La solennità, una delle più significative per la sua origine millenaria, sarà celebrata nel Pontificale presieduto in Cattedrale alle 11 dall’arcivescovo Delpini (diretta tv e web, omelia in differita alla radio). L'Arciprete monsignor Gianantonio Borgonovo ne illustra il significato

di Annamaria BRACCINI

Milano Piazza  Duomo e Galleria Vittorio Emanuele

Domenica 15 ottobre, terza del mese, è, come avviene da secoli, la solennità della Dedicazione del Duomo, Chiesa madre di tutti i fedeli ambrosiani. Verrà celebrata in Cattedrale, alle 11, nel Pontificale presieduto dall’Arcivescovo monsignor Mario Delpini (diretta su Chiesa Tv – canale 195 e www.chiesadimilano.it, omelia in differita su Radio Mater alle 20.30).

Una ricorrenza liturgica importante che fa memoria della storia della Cattedrale come luogo di fede, di cultura e di arte, ma soprattutto come “cuore” pulsante della fede in terra ambrosiana. Basti pensare che, con l’ordinamento del nuovo Lezionario, proprio da questa solennità si dipartono le settimane dette “dopo la Dedicazione”, terza parte del Tempo dopo Pentecoste. «Anzitutto occorre sottolineare il legame che esiste con l’antica tradizione apostolica di Antiochia di Siria – spiega monsignor Gianantonio Borgonovo, arciprete del Duomo e biblista di fama internazionale -. Non solo per la leggendaria figura dell’apostolo Barnaba, considerato tradizionalmente il primo vescovo di Milano, ma per i nomi che attestano i passi iniziali compiuti con vescovi orientali, quali Anatalo, Caio, Calimero, Monas o Mirocle tra il III e il IV secolo».

Perché la Dedicazione del Duomo è collocata proprio la terza domenica di ottobre?
In questa data, attraversando un arco temporale di oltre 1500 anni, si sono collegate le memorie di tante vicende che hanno avuto come fulcro la Cattedrale. C’è il ricordo della Dedicazione della Ecclesia Maior, devastata dagli Unni nel 453 e riconsacrata solennemente dal metropolita Eusebio, anch’egli di origine orientale, con altri vescovi, in particolare Massimo II di Torino, il quale ebbe l’onore di tenere il sermone che ci è giunto. Inoltre, nella III di ottobre dell’836, prima ancora dell’esistenza del Duomo in quanto tale, si svolse la consacrazione dell’edificio di Santa Maria, la Theotokos (“La madre di Dio”), chiamata così con la denominazione che ci è nota dopo l’XI secolo. Poi, nella terza domenica del mese di ottobre del 1418, papa Martino V, proveniente dal Concilio di Costanza, consacrò l’altare maggiore.

Con la seconda metà del ’500 si arriva all’episcopato carolino…
Sì. Il 20 ottobre 1577 San Carlo Borromeo presiede la Dedicazione dell’attuale Duomo istituendone la solennità alla terza domenica di ottobre. Infine, nel 1986, ad opera dell’arcivescovo Carlo Maria Martini e naturalmente nella III domenica di ottobre, si ebbe la consacrazione del nuovo altare, realizzato a seguito dei lavori di adattamento del presbiterio resisi necessari per l’applicazione delle norme conciliari.

Il 2017 segna anche un anniversario rilevante per il Duomo…
Certamente. Infatti, proprio il giorno dopo la festa della Dedicazione, ossia il 16 ottobre, ricorrono i 630 anni della costituzione della Veneranda Fabbrica e, quindi, dell’esistenza stessa del Duomo. Quella che intendiamo ricordare è una storia complessiva e gloriosa che ci fa risalire fino alle fonti della nostra Chiesa. Non è, dunque, la memoria solo di un monumento che celebriamo, ma anche di quelle pietre vive che siamo tutti noi come testimoni della tradizione ecclesiale ambrosiana.

Qual è il momento più significativo della liturgia della Dedicazione?
Non c’è un gesto particolare, ma è importante la scelta accurata della Parola di Dio che accompagna la celebrazione e che cerca di riattualizzare la vitalità della Chiesa all’interno della vicenda del Duomo. Basti pensare alla pagina del Vangelo di Matteo al capitolo 21, che verrà proclamata, con l’episodio della cacciata dei mercanti dal tempio.

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