Quest’anno l’appuntamento è all’Icam di Lecco alle 20.45. Interverrà l’arcivescovo Angelo Scola. Si affronteranno i temi della disoccupazione, dell’emergenza alimentare e della dignità per ciascuno

di Walter MAGNONI
responsabile Pastorale sociale

Icam

La Veglia per il lavoro, annuale appuntamento pensato in vista della Festa del lavoro allo scopo di riflettere su una tematica sociale sempre più scottante, quest’anno si terrà martedì 28 aprile alle 20.45 a Lecco, presso gli stabilimenti dell’Icam (via Pescatori 53), nota azienda produttrice di cioccolato di alta qualità e, come di consueto, sarà presieduta dal cardinale Angelo Scola. Il titolo della Veglia sarà «Perché nulla vada perduto» (Gv 6,12) e sottotitolo «Le sfide del lavoro oggi».

La scelta della sede ha una duplice motivazione: in primo luogo quella di trovare una location significativa in merito al lavoro in rapporto all’alimentazione e all’agricoltura; in secondo luogo quella di uscire dalla città di Milano dove negli ultimi anni avevamo celebrato questo significativo momento, per andare in altre zone della Diocesi.

Alla vigilia di Expo 2015, ci è parso inoltre opportuno intrecciare i grandi temi dell’Esposizione mondiale con alcune questioni inerenti il mondo del lavoro. L’icona biblica che cadenzerà i tre momenti della Veglia sarà la pagina del Vangelo di Giovanni che narra l’episodio della moltiplicazione dei pani. Anzitutto ci lasceremo provocare dall’interrogativo che Gesù pone ai suoi discepoli: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?» (Gv 6,5). In questa prima parte porremo al centro la questione della disoccupazione e dell’emergenza alimentare (e non solo) generata dall’assenza di reddito. La dignità della persona che necessita di cibo per sfamarsi, ma anche nella nostra Diocesi questo non sempre avviene e le persone che vivono sotto la soglia di povertà sono in aumento. Che cosa possiamo fare per combattere la disoccupazione e per dare cibo a ogni persona? Nel racconto di Giovanni sono presenti 5 mila persone e pare che non ci siano risorse. Poi a un certo punto il discepolo Andrea afferma: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?» (Gv 6,9).

Questa frase fa da sfondo alla seconda parte della Veglia. Il senso è quello di vedere come le risorse che abbiamo, possono diventare il volano da cui ripartire per rendere più umana la vita.

Il ragazzo dei cinque pani e due pesci mette a disposizione le risorse essenziali da cui Gesù parte per sfamare le folle. Sarà importante dar voce a esperienze locali, a persone che con il loro impegno stanno facendo impresa generando bene comune. L’Icam stessa, sia in Africa sia in America Latina, sta provando a rendere dignitoso il lavoro di alcuni uomini e donne: un breve video ci aiuterà a cogliere quest’opera significativa.

Infine, dopo che tutti si sono sfamati, Gesù afferma: «Raccogliete i pezzi avanzati perché nulla vada perduto» (Gv 6,12). Queste parole del Maestro sono essenziali per richiamarci la cura per i “frammenti”, quella che Gesù ha sempre esercitato in tutta la sua missione. Gli ultimi, gli scarti della società, gli stranieri, le vedove e gli orfani erano molto cari al Signore. La sua morte in croce narra del desiderio di salvare tutti, nessuno escluso.

L’Eucaristia, come c’insegna Von Balthasar è il luogo del «tutto nel frammento». In questa terza parte s’incrocia la teologia sistematica con la teologia morale e pastorale. Da una parte contempliamo un Dio che si prende cura di tutti e non si fa sfuggire neppure un frammento; dall’altra sentiamo la necessità di denunciare una cultura dello spreco favorita dal consumismo.

Papa Francesco continuamente si oppone a quella che ama definire «la cultura dello scarto». Come evitare gli scarti? In occasione della Veglia, come Pastorale sociale, proveremo a stilare una proposta pastorale da vivere nella Diocesi in merito al lavoro «perché nulla vada perduto».

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