di Anna COSSOVICH

Anche quest’estate ho deciso di portare in vacanza con la mia famiglia A., una bimba rom compagna di scuola di mia figlia. A. ha dei begli occhi scuri scintillanti, dei capelli neri lunghi e morbidi, è molto gentile e socievole, è tranquilla, affettuosa e serena.
Da quando la conosco, e cioè dallo sgombero, nel novembre 2009, del campo rom di Rubattino a Milano avvenuto nel freddo, nel buio, nel fango e nella distruzione, lei, giorno per giorno, ha acquistato gradualmente fiducia nelle persone che l’hanno sostenuta: mamme, maestre, compagni di scuola e volontari della Comunità di Sant’Egidio; ha permesso che si potessero tessere intorno a lei delle relazioni di amicizia, di aiuto e i suoi momenti di buio e di chiusura sono stati sempre meno, i suoi occhi hanno cominciato a ridere e si è affidata completamente alla nostra compagnia, alle nostre attenzioni e alle nostre cure e la mia famiglia è diventata anche la sua.
A. ha una mamma, un papà e dei fratellini con cui, da un po’ vive in una casa ad affitto calmierato: il suo papà è riuscito a trovare un lavoro, i suoi fratellini entreranno anche loro a scuola e all’asilo e così avranno il giusto posto in mezzo agli altri bimbi, la sua mamma sta migliorando il suo italiano grazie alla frequenza di un corso per stranieri e sta facendo lavori come domestica in un agriturismo e in qualche abitazione privata. Mentre A. continuerà il suo percorso scolastico: studio che è diritto fondamentale di ogni bambino e che per lei significa anche conquista di rispetto, di dignità e promessa di un futuro migliore e meno fragile.
Quest’estate A. ha imparato a giocare a ping pong, ha fatto i compiti, ha letto tanto, è stata all’aria aperta e ha conquistato anche i nonni (i miei genitori) raccontando tante storie dei suoi parenti in Romania…
E’ talmente entrata in famiglia che ho dovuto dirimere e gestire momenti di gelosia da parte della mia bimba che ha percepito come questo legame stia diventando sempre più forte e profondo e da figlia unica ha dovuto fare i conti con un’altra presenza con cui dividere affetto, attenzioni, spazi, giochi e attività. Questo, anche se a volte un po’ faticoso per me e difficile per mia figlia, penso sia un altro bel risultato insieme al fatto che si è iniziato ad abbattere dei pregiudizi, ad accorciare le distanze, a difendere dei diritti fondamentali e a creare relazioni strette.

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