{"id":1766,"date":"2011-06-17T16:41:00","date_gmt":"2011-06-17T14:41:00","guid":{"rendered":"http:\/\/production-cdm.glauco.it\/ufficioperlecomunicazionisociali\/senza-categoria\/i-bambini-e-i-media-il-delicato-rapporto-media-minori-1766.html\/"},"modified":"2011-06-17T16:41:00","modified_gmt":"2011-06-17T14:41:00","slug":"i-bambini-e-i-media-il-delicato-rapporto-media-minori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/ufficioperlecomunicazionisociali\/news-per-home\/i-bambini-e-i-media-il-delicato-rapporto-media-minori-1766.html","title":{"rendered":"I bambini e i media. Il delicato rapporto Media-Minori"},"content":{"rendered":"<p>\tIl patrono dei giornalisti e degli scrittori, San Francesco di Sales, \u00e8 stato ricordato quest\u2019anno a Milano con un convegno il 20 gennaio dedicato a un tema di grande attualit\u00e0 e delicatezza: il rapporto dei bambini e dei giovani con i mezzi di comunicazione.<br \/>\tQuestione importante perch\u00e9 rappresenta uno dei percorsi educativi, coinvolge i genitori e gli educatori, perch\u00e9 chiama in causa anche gli ideatori dei programmi, i realizzatori. In una parola i comunicatori, fra i quali mettiamo, naturalmente, anche i giornalisti.<br \/>\tQuesto tema, cio\u00e8 il rapporto media-bambini, \u00e8 stato scelto anche dal Papa che ha voluto dedicare la prossima (41.ma) Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (in programma per il prossimo maggio) a questo complesso rapporto.<br \/>\tCominciamo, come si fa in questi casi, con qualche dato, per meglio conoscere il fenomeno in esame. Quando diciamo media e ragazzi ci riferiamo a una popolazione compresa fra i 4 e i 14 anni. I tre media preferiti sono la televisione, i videogame e il computer cio\u00e8 internet. Una recente indagine ha rilevato che il 55% dei ragazzi intervistati, di et\u00e0 compresa fra i 7 e gli 11 anni, usa abitualmente il telefono cellulare e il 14% lo usa per mandare e ricevere sms.<br \/>\tCi sono ancora due dati che meritano di essere considerati: i ragazzi dedicano 15 mila ore alla televisione e 11 mila ore allo studio. Quattro milioni di ragazzi fra i 3 e i 10 anni guardano la tv in media 2 ore e 40 minuti al giorno.<br \/>\tQuali sono i motivi di un rapporto cos\u00ec stretto con la televisione? Lo dicono gli stessi giovani intervistati: anzitutto capire il mondo, confrontare i diversi modelli di societ\u00e0. Con il passare degli anni, per\u00f2, l\u2019interesse per la tv diminuisce a favore di altri mezzi. Qualche altro giudizio: i telegiornali sono difficili da capire, spesso provocano paure e di fronte a episodi di violenza molti giovani cambiano canale oppure chiudono gli occhi per non vedere le scene. Pochissimi chiedono spiegazioni sui fatti che vedono in tv.<br \/>\tCome si vede da queste prime considerazioni c\u2019\u00e8 molto da fare. Probabilmente hanno scarsa conseguenza anche le molte norme deontologiche contenute in vari decaloghi approvati in questi anni a tutela dei minori. Qualche timido passo \u00e8 stato fatto, ma il lavoro da fare \u00e8 ancora moltissimo.<br \/>\tCon sfumature diverse ma con conclusioni coincidenti lo hanno ricordato al convegno i relatori che si sono succeduti: Marco Deriu (direttore de <i>Il Resegone <\/i>e docente alla Cattolica); Maria Luisa Sangiorgio, presidente del Comitato regionale delle comunicazioni della Lombardia; Rossana Sisti (<i>Popotus-Avvenire<\/i>); Antonio Tarzia (<i>Il Giornalino e Gbaby<\/i>); Roberta de Cicco (<i>GT Ragazzi,<\/i> Raitre) e Cristiana Nobili (<i>Disney Channel<\/i>).<br \/>\tPer consolarci diciamo spesso: \u00abForse l\u2019isola dei pi\u00f9 piccini \u00e8 la pi\u00f9 felice. Qui ci si pu\u00f2 accontentare di buoni cartoni animati\u00bb. Invece non sarei cos\u00ec sicuro. Un esempio: dicono i pubblicitari che il bambino consumatore non rende molto e i costi di una produzione fatta in casa non sono coperti. Quindi si va all\u2019estero, in particolare in Giappone e negli Stati Uniti e si compra di tutto, spesso a scapito della qualit\u00e0 e dei modelli di vita che si presentano o propongono. In altri casi le televisioni occupano gli spazi riservati ai bambini e ai ragazzi con programmi per adulti. Cos\u00ec la frittata \u00e8 fatta.<br \/>\tPer\u00f2 non tutto \u00e8 negativo, da buttare. Esistono anche programmi di buona qualit\u00e0, educativi, utili all\u2019et\u00e0 evolutiva. Certamente. Diciamo che, soprattutto nei Paesi europei si sta sviluppando una vera e propria scuola per l\u2019ideazione e realizzazione di programmi per ragazzi (qualche esempio ci \u00e8 stato presentato da Filippo Magni). Le televisioni pubbliche, ad esempio, producono fiction e reality con bambini e ragazzi protagonisti, quindi fatti su misura, con linguaggi adatti. In Europa, Italia compresa ma Francia esclusa, si producono 14 telegiornali per ragazzi ogni giorno. Che significa selezionare le notizie, adeguare il linguaggio, controllare con severit\u00e0 le immagini, dare a ogni avvenimento una chiave di interpretazione.<br \/>\tSi capisce, quindi, perch\u00e9 \u00e8 fondamentale il ruolo degli adulti ma soprattutto dei comunicatori. Una riflessione che ha sviluppato il cardinale Tettamanzi e che presentiamo a parte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il patrono dei giornalisti e degli scrittori, San Francesco di Sales, \u00e8 stato ricordato quest\u2019anno a Milano con un convegno il 20 gennaio dedicato a un tema di grande attualit\u00e0 e delicatezza: il rapporto dei bambini e dei giovani con i mezzi di comunicazione. 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