{"id":1740,"date":"2011-06-20T10:00:00","date_gmt":"2011-06-20T08:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/production-cdm.glauco.it\/ufficioperlecomunicazionisociali\/senza-categoria\/gli-investimenti-nella-tv-per-i-bambini-1740.html\/"},"modified":"2011-06-20T10:00:00","modified_gmt":"2011-06-20T08:00:00","slug":"gli-investimenti-nella-tv-per-i-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/ufficioperlecomunicazionisociali\/news-per-home\/gli-investimenti-nella-tv-per-i-bambini-1740.html","title":{"rendered":"Gli investimenti nella tv per i bambini"},"content":{"rendered":"<p>\tInvestire nella tv per bambini, da un punto di vista strettamente economico, non conviene. I responsabili delle maggiori emittenti europee lamentano il fatto che sia molto difficile vendere gli spazi pubblicitari all\u2019interno delle trasmissioni per ragazzi, anche per quanto riguarda quelle di maggior successo. I giovanissimi, infatti, sembrano essere un pubblico poco appetibile per le grandi industrie e il motivo \u00e8 presto spiegato: in famiglia sono i genitori, e non i ragazzi, a scegliere cosa acquistare.<\/p>\n<p>\tSe dunque \u00e8 vero che le reti televisive hanno interesse a rendere lo spettatore affezionato a un\u2019emittente piuttosto che a un\u2019altra fin da piccolo, ci\u00f2 \u00e8 legato ad un\u2019ottica commerciale proiettata verso il futuro, quando il bimbo diventer\u00e0 un adolescente o un adulto con la possibilit\u00e0 di gestire le proprie finanze. In ottica commerciale, per dirla in parole povere, un telespettatore in et\u00e0 da scuola elementare \u201crende\u201d poco alle reti tv, che quindi sono meno stimolate ad investire grandi somme per programmazioni dedicate all\u2019infanzia.<\/p>\n<p>\tLa povert\u00e0 degli investimenti sembra dunque essere il grande problema della tv per bambini in Europa, con alcuni casi maggiormente preoccupanti quali per esempio la situazione dei broadcaster inglesi: la legge \u201canti-obesit\u00e0\u201d approvata lo scorso anno dal governo Blair ha vietato la pubblicit\u00e0 delle merendine, che rappresentavano uno dei maggiori introiti negli spazi promozionali delle trasmissioni per i giovanissimi, costringendo di fatto alla chiusura diversi programmi che proprio su quelle pubblicit\u00e0 basavano la propria sussistenza.<\/p>\n<p>\tTale scarsit\u00e0 di fondi ha portato, come \u00e8 facile intuire, a un impoverimento dell\u2019offerta per i ragazzi: sono sempre meno le reti che producono programmi da s\u00e9 e sempre pi\u00f9 quelle che acquistano pacchetti preconfezionati all\u2019estero (per lo pi\u00f9 negli Stati Uniti), con la conseguenza di proporre ai bambini modelli culturali e sociali che non appartengono alla realt\u00e0 dello Stato in cui vengono proiettati e che dunque i ragazzi sentono lontani.<\/p>\n<p>\tIl fattore economico limita anche molto la sperimentazione, \u00e8 raro che si tenti di inventare qualcosa di nuovo, ma si tende sempre pi\u00f9 a copiare modelli d\u2019oltreoceano o a riproporre format vecchi e poco allettanti per i ragazzi di oggi, con la conseguenza che i bimbi preferiscono vedere la tv in prima serata con i genitori piuttosto che nelle ore del pomeriggio, quella \u201cfascia protetta\u201d che tradizionalmente dovrebbe essere riservata ai piccoli. Qualche tentativo di innovazione \u00e8 presente in Europa (come i due casi esaminati in seguito), ma spesso tali programmi sembrano guidati dalle leggi del (poco) mercato piuttosto che da un progetto educativo e formativo che stia alla base della trasmissione.<\/p>\n<p>\tPare dunque evidente che la leva economica offerta dal mercato non \u00e8 sufficiente per stimolare le emittenti a puntare sulla programmazione di qualit\u00e0 per i ragazzi e dunque la proposta che maggiormente \u00e8 diffusa \u00e8 che siano i Governi a spingere le reti tv a una programmazione a misura di bambino, offrendo loro dei vantaggi economici quando il piccolo schermo, oltre che intrattenere, svolge anche il compito di formare i ragazzi.<\/p>\n<p>\t<b>I media e i bambini: Il nuovo che avanza<\/b><\/p>\n<p>\tI casi presi in esame e proposti alla visione sono stati proiettati in occasione dell\u2019evento \u201cRagazzi che tiv\u00f9\u201d, forum internazionale sulla televisione di qualit\u00e0 promosso dal Corecom Lombardia lo scorso mese di dicembre.<\/p>\n<p>\tLa presentazione consiste nella proiezione dei due programmi, nella sottolineatura di alcune loro caratteristiche comuni e di altre peculiari e infine nell\u2019esposizione delle motivazioni che hanno spinto i responsabili delle emittenti a produrre tali trasmissioni.<\/p>\n<p>\t<b> Deksels (fetta di torta) rete kro, Paesi Bassi<br \/>\tProiezione filmato, (2\u201948\u201d)<\/b><br \/>\tLa trasmissione \u00e8 semplicissima: due bambini di 4 e 5 anni si cimentano in cucina nella preparazione dei loro alimenti preferiti. Nello spezzone proposto, due fratelli \u201ccucinano\u201d il burro di arachidi. La scena \u00e8 molto familiare, non ci sono scenografie e la cucina potrebbe essere quella di qualunque casa europea. Ci\u00f2 che maggiormente spicca \u00e8 la totale assenza, in scena, degli adulti: i due bimbi si danno da fare nell\u2019apertura (con forbici affilate) del sacchetto di arachidi, le sbucciano, le frullano, versano il composto in barattoli e preparano un tramezzino da soli, senza interventi esterni. I due piccoli cuochi, nei pochi minuti in cui sono ripresi, sono liberi di comportarsi come preferiscono senza che nessuno, apparentemente, dica loro cosa fare.<\/p>\n<p>\tIl perch\u00e9 dell\u2019assenza degli adulti \u00e8 ben illustrato da Jan Willem Bult, direttore creativo della sezione giovani di Kro, rete pubblica olandese: \u00abPer tutto il giorno i ragazzini sentono un genitore, un maestro, un parente, un adulto che cerca di insegnargli qualcosa. Noi di Kro abbiamo cercato di fare in modo che fossero i ragazzi stessi a insegnare ai coetanei e in qualche modo anche agli adulti. Quando un bambino parla a un bambino della sua stessa et\u00e0, la comunicazione \u00e8 pi\u00f9 efficace e l\u2019insegnamento pi\u00f9 diretto\u00bb.<\/p>\n<p>\t<b>Scary sllepover (notte da brivido) rete citv, Regno Unito<br \/>\tProiezione filmato (7\u201948\u201d)<\/b><br \/>\tTre bambini di 8, 9 e 10 anni chiusi per tutta la notte da soli in una casa degli orrori popolata da fantasmi, scricchiolii sinistri, ragnatele e tutto quanto pu\u00f2 terrorizzare un bambino.<\/p>\n<p>\tSe resistono fino al mattino senza scappare, vincono un premio; se anche uno solo, impaurito, chiede di uscire premendo il tasto rosso dell\u2019emergenza, perdono tutti e tre. \u00c8 Scary sleepover, un programma tv per bambini ideato e prodotto dalla rete commerciale inglese Itv e che ha ottenuto in tutto il Regno Unito un enorme successo, accompagnato da cori di critiche data la natura della trasmissione.<\/p>\n<p>\tSi tratta del reality game e anche qui spicca l\u2019assenza degli adulti: i ragazzini (che non si conoscono tra loro) sono lasciati soli, si fanno forza l\u2019un l\u2019altro nei momenti di maggior tensione e sono uniti dall\u2019obiettivo di resistere fino alla mattina senza farsi vincere dalla paura. Una sorta di \u201cGrande fratello\u201d del terrore, dove non mancano pianti, delusioni, gioie, momenti di allegria e di sconforto, tutto davanti all\u2019occhio della telecamera. Emergono i caratteri pi\u00f9 coraggiosi, che si propongono come leader del gruppetto, e i meno pronti a un\u2019esperienza del genere, pietrificati dalla paura e dal desiderio che il tempo passi il pi\u00f9 in fretta possibile.<\/p>\n<p>\tUn gioco divertente secondo alcuni critici, emozioni forti in vetrina per altri; Anne Brogan, tra gli ideatori del programma, non ha dubbi: \u00ab I protagonisti del gioco non sono mai in pericolo n\u00e9 fisico n\u00e9 psicologico: in Inghilterra molte associazioni hanno criticato Scary sleepover, ma figli e genitori hanno espresso solo apprezzamenti per lo show.<\/p>\n<p>\tLe indagini di mercato dimostrano che ai bambini piacciono tre cose in tv: i reality show, essere spaventati e vincere premi. Noi di Itv abbiamo fuso questi elementi e abbiamo creato il programma, dando ai concorrenti 2 sole regole: necessario il gioco di squadra ed evitare le parolacce. Perch\u00e9 i bambini vogliono provare paura? Perch\u00e9 vogliono spingersi molto pi\u00f9 in l\u00e0 di quanto pensiamo, vivere situazioni difficili per convincersi che anche in futuro, nella realt\u00e0, sapranno affrontare momenti altrettanto duri\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Investire nella tv per bambini, da un punto di vista strettamente economico, non conviene. I responsabili delle maggiori emittenti europee lamentano il fatto che sia molto difficile vendere gli spazi pubblicitari all\u2019interno delle trasmissioni per ragazzi, anche per quanto riguarda quelle di maggior successo. 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