Sono i diaconi che verranno ordinati in Duomo dal cardinale Angelo Scola (diretta dalle 9 su Telenova 2, www.chiesadimilano.it e Radio Mater). Ecco un loro ritratto nelle parole del rettore del Seminario, monsignor Peppino Maffi

di Ylenia SPINELLI

Monsignor Peppino Maffi

Per i 25 diaconi che sabato 7 giugno verranno ordinati in Duomo dal cardinale Angelo Scola, nel corso di una celebrazione eucaristica che prenderà avvio alle 9 (diretta su Telenova 2, www.chiesadimilano.it e Radio Mater; su Radio Marconi l’omelia dell’Arcivescovo in differita lunedì 9 alle 19), questi sono giorni di raccoglimento e preghiera. Da oggi, infatti, per i candidati al sacerdozio inizia una settimana di ritiro presso i Padri Oblati di Rho, che si concluderà sabato prossimo, poche ore prima dell’ordinazione. Guidati dal loro padre spirituale, don Maurizio Zago, i diaconi mediteranno in maniera ancor più approfondita sul loro motto, «Come io ho amato voi» (Gv 13,34), che rappresenta una delle affermazioni più importanti e impegnative di tutta la Scrittura, costituendo infatti il vertice dell’insegnamento di Gesù: il comandamento dell’amore, incondizionato e verso tutti.

«È una classe eterogenea – commenta il rettore del Seminario, monsignor Peppino Maffi -. Il più giovane ha 24 anni, mentre due hanno superato i 50. Ma è un gruppo unito dal forte desiderio di comunione e di camminare insieme».

C’è chi è entrato in Seminario subito dopo la maturità, chi ha vissuto un’intensa esperienza monacale e chi ha avuto un lungo cammino di discernimento. Un buon gruppo si è iscritto all’Università, laureandosi in Filosofia, Ingegneria, Scienze della comunicazione… C’è anche chi per diversi anni ha lavorato come avvocato, architetto, medico ortopedico o di Pronto soccorso e chi ha ricoperto la carica di Assessore alla Cultura nel proprio Comune. Questa classe, inoltre, ha eccezionalmente avuto la benedizione di due Pontefici, che i diaconi hanno incontrato a Roma lo scorso febbraio, durante il tradizionale pellegrinaggio in vista dell’ordinazione. «Di papa Benedetto vorrei che portassero nel cuore la capacità di saper rendere ragione dei valori che la fede ci dona – aggiunge monsignor Maffi -; di papa Francesco, invece, la semplicità, l’attenzione alle relazioni personali e il tempo dedicato alla preghiera».

Per rappresentare visivamente il loro motto i candidati hanno scelto un particolare del Crocifisso di Arcabas, conservato nella parrocchia Espiritu Santu di Portoviejo, in Ecuador. Abbiamo chiesto di commentare l’immagine a Patrizio Croci, che ha una particolare vena artistica, visto che, prima di entrare in Seminario, ha lavorato come apprezzato disegnatore per diverse case editrici e alcuni suoi lavori a colori, pennino e china sono stati pubblicati anche all’estero. «La mano aperta e ferita esce da un fondo scuro per significare la morte ormai sconfitta: infatti non c’è più il chiodo – spiega Croci -. Se guardiamo alla totalità dell’opera, il volto di Gesù è gioioso. La nuova luce della Risurrezione è data dal fondo argento bordato da oro, un puro riflesso che va oltre la sepoltura e guarda al futuro dell’uomo e al progetto di Dio per noi».

Già a ottobre i diaconi hanno ricevuto le loro destinazioni: parrocchie e comunità dove svolgeranno il ministero sacerdotale per altri cinque anni. Due dei futuri preti, poi, stanno svolgendo il loro servizio negli ospedali di Legnano e Varese. Marco Frediani, invece, che ha alle spalle un’esperienza lavorativa di quindici anni in ambito educativo, è impegnato nella pastorale dei nomadi a Brugherio.

«Se il Seminario abbia ben formato questi ragazzi lo diranno la vita e la storia – conclude il Rettore -, ma il fatto che la Chiesa li abbia ritenuti pronti alla missione, è segno che tutti noi educatori abbiamo cercato di camminare con loro sulla strada indicata dal Signore. In attesa che la vocazione sacerdotale dia i suoi frutti, porto tutti i diaconi nel cuore, vivendo questi giorni con un sentimento di immensa gratitudine a Dio».

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