partire dal 16 ottobre 1387 quando Gian Galeazzo Visconti istituì la “Fabbrica”».

Un pensiero è anche per l’opera “Mondo di pane” – un grande globo di 100 Kg realizzato con le forme di pane tipiche delle 20 regioni italiane – che, posta venerdì scorso “Giornata mondiale dell’Alimentazione”, ai piedi dell’altare maggiore vi rimarrà fino al 30 ottobre. Un’iniziativa voluta dall’Associazione dei panificatori milanesi con il presidente Cesare Marinoni.

A tutti i fedeli presenti, con mascherine e distanziamento obbligatori, si rivolge la riflessione dell’Arcivescovo che presiede il Pontificale solenne concelebrato dai Canonici del Capitolo metropolitano, tra cui il primicerio del Duomo, il vescovo monsignor Angelo Mascheroni, festeggiato per i suoi 91 anni e nel XXX di Ordinazione episcopale. Il filo rosso che annoda l’intera riflessione del vescovo Mario è la I lettura, con i famosi giganti dei tempi antichi esperti nella guerra che, nel Libro del profeta Baruc, periscono per la loro stoltezza e che possono essere «un’immagine per interpretare questo tempo e questa situazione».

L’omelia dell’Arcivescovo

«I giganti esperti nella guerra si possono immaginare come il popolo dei presuntuosi, orientati a conquistare il mondo con la violenza. Hanno messo le mani sulle risorse ambientali con avidità, hanno abitato la terra senza rispetto, incuranti dei danni che provocavano. Quello che doveva essere un giardino è diventato un groviglio di rovi, un ambiente pericoloso. I giganti esperti nella guerra sperimentano l’impotenza e la fragilità che umilia la presunzione umana di controllare e dominare tutto e di piegare ogni cosa al proprio vantaggio, al proprio desiderio, al proprio benessere: ci rendiamo conto di essere esposti a molte minacce con aggressioni imprevedibili che la scienza non riesce a contrastare».

Evidente il riferimento a ciò che sta accadendo. «La convivenza delle persone e le dinamiche sociali sono orientate a produrre dispersione e isolamento. Quello che dovrebbe dare gioia e festeggiare l’incontro risulta essere pericoloso; quello che si denunciava come isolamento e chiusura in se stessi può essere raccomandato come forma di saggia attenzione per la salute degli altri. Ecco, il tempo dominato dai giganti esperti nella guerra sembra sull’orlo di frantumarsi in mille frammenti che si accumulano senza un disegno».

Qui può risuonare la profezia di Baruc, «che suggerisce una visione diversa del mondo e si fa voce di una sapienza che i famosi giganti dei tempi antichi non hanno potuto conoscere», ma alla quale noi possiamo rispondere con il nostro “Eccomi”.

«La celebrazione della Festa della Dedicazione della Cattedrale, il nostro meraviglioso Duomo, è l’occasione per contemplarne la bellezza, ma insieme per rinnovare quella sapienza che viene dall’alto, quel modo di interpretare l’universo secondo il Creatore».

«In questo mondo frantumato e rovinato, in questo convivere complicato e disperso, si annuncia quindi una possibilità di salvezza, un’offerta di comunione, un’occasione per edificare la dimora rassicurante per i figli degli uomini».

Una vocazione che è, in radice, una scelta di libertà. «La vocazione di tutti gli uomini è quella di essere fratelli e sorelle, “Fratelli tutti”, secondo l’Enciclica di Papa Francesco. Non per costrizione della carne e del sangue, ma per risposta alla vocazione con cui siamo chiamati. La vocazione alla fraternità universale chiama a riconoscersi in una relazione voluta con i sentimenti della compassione e della tenerezza, della solidarietà, del perdono. La vocazione di ciascuno è quella di onorare la propria dignità, di essere tutti insieme casa di preghiera».

Una casa splendida come il Duomo, la cui Dedicazione – ogni terza domenica di ottobre da secoli e secoli – diviene un momento privilegiato di riflessione.

«La Festa della Cattedrale è occasione per noi milanesi per sentirci fieri di un’opera così straordinaria e per sentirci a casa nostra in questo Duomo, in questa Chiesa, in questa terra. Però, soprattutto quest’anno, è l’occasione per ricordare il rimedio possibile al rischio di sentire l’impotenza di fronte a un’armonia cosmica che risulta compromessa e a una convivenza umana che si frantuma come se la salvezza fosse nell’isolamento. La sapienza di colui che sa tutto rivela invece che la nostra vita è vocazione alla fraternità e che l’armonia del mondo è risposta alla vocazione che Dio ha scritto nelle cose a essere casa per l’uomo, giardino accogliente dove è desiderabile vivere insieme». Infine, al termine della Celebrazione arriva, dal vescovo Mario, il ringraziamento per i Canonici che fanno del Duomo «un luogo di preghiera, casa della misericordia di Dio», per il Servizio liturgico della “Comunità San Galdino” e per il Servizio d’ordine e accoglienza “Santa Marta”, per la Cappella musicale del Duomo, per tutti i dipendenti della “Fabbrica” e per i 4 Diaconi permanenti che proprio nella Festa della Dedicazione di 30 anni fa furono ordinati dal cardinale Martini, come primo gruppo di Diaconi della nostra Diocesi.

Non manca la sottolineatura del significato simbolico dell’opera “Mondo di pane” e del gesto della consegna di un panino a ognuno dei fedeli a conclusione della Messa. «Un segno di augurio perché in tutto il pianeta ci sia pane, un’alimentazione degna. Ringrazio i panificatori che confermano la loro attitudine a unire la professionalità con la generosità».

Un accenno è anche il Consiglio di Amministrazione della Fabbrica del Duomo, rinnovato il 2 ottobre scorso – come aveva ricordato, nella sua introduzione, monsignor Borgonovo indicando la conferma da parte del ministro dell’interno, Luciana Lamorgese, per il secondo mandato dei membri (Maria Giovanna Mazzocchi sostituisce lo scomparso Giorgio Squinzi).

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