{"id":4909,"date":"2025-12-11T10:25:35","date_gmt":"2025-12-11T09:25:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/servizioperlapastoralesocialeedellavoro\/?p=4909"},"modified":"2026-01-14T09:15:02","modified_gmt":"2026-01-14T08:15:02","slug":"quale-economia-come-via-di-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/servizioperlapastoralesocialeedellavoro\/news\/quale-economia-come-via-di-pace-4909.html","title":{"rendered":"Quale economia come via di pace?"},"content":{"rendered":"<p>Gennaio \u00e8 tradizionalmente il mese in cui la Chiesa invita a riflettere sulla pace come vocazione dell\u2019umanit\u00e0 e responsabilit\u00e0 quotidiana. In questo orizzonte si colloca il messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Mondiale della Pace 2026: un appello a considerare la pace non come un traguardo lontano, ma come un cammino presente, concreto, quotidiano. Una pace \u201cdisarmata e disarmante\u201d, capace di liberare dalla paura e dalle logiche del conflitto, aprendo alla fiducia, all\u2019empatia e alla speranza.<\/p>\n<p>\u00c8 in questa prospettiva che il Servizio per la Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Milano promuove l\u2019incontro del 16 gennaio presso l\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, intitolato <em>\u201cQuale economia come via di pace?<\/em> un\u2019occasione di approfondimento e dialogo per interrogarsi sul ruolo che l\u2019economia pu\u00f2 giocare nella costruzione di una pace reale, duratura, inclusiva.<\/p>\n<p>A volte \u00e8 facile pensare alla pace come a una meta da raggiungere, quasi che il fine potesse giustificare i mezzi e che tutto dipendesse dal risultato finale. Ma il messaggio di Papa Leone XIV ci ricorda che non \u00e8 cos\u00ec: la pace non \u00e8 solo un punto d\u2019arrivo, \u00e8 anche \u2013 e soprattutto \u2013 la via attraverso cui si arriva alla pace stessa. \u00c8 il modo con cui si costruisce, passo dopo passo, aprendo quelle \u201cvie di pace\u201d che rendono possibile un futuro diverso. \u00c8 un cammino fatto di scelte quotidiane, di relazioni vissute nella cura e nella responsabilit\u00e0, di politiche e decisioni economiche orientate al bene comune. Non un ideale astratto, dunque, ma un processo vivo, che chiede creativit\u00e0, coraggio e gesti concreti.<\/p>\n<p>Tra gli ambiti in cui questo cammino si gioca con particolare intensit\u00e0 vi \u00e8 l\u2019economia. Spesso percepita come un settore tecnico, distante dai temi della pace, essa \u00e8 in realt\u00e0 un tessuto di relazioni possono costruire o distruggere fiducia, generare dignit\u00e0 o esclusione. Per questo il Papa parla della necessit\u00e0 di un\u2019economia \u201cdisarmata\u201d: capace di sottrarsi alla logica del profitto assoluto e della competizione aggressiva, per abbracciare la cura, il dono, la cooperazione. L\u2019ampliarsi delle disuguaglianze \u00e8 del resto uno dei fattori che pi\u00f9 minacciano la stabilit\u00e0 sociale e la pace tra i popoli. Dove il divario tra chi ha molto e chi ha poco si allarga, crescono sfiducia, tensioni e frustrazioni, si sgretola il senso di appartenenza, si indebolisce il tessuto sociale. Non \u00e8 quindi possibile parlare di pace senza affrontare le ferite economiche che segnano le nostre societ\u00e0. Ma per questo occorre rimettere al centro la persona, cio\u00e8 adottare un modello economico che non misuri il successo solo in termini di crescita o rendimenti, ma in termini di partecipazione, equit\u00e0, inclusione. Un\u2019economia che generi possibilit\u00e0 e non scarti, che riconosca a tutti un ruolo attivo nella comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Un\u2019altra via che pu\u00f2 sostenere il cammino della pace \u00e8 quella dell\u2019innovazione tecnologica. Anche quest\u2019ultima, quando resta al servizio della persona e non viceversa, pu\u00f2 diventare uno strumento prezioso per migliorare la qualit\u00e0 della vita, favorire la comunicazione, promuovere trasparenza e collaborazione. La tecnologia, se orientata da responsabilit\u00e0 etica e visione sociale, permette di ridurre distanze, creare nuove opportunit\u00e0, mettere in rete competenze e risorse.<\/p>\n<p>Un punto cruciale del messaggio papale riguarda il disarmo. Papa Leone XIV invita a rompere la seduzione delle armi, a smascherare l\u2019illusione che la forza possa garantire sicurezza. La storia continua a mostrare che i conflitti armati non risolvono le crisi, ma li aggravano; che accumulare strumenti di morte significa investire nel futuro sbagliato. Occorre quindi liberare immaginazione e risorse per costruire infrastrutture di dialogo, cooperazione e diplomazia: gli unici strumenti davvero capaci di generare pace duratura. Nell\u2019ultimo periodo, pi\u00f9 volte \u00e8 stata richiamata la famosa frase \u00a0\u00abdove passano le merci non passano gli eserciti\u00bb. Un\u2019espressione semplice ma profondamente vera: l\u2019economia, quando \u00e8 davvero scambio e reciprocit\u00e0, crea legami che rendono pi\u00f9 difficile il ricorso alla violenza. Scambiare significa riconoscere l\u2019altro come interlocutore, non come avversario. Vuol dire costruire relazioni stabili, definire regole comuni, generare un\u2019interdipendenza che trasforma l\u2019interesse individuale in possibilit\u00e0 condivisa. In questo senso l\u2019economia \u00e8 cooperazione prima ancora che competizione, accordo prima ancora che scontro.<\/p>\n<p>Tuttavia, le tensioni internazionali degli ultimi anni mostrano che la sola integrazione economica non basta. Perch\u00e9 la pace sia solida, occorre una responsabilit\u00e0 globale che superi le convenienze del momento e promuova una solidariet\u00e0 autentica tra popoli, territori e generazioni. Per avanzare verso la pace \u00e8 dunque urgente imparare a riconoscere la rilevanza e l\u2019impatto delle scelte economiche che compiamo ogni giorno: scelte che incidono sulla nostra vita, su quella degli altri, sulla salute del pianeta e sulle possibilit\u00e0 di futuro delle generazioni che verranno. Serve una nuova consapevolezza che diventi anche capacit\u00e0 di agire, orientando le nostre decisioni verso il bene comune e i beni comuni, facendone il criterio discriminante non solo delle nostre attivit\u00e0 personali e lavorative, ma anche della vita politica e sociale. Di fronte al drammatico aggravarsi delle tensioni globali, sentiamo l\u2019urgenza di una riflessione pi\u00f9 profonda sulla necessit\u00e0 della pace e sul nostro contributo concreto alla sua costruzione.<\/p>\n<p>Ma in che modo ognuno di noi pu\u00f2 contribuire realmente alla pace? L\u2019amore al mondo si traduce anzitutto nell\u2019amore per le nostre realt\u00e0 quotidiane: quelle lavorative, territoriali, comunitarie, quel pezzo di mondo che abitiamo giorno dopo giorno. \u00c8 l\u00ec che siamo chiamati a essere testimoni di una vita nuova, sostenuta dalla carit\u00e0, capace di generare amicizia, unit\u00e0, possibilit\u00e0 di collaborazione che altrove sembrerebbero impossibili. Da questi gesti concreti, da questa scelta di cura e responsabilit\u00e0, pu\u00f2 prendere forma una pace autentica, radicata nelle relazioni e capace di trasformare il futuro. Vi invitiamo dunque a partecipare a questo importante momento di confronto e riflessione, convinti che ogni contributo, piccolo o grande, possa alimentare quella cultura della pace di cui il nostro tempo ha cos\u00ec urgente bisogno. L\u2019incontro si terr\u00e0 gioved\u00ec 16 gennaio alle ore 18.00 presso l\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Aula SF.301 al terzo piano del nuovo edificio San Francesco (via S. Valeria 10). Insieme, con il cuore aperto e la mente vigile, potremo seminare responsabilit\u00e0 e speranza, per costruire un futuro di convivenza e solidariet\u00e0. Alleghiamo la locandina dell\u2019evento con tutte le informazioni per partecipare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Gennaio \u00e8 tradizionalmente il mese in cui la Chiesa invita a riflettere sulla pace come vocazione dell\u2019umanit\u00e0 e responsabilit\u00e0 quotidiana. 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