Alle 14.30 workshop sulla Darsena, alle 20 a Sant’Eustorgio serata di preghiera, canti, letture e testimonianze con la consegna del “mandato” ai missionari prossimi alla partenza

di Luisa BOVE

Sant'Eustorgio

Sulle porte delle chiese ambrosiane è già esposto il grande manifesto che annuncia la Veglia missionaria che si terrà a Milano sabato 24 ottobre alle 20 nella basilica di Sant’Eustorgio (piazza Sant’Eustorgio 1), ma chi desidera potrà recarsi sulla nuova Darsena per partecipare dalle 14.30 alle 19.30 al workshop di presentazione delle realtà missionarie attive in Diocesi.

La Giornata missionaria, che tutta la Chiesa celebra nella terza domenica di ottobre, per gli ambrosiani viene sempre posticipata di una settimana perché coincide con la Festa della Dedicazione del Duomo. «In Diocesi la chiamiamo Giornata del mandato missionario – spiega don Antonio Novazzi, responsabile diocesano della Pastorale missionaria -. Durante la Veglia infatti sarà consegnato il mandato a laici, sacerdoti, religiosi e religiose prossimi alla partenza. È un momento importante e significativo per tutta la Chiesa ambrosiana». Al momento i partenti sono 13, di cui 3 preti e un laico fidei donum. Durante la Veglia, presieduta dal Vicario generale monsignor Mario Delpini, sono previste anche tre testimonianze: padre Antoine Kondo Komivi, missionario comboniano partito nel 2005 per il Sud Sudan dove ha svolto attività pastorali in una parrocchia della Diocesi di Rumbek; Imane Barmaki nome arabo e cognome persiano), nata in Marocco, ma trasferitasi in Italia a 13 anni, è un’immigrata di seconda generazione, laureata in Cattolica, oggi si occupa di Relazioni internazionali; Kumar Galbiati, 28 anni, nato in India, adottato e cresciuto a Milano dove frequentava l’oratorio San Giovanni Bosco a Baggio, dal 2011 al 2013 è partito per Lusaka (Zambia) come fidei dunum laico nel compound di Kanyama.

“Dalla parte dei poveri” è il titolo della Veglia scelto quest’anno «perché incalzati da quanto il nostro Papa ci ricorda», chiarisce don Novazzi. «Come dice Francesco, non è una scelta sociologica o di una parte di società, ma è teologica, evangelica. Basti pensare a Matteo 25, quando Gesù dice: “Tutto quello che avete fatto a uno di questi fratelli l’avete fatto a me”. È lo sguardo dei poveri, per vedere in loro anche lo sguardo di Gesù. La vicinanza al povero, quindi a Gesù stesso, ci aiuta a crescere nella fede. Siamo convinti che non dobbiamo solo dare, ma possiamo anche ricevere. Non siamo solo noi a evangelizzare, ma anche i poveri ci evangelizzano».

Se è vero che i poveri ci arricchiscono e sono evangelizzatori, continua don Novazzi, «dobbiamo metterci alla scuola di chi è in difficoltà. Quando diciamo poveri intendiamo tutti, non solo dal punto di vista economico, di chi non ha niente, ma anche di chi ha perso la speranza o è perseguitato a causa della fede e deve abbandonare ogni cosa… Pensiamo anche al richiamo dell’Arcivescovo nella sua Lettera pastorale Educarsi al pensiero di Cristo e a ciò che ha scritto sulla sua esperienza a Erbil (Iraq). Insomma, questa massa di persone che soffrono diventano per noi “maestri” e sono un richiamo per la nostra vita cristiana e il nostro cammino».

I poveri non vanno quindi cercati solo nei Paesi del Sud del mondo, ma anche qui da noi. «Questo dice che la loro presenza è costante: vicina e lontana», insiste don Novazzi. «Poi certo, qualcuno parte per l’annuncio del Vangelo, dono che porta in sé, ma anche pronto ad ascoltare e accogliere il Vangelo annunciato dalle altre persone, soprattutto da chi vive situazioni di grande sofferenza e miseria».

Al termine della Veglia saranno raccolte offerte, frutto del digiuno serale, destinata alle Pontificie opere missionarie, quindi alla Chiesa universale. Anche quelle che arriveranno dalle parrocchie ambrosiane, spiega e raccomanda don Novazzi, «saranno devolute a livello universale, non a sostegno quindi di singoli progetti, per far capire l’importanza dell’universalità della Giornata missionaria mondiale».

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