{"id":6271,"date":"2021-03-05T14:40:06","date_gmt":"2021-03-04T13:19:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/servizioperlapastoraleliturgica\/?p=6271"},"modified":"2021-03-05T14:40:06","modified_gmt":"2021-03-05T13:40:06","slug":"accompagnare-le-domande-del-figlio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/servizioperlapastoraleliturgica\/news-per-home\/accompagnare-le-domande-del-figlio-6271.html","title":{"rendered":"Accompagnare le domande del figlio"},"content":{"rendered":"<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/xrkmnuYifvw\" width=\"560\" height=\"314\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\n\u00abMio padre aveva moltissimi libri &#8230; un giorno, quando avevo otto anni, la curiosit\u00e0 mi spinse a prendere da uno scaffale un libriccino nero, sulla cui costola era scritto: \u201cL\u2019etica di Kant\u201d &#8230; come iniziai a leggerlo, incuneato tra la libreria e il tavolo, fui assalito da una strana sequela di emozioni. Dapprima mi prese un\u2019intensa eccitazione. Avevo la sensazione che in quel libro si dicessero cose della massima importanza su argomenti della massima urgenza, che io dovevo assolutamente capire. Poi, con un impeto di ribellione, venne la scoperta che, invece, non ero in grado di capirle. Quel libro, pensai con un senso di indicibile vergogna, era scritto con parole inglesi e con frasi che seguivano la grammatica inglese, eppure a me sfuggiva completamente il suo significato. Infine, l\u2019emozione pi\u00f9 strana di tutte: la certezza che il contenuto di quel libro, anche se non lo capivo, fosse non so come affar mio, una cosa che mi riguardava personalmente, o meglio, che riguardava un me stesso futuro &#8230; Non c\u2019entrava per\u00f2 il desiderio; non \u00e8 che \u201cvolessi\u201d, nel senso comune del termine, padroneggiare da grande l\u2019etica kantiana; ma era come se si fosse alzato un velo a rivelare il mio destino. Poi, gradualmente, mi sentii come se mi fosse stato addossato il peso di un compito, la cui natura non avrei saputo spiegare se non dicendo: \u201cDevo pensare\u201d. A che cosa non sapevo, ma, quasi ubbidendo a quel comando, rimasi in silenzio, con la mente assorta&#8221;<br \/>\n(J. Hillman, \u201cIl codice dell&#8217;anima\u201d, Adelphi, Milano 1997, 31-32)<\/p>\n<p><em>\u201cLei \u00e8 cos\u00ec giovane, e si trova cos\u00ec al di qua di ogni inizio, e io vorrei, meglio che posso, caro amico, pregarLa di avere pazienza con tutto ci\u00f2 che \u00e8 irrisolto nel suo cuore, e di sforzarsi di provare amore per le domande in s\u00e9, come se fossero delle stanze chiuse a chiave, o dei libri scritti in una lingua straniera. Non si affanni, dunque, per ottenere risposte che non possono esserLe date, perch\u00e9 non sarebbe in grado di viverle. E ci\u00f2 che conta, di conseguenza, \u00e8 vivere tutto. Viva le Sue domande, adesso. Forse cos\u00ec, un giorno lontano, a poco a poco, senza accorgersene, vivr\u00e0 gi\u00e0 dentro la risposta\u201d <\/em>(Rilke, <em>Lettere a un giovane,<\/em> Qiqajon, Magnano 2015, 49)<br \/>\n<em>Perch\u00e9 sono gli attimi in cui qualcosa di nuovo si \u00e8 fatto strada dentro di noi, qualcosa che non conosciamo; i nostri sentimenti ammutoliscono in una timorosa sottomissione, tutto indietreggia dentro di noi, si crea un silenzio, e ci\u00f2 che \u00e8 nuovo, che nessuno conosce, si trova l\u00e0, nel centro, e tace [\u2026]\u00a0 <\/em>(ibid., 82)<\/p>\n<p><em>\u201cDal coraggio che abbiamo di affrontare la crisi della giovinezza, la crisi dell\u2019incontro con la nostra debolezza, la crisi dell\u2019incontro con la domanda su noi stessi, da questo coraggio o dalla sua mancanza, comprendiamo se abbiamo avuto qualcuno che ci ha amato fino al punto da incoraggiarci ad attraversare questo territorio pericoloso, impervio ma necessario\u201d <\/em>(L.M. Epicoco, <em>Telemaco non si sbagliava<\/em>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2018, 19).<\/p>\n<p><em>\u00abCredo che questo sia un inizio e credo di essere sul punto di maturare lentamente verso quest\u2019obiettivo: prendersi sul serio. Credere in se stessi e credere che abbia un senso cercare di trovare la propria forma. Si scappa tanto spesso da se stessi \u2013 lo si vede e sente continuamente attorno \u2013 sulla base del motto \u00abnon \u00e8 poi cos\u00ec importante\u00bb oppure \u00abaccadono tante cose pi\u00f9 importanti in questo mondo che non posso certo dare troppa importanza a me stesso\u00bb. E cos\u00ec tante cose restano a giacere nelle persone come materiale grezzo, perch\u00e9 la gente crede che la sua materia non sia degna di elaborazione. E si lasciano poi confondere dalla quantit\u00e0 e diversit\u00e0; e da quelli che ai loro occhi sono i doni pi\u00f9 preziosi e importanti, e dalle possibilit\u00e0 degli altri\u00bb.<br \/>\n<\/em>(Etty Hillesum, <em>Diari<\/em>o<em>, <\/em>Adelphi, Milano 2012, 586)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abMio padre aveva moltissimi libri &#8230; un giorno, quando avevo otto anni, la curiosit\u00e0 mi spinse a prendere da uno scaffale un libriccino nero, sulla cui costola era scritto: \u201cL\u2019etica di Kant\u201d &#8230; come iniziai a leggerlo, incuneato tra la libreria e il tavolo, fui assalito da una strana sequela di emozioni. 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