Nell’ambito dell’incontro diocesano in piazza Duomo, monsignor Claudio Giuliodori illustrerà ai responsabili degli oratori la recente Nota pastorale della Cei “Il laboratorio dei talenti”

di Annamaria BRACCINI

Monsignor Claudio Giuliodori

Il laboratorio dei talenti. Nota pastorale sul valore e la missione degli oratori nel contesto dell’educazione alla vita buona del Vangelo: è il titolo del primo documento interamente dedicato all’oratorio dalla Conferenza Episcopale Italiana, che nasce nell’orizzonte del decennio, a sua volta, dedicato all’educazione.

«Negli orientamenti dei Vescovi italiani si fa esplicito riferimento al ruolo centrale dell’oratorio all’interno dell’offerta formativa ecclesiale», sottolinea monsignor Claudio Giuliodori, tra i principali curatori del documento, che venerdì 24 maggio, alle 17, presso la Curia arcivescovile (piazza Fontana 2), nell’ambito dell’incontro diocesano degli animatori dell’Oratorio estivo, incontrerà i responsabili degli oratori.

«Le due Commissioni, quella da me presieduta – spiega monsignor Giuliodori -, per la Cultura e le Comunicazioni Sociali e quella per la Famiglia e la Vita, che comprende anche i giovani, hanno inteso offrire un approfondimento sugli oratori perché rappresentano forse la più grande risorsa di cui la Chiesa dispone per essere presente nella società, attraverso un accompagnamento costante rivolto alle nuove generazioni».

Quali sono i punti qualificanti del documento?
Ritengo che le questioni fondamentali siano relative allo stile con cui la Chiesa vuole prendersi cura – insieme alle altre agenzie educative – dei giovani. In questo contesto si punta, soprattutto, a relazioni di qualità e personalizzate in vista di una “presa in carico”, nello stile evangelico, dei ragazzi. Inoltre, vorrei evidenziare l’elemento della progettualità, perché non può esistere un oratorio che non abbia un progetto articolato e in grado di proporre riferimenti chiari sull’attività della struttura stessa e sulla formazione degli educatori.

Come questa Nota della Cei si rivolge alle Chiese locali, come quella ambrosiana che ha nel suo Dna la diffusione capillare degli oratori a livello territoriale e formativo?
Il laboratorio dei talenti nasce anche grazie all’esperienza delle diverse tradizioni oratoriane presenti nel nostro Paese, dalla Lombardia al Piemonte, dal Triveneto alla Roma di San Filippo Neri fino ad altre meno note, ma non meno significative per la storia dell’oratorio italiano. Naturalmente, il documento tiene in particolare conto l’esperienza secolare maturata in diocesi di Milano perché si tratta di una radice solida sulla quale siamo e rimeniamo fondati. Nello stesso tempo, tuttavia, non si può negare che le situazioni stiano mutando: cambiano la famiglia, la società, i processi educativi, si allunga il periodo dell’adolescenza, e occorre, allora, tenere conto di quanto sta accadendo. Senza dimenticare che nella società multietnica, sempre più spesso, gli oratori vengono frequentati da ragazzi di altre etnie o anche religioni.

Infatti, nel documento un capitolo è dedicato all’interculturalità dove si dice che «gli oratori rappresentano oggi uno dei luoghi più avanzati e maggiormente coinvolti nei processi di accoglienza e di integrazione dei figli degli immigrati». Come ricorda spesso il cardinale Scola, questa è ormai una realtà nella grande metropoli…
Certamente. Abbiamo voluto, così, raccogliere le sfide di oggi che impongono a tutti un ripensamento come pure un rilancio degli oratori, una risorsa del presente e una risposta al domani.

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