Per un aggiornamento teologico e culturale

libreria

ROMANO PENNA, La formazione del Nuovo Testamento nelle sue tre dimensioni,
San Paolo, 2011, (pp. 140)
Che cosa si intende per “Nuovo Testamento”? A che cosa rimanda questa espressione? Alla Nuova Alleanza che Dio ha sancito con l’umanità in Cristo Gesù? Oppure al complesso letterario dei ventisei scritti qualificati appunto come “neotestamentari? Oppure, ancora, alla definizione che di questi scritti ha dato la comunità cristiana, riconoscendoli come “canonici”? In verità, occorre pensare a queste tre cose insieme. Non è infatti possibile parlare di Nuovo Testamento prescindendo da una di esse. E tuttavia sarà importante capire in quale rapporto ciascuna di queste tre dimensioni si pone rispetto alle altre due, in una visione complessiva e coerente, appunto, del Nuovo Testamento. È questo il suggestivo argomento che Romano Penna, ordinario di Nuovo Testamento presso la Pontificia Università Lateranense, affronta nelle pagine di questo libro.

A. SCOLA, Uomo-donna. Il caso serio dell’amore,
Marietti 1820, Genova-Milano, 2002 (pp. 118)
Un testo del nostro Arcivescovo che pone a tema la relazione uomo-donna in una prospettiva filosofico-teologica. Leggiamo nella premessa dell’autore: “Differenza sessuale, dono di sé e fecondità: il percorso dell’amore passa obbligatoriamente di qui. Imboccare un’altra strada significa precludersi l’esperienza della felicità. La Chiesa non si stanca di proclamare l’indissolubile unità di questi tre fattori costitutivi di quello che impareremo a riconoscere come il mistero nuziale. Non teme di apparire controcorrente pur di svelare la bellezza di come stanno le cose, perché il Creatore fin dall’origine le ha volute così. Mostrare la totale convenienza del mistero con le esigenze più profonde del cuore dell’uomo è la scommessa di questo libro”. 

R. BRAGUE, Il futuro dell’Occidente. Nel modello romano la salvezza dell’Europa, 
Rusconi, Milano, 1998 (pp. 207)
Nato nel 1947, R. Brauge, che si definisce “francese, cattolico, filosofo di formazione, universitario di mestiere”, è professore di filosofia araba all’università di Parigi. “In questo libro – dice lui stesso nella postfazione – ho cercato di interrogarmi sull’essenza dell’Europa, su ciò che essa è nella sostanza”. La suggestiva tesi che egli qui propone è da lui espressa così: “Il compito culturale che attende l’Europa di oggi potrebbe consistere nel ridiventare romana, nel riappropriarsi delle origine antiche”. Romanità significa per il nostro autore “secondarietà” rispetto alla grecità e all’ebraicità, nel senso che ciò che è romano, rivisitato e innervato dal cristianesimo, è culturalmente successivo a ciò che è greco ed ebraico. Ma da questa secondarietà, capace di ricevere e trasmettere, deriva – sono sempre parole di B. Brague – “una identità nobile, cosciente del suo valore, rispetto ad una barbarie da contrastare, ma anche della sua indegnità, rispetto a ciò di cui non è che la messaggera e la serva”.

COMITATO PER IL PROGETTO CULTURALE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA (A CURA DI), Il cambiamento demografico,
Editori Laterza, Bari, 2001 2011 
A due anni di distanza da La sfida educativa, il Comitato per il progetto culturale della CEI pubblica un secondo Rapporto-proposta, dedicato alla demografia in Italia. Da un lato vengono presi in attento esame la diminuzione delle nascite e i mutamenti delle strutture familiari, la sconfitta della mortalità precoce e l’invecchiamento della popolazione, le conseguenze demografiche dell’aborto, il ritardo nel passaggio all’età adulta, la disoccupazione giovanile, le difficoltà delle giovani famiglie e di quelle numerose; dall’altro si affronta il tema del rapido aumento dell’immigrazione, con la sua incidenza ma anche con i suoi limiti nel contrastare il declino demografico dell’Italia. Un quadro che merita di essere conosciuto per avere la lucida consapevolezza di una grande sfida con cui il nostro paese deve misurarsi.

H. DE LUBAC, Meditazioni sulla Chiesa,
Jaca Book, 22011, pp. 336
Un testo intramontabile scritto da uno dei più grandi teologi del secolo scorso, che ha aperto la strada, non senza sofferenze, a quella visione della Chiesa che il Concilio Vaticano II ha poi assunto. Scrive Luigi Sartori nell’introduzione: “Impossibile rileggere quest’opera senza fare riferimento al Vaticano II: essa sale dal versante che precede quella vetta eppure sembra discendere dal versante che la segue; lo ha preparato, eppure sembra costituirne un commento. La novità più rilevante per i tempi in cui H. De Lubac scrive viene dal metodo teologico, di cui egli si faceva esempio e rappresentante. Si tratta di un ritorno alla ricchezza dello stile dei Padri della Chiesa e dei grandi spirituali di ogni tempo … Un altro significato del metodo consiste nella finalità essenzialmente contemplativa e mistica che lo determinava in profondità”. È in questa prospettiva che H. de Lubac parla della Chiesa, presentandola essenzialmente come mistero e illustrando, sulla base di una impressionante conoscenza della Tradizione, il senso che a questa parola va attribuito. Una lettura impegnativa ma straordinariamente arricchente.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi