Don Enrico Lazzaroni, fidei donum, nella diocesi di Tabasco, in Messico dal 1989. Giunto al termine del suo mandato in questa chiesa messicana, ha tracciato un breve bilancio dell'esperienza vissuta

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Come ho imparato ad avere fede dagli Indios
Un canto popolare che si usa molto in Mexico dice: «Son 2000 anni che sei tra noi, ci hai portato il tuo regno di vita, di giustizia, di amore e di pace, di servizio, di verità e di allegria, di speranza e di fraternità; con la tua vita ci insegnasti il perdono, con i poveri condividesti il tuo pane, liberasti l’oppresso, rispondesti al male col bene. Son 2000 anni che bussi alla nostra porta, e ancora oggi continui a voler entrare».
E il ritornello ci dice: «E’ ora di aprir le porte, è ora di lasciarlo entrare, è ora di lasciare che venga a cambiare la nostra vita; è ora che questo popolo si decida a camminare in giustizia, amore e vita».
Noi che diciamo di conoscere Cristo, dobbiamo pensare e confessare umilmente che crediamo solamente a parole, abbiamo paura di cambiare, pensiamo che si possa combinare il Vangelo con la passività, lasciamo che continuino a esserci poveri, senza vestito, senza tetto, senza pane. La mia esperienza in Messico sta per volgere al termine. E’ forse tempo di bilanci. Posso dire che in tutti questi anni fra gli indios, discendenti dai Maya, ho imparato da loro ad avere fede. Mi sento di dire che ho vissuto tre dimensioni fondamentali.

L’incarnazione
Già dall’anno di teologia avevo fatto presente, prima al card. Montini, poi a Mons. Colombo, il mio desiderio di entrare in un istituto missionario (PIME) sentendo come ultima risposta da Mons. Colombo: "Dimostrami che missionario sei andando alla Canazza". Volevo incarnarmi, farmi vicino alla gente, ai loro problemi perché mi sembra che "missione" voglia dire vivere e condividere l’esperienza della gente in semplicità, austerità, sforzo e allegria. Quando nel 1984 potei andare come "fidei donum" ("dono di fede") nella missione ambrosiana in Zambia ho sperimentato la difficoltà di una seria incarnazione. Là vi erano strutture culturali milanesi, una maniera europea di vivere, di evangelizzare, di mangiare, di parlare. Illuminante fu l’esempio di una anziana suora Africana… un povero l’aveva aiutato solamente ascoltandolo per un paio di ore. Le vera trascendenza consiste nell’incontrare l’altro, nel dare e nel ricevere. Così ha fatto Gesù con la Samaritana, il cieco e i suoi pescatori. Quando poi nell’ ’89 sono andato in Messico, il fatto di essere l’unico italiano della Diocesi e dello Stato di Tabasco mi ha aiutato a stare con la gente, rendermi conto dei loro problemi, vivere con loro e come loro, imparare qualcosa delle lingue Maya, conoscere i loro valori e camminare, al loro ritmo con e verso Cristo nella chiesa locale, alle dipendenze del vescovo locale, con preti del posto, aiutando nel seminario diocesano, pregando con loro, imparando a pregare come loro e insegnando la comunione che viene dalla fede. Con loro si sente la beatitudine che Luca dice di Maria: "beati quelli che credono".

Una Chiesa più profetico-ministeriale che istituzionale
L’originalità del cristianesimo latino-americano nasce da tre fattori:
– la solitudine di molte comunità, favorita dall’isolamento geografico dovuto alla presenza della Sierra con fiumi, paludi, stagni nella pianura (quasi al livello del mare) e con inondazioni due volte l’anno.
– una profonda radice comunitaria, la terra è organizzata in "Ejidos" in cui il proprietario rimane lo Stato che dà porzioni di terra a gruppi sociali che la chiedono. Qui si vive una totale vita comunitaria in cui si pratica l’interscambio di mano d’opera, l’aiuto ai più bisognosi, si usano dialetti Chole e Choltal che uniscono.
– queste comunità, che erano frutto del mondo rurale, pur con grandi difficoltà è stato possibile trasportarle nella disgregazione delle grandi periferie urbane.

L’aiuto è stato il mais: vera linfa del sistema comunitario indigeno, fuoco attorno a cui si struttura la comunità contadina, sociale ed economica, politica, religiosa, prima e dopo la conquista fino ad ora. Tutta l’alimentazione del sud del Messico ha come centro il mais. In questa società si inserisce una presenza di Chiesa ministeriale-laicale. È un fenomeno profondamente e autenticamente latino-americano, cresciuto e germogliato grazie ai fattori appena accennati e alle innovazioni maturate nel Concilio, lievitate nei sinodi della Chiesa latino americana di Medellin, Puebla e Santo Domingo e in risposta alla realtà di pochi preti in grandissimi territori. Chiesa ministeriale significa che i laici cattolici prendono seriamente i loro impegni, carismi e servizi, dando origine a comunità cristiane autosufficienti. Come faccio a curare una parrocchia di 50.000 abitanti con un diacono, 2 seminaristi e 4 suore? Le comunità indigene sono 62 e la maggior parte hanno la Messa una sola volta al mese. Pensate che le parrocchie in Chiapas, Stato esteso quasi come l’Italia, confinante con la mia parrocchia, venivano visitate dal presbitero 2 volte ogni 3 anni! Come vivono cristianamente queste comunità abbarbicate su montagne così calde e umide da produrre anche il riso senza bisogno di immergerlo nell’acqua? Ogni comunità, chiamate "rancherias o ermitas", si organizza, ognuna elegge un Celebrante della Parola di Dio, un Ministro dell’Eucarestia, Catechisti, un Coordinatore, un Amministratore, il gruppo liturgico (lettori, salmisti, coro), gli incaricati della pastorale sociale e gli assistenti sanitari che curano con medicine naturali tradizionali. E il prete che cosa fa? Con i collaboratori che ha, organizza, almeno mensilmente, una formazione permanente fondata sulla Parola di Dio e sostiene, anima ed incoraggia a perseverare nella fede tutti i fedeli. La celebrazione domenicale della Parola di Dio è il centro propulsore di tutta la comunità cristiana e sostituisce la Santa Messa. Anche i funerali normalmente li celebrano i laici incaricati e preparati. Ho servito ed aiutato una Chiesa più profetico-ministeriale che istituzionale! Sarebbe proprio arricchente che ogni giovane, prete o laico della diocesi di Milano, conoscesse e facesse esperienza di questo modo di essere Chiesa e di evangelizzare, di far comunità per vivere la fede ricevuta e partecipata.

La solidarietà
All’interno delle comunità, pur non mancando i problemi, c’è grande solidarietà fra la gente. Ho lavorato con loro, ho camminato con loro. La gente è poi unita dalla devozione a santa Maria di Guadalupe. La Vergine appare agli inizi della conquista, fa sua la causa indigena. La diffusione di questa devozione nazionale e nazionalista è dovuta al fatto che appare come una ragazza indigena e incinta, facendosi stella dell’evangelizzazione agli indigeni. Santa Maria de Guadalupe:conserva nuestra fe y salva nuestra patria. don Enrico Lazzaroni

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