La coinvolgente partecipazione degli amici brasiliani trasforma anche l’atrmosfera delle celebrazioni. Una lezione per noi italiani?

di monsignor Mario DELPINI
Vicario generale

Gmg 2013

Non sappiamo un granchè, noi pellegrini, della Chiesa brasiliana: il passaggio è troppo rapido, la difficoltà della lingua è mortificante, ignoranti come siamo, le voci ascoltate parziali e sbrigative.

Ma una cosa ci impressiona subito: questi nostri amici sanno cantare, cantano volentieri, cantano e danzano, cantano e battono le mani, cantano e sventolano bandiere. Addirittura cantano e sanno le parole dei canti fino all’ultima strofa! Cantano – forse non ci crederete – anche in chiesa, anche durante la messa.

Si deve riconoscere che i nostri giovani italiani sono imbarazzati. Quando gli ospiti brasiliani chiedono: «Adesso fate voi un canto», cominciano le consultazioni, si cerca tra i canti pubblicati sul sussidio, poi si avvia un tentativo e dopo la prima riga già si smarriscono con testi diversi. Alcuni cantano, altri restano impassibili, questi non conoscono il testo, quelli hanno sempre cantato con un altro ritmo. Se poi si riesce a proporre un canto, ne viene una nenia stentata, un’esecuzione che sembra una tristezza, un procedere che sembra più un tentativo che l’espressione di una esultanza.

Non so che cosa potremo imparare dalla Chiesa brasiliana: se potessimo almeno imparare a cantare un po’ meglio… 

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