{"id":1799,"date":"2011-04-14T10:24:00","date_gmt":"2011-04-14T08:24:00","guid":{"rendered":"http:\/\/production-cdm.glauco.it\/servizioperlafamiglia\/senza-categoria\/la-chiesa-di-mesero-dai-certosini-a-santa-gianna-1799.html\/"},"modified":"2011-04-14T10:24:00","modified_gmt":"2011-04-14T08:24:00","slug":"la-chiesa-di-mesero-dai-certosini-a-santa-gianna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/servizioperlafamiglia\/senza-categoria\/la-chiesa-di-mesero-dai-certosini-a-santa-gianna-1799.html","title":{"rendered":"La chiesa di Mesero<br> dai Certosini a Santa Gianna"},"content":{"rendered":"<p>\tEsistente gi\u00e0 prima del 1200, la vecchia chiesa parrocchiale era dedicata alla Purificazione della Beata Vergine e aveva dimensioni molto ridotte. Sub\u00ec una ristrutturazione, la prima di cui abbiamo notizia, all\u2019inizio del 1500, quando la popolazione rinunci\u00f2 al secolare diritto di scegliere ed eleggere il parroco, e deliber\u00f2 di incorporare la parrocchia nel Sacro monastero della Certosa di Garegnano, i cui monaci erano proprietari di circa due terzi delle terre e delle abitazioni del paese. La misurazione fatta allora ci presenta un\u2019aula ecclesiastica della stessa ampiezza dell\u2019attuale ma di altezza molto minore. Ha due cappelle oltre all\u2019abside che racchiude l\u2019altare maggiore: la prima, a sinistra, era dedicata all\u2019Annunciazione, e in seguito fu intitolata alla Madonna del Rosario. La seconda, a destra, era intitolata a San Giuseppe e, pi\u00f9 tardi, a Sant\u2019Antonio. L\u2019edificio fu consacrato il 15 febbraio 1562 dal vescovo ausiliare di Milano, Gerolamo Ferragatta. Nel 1595 venne costruito il battistero.<\/p>\n<p>\tI MONACI DELLA CERTOSA DI GAREGNANO<br \/>\tI monaci della Certosa di Milano, detta anche di Garegnano, giunsero a Mesero nel 1399, quando il duca di Milano, Gian Galeazzo Visconti, don\u00f2 loro i beni di gran parte del territorio di Mesero. Dall\u2019ospizio dei monaci, situato nel centro dell\u2019abitato, dove risiedeva stabilmente un loro procuratore con i frati conversi, i certosini amministravano le loro propriet\u00e0 con giustizia e carit\u00e0, non vessando mai i massari e i coloni con tasse gravose. Trattarono sempre i loro affittuari non da servi della gleba ma da \u201chuomini\u201d, come troviamo scritto nei documenti. I privilegi di cui godevano i monaci, concessi loro dai duchi di Milano, fecero s\u00ec che anche i loro operai e contadini fossero esentati dai pesanti balzelli feudali. Fu perci\u00f2 una decisione naturale da parte della popolazione quella di affidare loro nel 1517 anche la gestione della parrocchia. Da questo momento e per tutto il tempo della permanenza dei certosini a Mesero, cio\u00e8 fino al 1783, quando l\u2019imperatore austriaco, Giuseppe II, soppresse il loro ordine, la parrocchia dipese dalla Certosa di Milano.<\/p>\n<p>\tI \u201ccurati\u201d erano scelti ed eletti dai certosini; anche le spese per tutti gli interventi edilizi, le ristrutturazioni e i restauri della chiesa parrocchiale, furono sempre sostenute da loro. Nessun monaco per\u00f2 fu mai nominato parroco. I monaci, infatti, vivevano in clausura e preferivano scegliere tra i sacerdoti diocesani il responsabile della cura pastorale (una sola volta fu investito di tale responsabilit\u00e0 un frate carmelitano). Il recente restauro della facciata ha portato in evidenza un\u2019interessante scoperta relativa ai certosini. Scrostando l\u2019intonaco dell\u2019architrave, che sovrasta il portone d\u2019ingresso alla chiesa, \u00e8 venuta alla luce la scritta in colore nero e in caratteri maiuscoli Carthusiae Mediolani<b>,<\/b> cio\u00e8 della Certosa di Milano.<\/p>\n<p>\tQuesta epigrafe ricordava ai fedeli la presenza e la responsabilit\u00e0 dei monaci nella cura, non solo religiosa, del paese. Sulla stessa facciata i certosini vollero imprimere un altro segno della loro presenza: al centro dell\u2019ordine superiore, immediatamente sotto il timpano, un bassorilievo in travertino raffigura, in alto, il simbolo di san Bernardino da Siena, l\u2019ostia raggiante con le iniziali di Cristo, \u201cIHS\u201d (Iesus Hominum Salvator, cio\u00e8 Ges\u00f9 Salvatore degli uomini) poi, sotto un artistico festone, un cherubino che mostra e racchiude tra le sue grandi ali spiegate il simbolo della Certosa di Garegnano, l\u2019Agnus Dei (Agnello di Dio).<\/p>\n<p>\tDA CHIESA PARROCCHIALE A SANTUARIO<br \/>\tNel 1638 la chiesa fu quasi completamente rifatta nelle attuali forme barocche, a spese dei monaci certosini da cui dipendeva la parrocchia stessa. Nel 1727, donato da Giuseppe Clerici, venne collocato l\u2019organo, sopra la porta principale, e nel 1735 si eresse l\u2019ossario sul fianco destro della facciata principale. Gli affreschi delle pareti risalgono al 1892, opera dei pittori Calcaterra di Cuggiono e Ferrario di Ossona. Gli altri affreschi sulla volta e ai lati dell\u2019altare maggiore furono eseguiti nel 1917 dal pittore Zambellini di Lodi. Durante l\u2019attuale restauro sono venuti alla luce altri affreschi pi\u00f9 antichi, databili tra il 1500 e il 1600, di autori sconosciuti.<\/p>\n<p>\tCostruita la nuova parrocchiale al termine del 1972, la vecchia chiesa rimase aperta ancora per qualche anno per le celebrazioni feriali. Nel 1976 fu chiusa al culto e la parrocchia cambi\u00f2 denominazione: dalla \u201cPurificazione della Beata Vergine Maria\u201d si pass\u00f2 all\u2019attuale \u201cPresentazione del Signore\u201d.<\/p>\n<p>\tNel 2002 sono iniziati i lavori di recupero e di restauro dell\u2019edificio ecclesiale per trasformarlo, secondo quanto stabilito dai cardinali Carlo Maria Martini e Dionigi Tettamanzi, arcivescovi di Milano, nel Santuario della Famiglia, dedicato a Santa Gianna Beretta Molla, mentre l\u2019adiacente vecchia canonica diventer\u00e0 il Centro di Spiritualit\u00e0 Familiare e di Servizio alla vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Esistente gi\u00e0 prima del 1200, la vecchia chiesa parrocchiale era dedicata alla Purificazione della Beata Vergine e aveva dimensioni molto ridotte. 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