Nel giorno della memoria liturgica del Papa Santo, una mattinata di approfondimento promossa dal Capitolo dei Canonici del Duomo nella chiesa di San Gottardo in Corte

di monsignor Marco NAVONI

MONTINI - Operai e Maestranze Cropped

Nel calendario liturgico ambrosiano la memoria di San Paolo VI è fissata al 30 maggio, anniversario del giorno in cui don Giovanni Battista Montini celebrò la sua prima Messa. Senonché quest’anno il 30 maggio coincide con la solennità dell’Ascensione del Signore al cielo, festa che la Chiesa di Milano commemora il quarantesimo giorno dopo la Domenica di Risurrezione.

Ma perché il ricordo di Giovanni Battista Montini, papa Paolo VI, non passasse totalmente ignorato – soprattutto in questo primo anno dopo la sua canonizzazione, avvenuta in piazza San Pietro il 14 ottobre 2018 sotto la presidenza di papa Francesco -, il Capitolo dei Canonici del Duomo ha deciso, molto opportunamente, di commemorare colui che per quasi otto anni fu Arcivescovo di Milano prima di salire sul soglio di Pietro, con un convegno che si terrà nella chiesa di San Gottardo in Corte appunto giovedì 30 maggio, durante l’intera mattinata a partire dalle 9.

Un convegno che vorrebbe mettere a fuoco soprattutto alcuni aspetti della pastorale di Giovanni Battista Montini e della sua sensibilità spirituale negli anni del suo “breve”, ma fecondo episcopato milanese. Un periodo – durato dal gennaio 1955, quando nel giorno dell’Epifania fece il suo Ingresso in città come nuovo Arcivescovo, fino al giugno 1963, quando venne eletto Papa – troppo spesso presentato semplicisticamente come una specie di “apprendistato” in funzione del suo successivo periodo di Vescovo di Roma, quasi fosse una “parentesi” su cui i sedici anni di pontificato avrebbero gettato per così dire un “cono d’ombra”. E invece, i numerosi studi che in questi ultimi anni si sono succeduti sulla figura di Giovanni Battista Montini – Paolo VI hanno giustamente rivalutato gli anni dell’episcopato ambrosiano, perché caratterizzati da una loro propria originalità, con la maturazione di intuizioni che avrebbero dato pienamente frutto durante il pontificato romano. Come a dire che molti aspetti della poliedrica personalità di Paolo VI si possono comprendere appieno solo a partire dalla ricca personalità dell’arcivescovo Montini.

Quello del 30 maggio non sarà ovviamente un convegno con la pretesa di proporre nuove linee di ricerca sull’episcopato milanese di Montini; tuttavia è stato programmato con l’intenzione di mettere a fuoco alcuni aspetti singolari di tale episcopato, anche con qualche sottolineatura inedita o poco frequentata negli studi che fin qui si sono succeduti su Montini arcivescovo.

A giudizio di tutti gli studiosi in materia, l’iniziativa pastorale fondamentale che ha segnato l’episcopato ambrosiano di Montini fu la grandiosa Missione alla città di Milano del novembre 1957: essa nacque dalla percezione chiara da parte dell’Arcivescovo di un mutamento radicale nella società milanese segnata dalle novità dell’industrializzazione crescente, della diffusione del benessere e dei consumi, dell’immigrazione e dell’inurbamento con l’allargarsi delle periferie. Tutti fenomeni che avrebbero avuto una profonda ricaduta anche dal punto di vista religioso. Di qui la decisione di Montini di sperimentare vie nuove nell’evangelizzazione di un mondo che si stava progressivamente secolarizzando. Questo delicato argomento verrà affrontato dalla dottoressa Giselda Adornato, senz’altro la più acuta studiosa di Montini – Paolo VI, sul quale può vantare una bibliografia impressionante per completezza e profondità.

Chi scrive tenterà poi di mettere in luce il rapporto di Montini con la sua Cattedrale, cioè con il Duomo di Milano, sia dal punto di vista simbolico, sia dal punto di vista spirituale. La Cattedrale, infatti, come chiesa del Vescovo e cuore della Diocesi, acquista un valore paradigmatico in riferimento alla strategia pastorale che il Vescovo stesso vuole imprimere al suo Ministero. E l’arcivescovo Montini di ciò ebbe acuta percezione e, coerentemente, su questi aspetti ci ha lasciato riflessioni di notevole spessore.

Monsignor Marco Ballarini, prefetto della Biblioteca Ambrosiana oltre che canonico del Duomo, indagherà i rapporti di Montini arcivescovo con il mondo della letteratura: sia con gli autori cosiddetti “classici” che la tradizione ha già consegnato alla storia, sia con i letterati che di Montini erano contemporanei. Una prospettiva forse poco esplorata, ma che senz’altro si rivelerà feconda per mettere in piena luce l’attenzione che l’Arcivescovo ebbe per il mondo della cultura.

Dalla cultura all’arte. Il professor Paolo Sacchini, direttore del Museo di Concesio Collezione Paolo VI. Arte contemporanea, terrà un intervento sull’attenzione che l’arcivescovo Montini ebbe per il mondo degli artisti: in effetti fu proprio durante l’episcopato milanese che Montini maturò un interesse tutt’altro che superficiale verso l’arte (e in modo particolare l’arte contemporanea), interesse che si espliciterà poi in maniera piena e singolare durante gli anni del suo pontificato.

Infine il professor Edoardo Bressan, dell’Università degli Studi di Macerata, metterà a fuoco quella che può essere definita la “carità sociale” di Giovanni Battista Montini, in un contesto che vedeva rapide trasformazioni sociali con il sorgere di nuove esigenze in ambito di assistenza anche da parte dell’istituzione ecclesiale.

Un convegno dunque che, pur nei limiti di poche relazioni, si preannuncia di un certo interesse per la riscoperta di un Arcivescovo di Milano divenuto Papa e ora venerato come Santo dalla Chiesa universale.

Introduce e coordina Alfredo Sessa.
Ingresso libero con prenotazione: tel. 02.877048; cattedrale@duomomilano.it

 

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