Da “Il Dialogo di Monza” la testimonianza di Luigi Picheca, da 8 anni affetto dalla Sla, che non ha però spento le sue passioni e la sua fede

«Prego per me, ma soprattutto per gli altri… L’importante è non abbattersi mai e avere fiducia nella propria forza e nella Fede. La nostra vita è unica, non dobbiamo buttarla via, le nostre memorie potranno essere utili a tante altre persone che si potranno ritrovare in situazioni analoghe alle mie e che potranno trovare ispirazione nelle mie parole. Ho visto i miei figli crescere e diventare adulti, scegliere la loro strada e affermarsi nelle loro imprese. Ho una moglie ritrovata dopo tanti anni di vite separate, che mi è al fianco da quando ho avuto più bisogno, cosa volere di più?».

A parlare – intervistato da Fabrizio Annaro, direttore de “Il Dialogo di Monza” – è Luigi Picheca, 59 anni, sposato e padre di due figli. Di professione chimico, da otto anni malato di Sla e costretto all’immobilità, respira con l’ausilio delle macchine, comunica con gli occhi e si relaziona con gli altri grazie a un computer speciale. Appassionato di calcio, cinema e musica, vive la sua condizione con serenità e pace interiore. «La sofferenza è una battaglia da vincere per vivere felici: la vinci accettandola – spiega -. Vinci la sofferenza se accetti le situazioni difficili in cui ti puoi trovare. La sofferenza non è il dolore, il dolore è un’altra cosa».

Luigi vive presso il Centro SLAncio di Monza, centro d’eccellenza in funzione da pochi mesi, specializzato nella cura e nell’accoglienza di malati di Sla e in stato vegetativo. Il suo sogno è «fare qualcosa di utile per gli altri, come ho sempre fatto».

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