Monsignor Erminio De Scalzi, delegato dall’Arcivescovo per Family 2012, sottolinea che si tratterà di «una sfida interessante ed entusiasmante»

di Pino NARDI

Monsignor Erminio De Scalzi

«Mancano poco meno di 200 giorni: dobbiamo fare entrare “negli occhi e nel cuore” delle nostre comunità ecclesiali questo evento che si avvicina. È una sfida interessante ed entusiasmante». È molto soddisfatto monsignor Erminio De Scalzi, vescovo ausiliare, delegato dall’Arcivescovo per il VII Incontro mondiale delle famiglie. Benedetto XVI, parlando giovedì al Pontificio Consiglio per la famiglia, ha infatti lanciato la nuova fase in vista di questo evento così significativo non solo per la Chiesa ambrosiana. È dunque il tempo di preparazione sia per i contenuti, sia per l’accoglienza. Si prevede infatti l’arrivo di un milione di persone che dovranno essere ospitate. Un’occasione unica di comunione universale.

Mons. De Scalzi, come si sta attrezzando Milano per accogliere le famiglie del mondo?
Innanzitutto l’accoglienza sarà a misura di famiglia. Sarà accoglienza “fisica”, cioè tra le mura delle case, ma anche “interiore”, un lasciarsi interpellare da stili di vita personali e familiari molto diversi dai nostri, per riscoprire forse virtù familiari andate perdute, stili di vita semplici e sobri. Il modello base dell’accoglienza è quello di famiglie che ospitano famiglie e parrocchie, decanati, diocesi, associazioni, gruppi, movimenti che accolgono famiglie. Interessante la proposta di alcune parrocchie che nei giorni dell’Incontro proporranno ai ragazzi un’esperienza di vita comunitaria in parrocchia in modo da poter ospitare nelle case altre famiglie. Ma sono coinvolti anche enti, scuole e istituti religiosi. Inoltre sono in atto gemellaggi con Paesi del mondo che hanno nella Diocesi di Milano e in Lombardia il corrispettivo di cappellanie che si interessano dei loro connazionali o sacerdoti fidei donum che sono rientrati dai quei Paesi e che si impegnano nell’accoglienza. Comunque anche quella “fai da te” deve essere segnalata alla Fondazione per motivi di corretta organizzazione. Non mancherà infine la sistemazione alberghiera.

Come sta procedendo invece l’approfondimento del messaggio dell’Incontro?
Il tema è stato accolto favorevolmente sia da parte della comunità ecclesiale sia da quella civile, attivando una virtuosa collaborazione tra istituzioni e comunità cristiana. “Famiglia, festa, lavoro” sono parole chiave che da subito hanno attratto tutte le realtà sociali attente ai problemi e alle fatiche dell’uomo contemporaneo. Da tutti è stato ritenuto di attualità grandissima e trasversale, perché va ben oltre il perimetro di una visione intraecclesiale e religiosa della famiglia.

Ma a quale tipologia di famiglia si sta pensando?
Guardi, il tema interessa – con sottolineature differenti – tutte le famiglie: quelle italiane e quelle degli altri Paesi, quelle cristiane e quelle non cristiane, quelle credenti e non credenti, quelle che conservano l’unità e la fedeltà del vincolo matrimoniale e quelle “dal cuore ferito…”, quelle praticanti e quelle lontane dalle parrocchie. Perché parlare di lavoro e di festa significa ragionare di due parole fondamentali per la vita dell’uomo, che chiamano in causa la fede e la ragione, la Chiesa e la società.

Il lavoro oggi sembra quasi un lusso vista la precarietà diffusa…
È così. Oggi il mercato del lavoro è strutturato in modo evidentemente funzionale alla concorrenza di mercato, secondo modalità sempre più esigenti. Il lavoro può essere un mero strumento per vivere oppure una parte significativa della vita della persona, può essere vissuto come semplice fatica o come espressione di sé. Noi vogliamo essere attenti alla dignità, ai diritti e al futuro di ogni persona, in particolare dei giovani.

Veniamo alla festa: solo tempo libero?
L’uomo moderno ha inventato il tempo libero, ma sembra avere dimenticato la festa. La stessa domenica è vissuta socialmente come “tempo libero” nel quadro riduttivo del fine settimana, che tende ad assumere sempre di più i tratti della dispersione e dell’evasione, proponendo solo divertimento e fuga dalla città. Per il credente è fondamentale la riscoperta della domenica.

Verso Milano 2012: allora come prepararsi?
In primo luogo, conoscere e far conoscere l’evento, partecipare e invitare a partecipare. Poi far convergere il carisma e le iniziative di ogni associazione, gruppo, movimento in un lavoro comune; declinare il tema dell’Incontro dentro le forme della pastorale ordinaria. Per questo è fondamentale il testo di riferimento (le Dieci catechesi), pubblicate in diverse lingue. Molte diocesi hanno dedicato al tema il piano pastorale e hanno segnalato eventi culturali ed ecclesiali.

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