Don Claudio Burgio, che animerà il dibattito nella seconda serata di Film Family, presenta “Il ragazzo con la bicicletta”: «Un film che parla dell’impegno educativo»

Locandina “Il ragazzo con la bicicletta'

«Tante famiglie trasmettono affetto, ma ciò che manca è la capacità di dare riferimenti educativi». Don Claudio Burgio è cappellano dell’Istituto di pena minorile Beccaria di Milano assieme a don Gino Rigoldi ed è fondatore e presidente dell’Associazione Kayròs, che gestisce comunità di accoglienza per minori e servizi educativi per adolescenti. Martedì 31 gennaio parteciperà alla seconda serata di Film Family 2012 – “Quando il cinema incontra la famiglia” -, iniziativa promossa dall’Associazione cattolica esercenti cinema Acec Milano, in collaborazione con Diocesi di Milano e Fondazione Milano Famiglie 2012, presentando il film Il ragazzo con la bicicletta (Jean-Pierre e Luc Dardenne, 2011) e animando il dibattito finale.

Don Burgio, perché consiglia di vedere il film Il ragazzo con la bicicletta?
Perché parla dell’impegno educativo, una sfida che cambia i ragazzi e allo stesso tempo gli adulti. Il protagonista, Cyril, è un dodicenne abbandonato dal padre e il film è tutto una ricerca del volto del genitore, che però a sua volta insegue una vita personale lontana dal figlio. Il padre abdica al ruolo educativo perché non si sente all’altezza. Così fa aumentare la rabbia del ragazzo, che pensa di averlo deluso fino a perderlo. A colmare questo vuoto arriva una figura sostitutiva, una donna che si lascia interpellare dalla contingenza dell’incontro. Si fa presto a demonizzare la figura paterna, il film invece mette in luce la figura femminile che accetta la sfida di una rapporto difficile. Una donna che non cerca una maternità sostitutiva, ma capisce l’esigenza e, pur non essendo madre, riesce ad accogliere il dolore.

Voler bene ai figli non basta?
No, e in ogni caso non bisogna esagerare. Naturalmente l’affetto è necessario, ma senza eccedere in un amore cieco, che estromette il ruolo educativo. Il “troppo affetto” rende gli adulti incapaci di accorgersi delle debolezze dei ragazzi. Ciò che manca ai giovani oggi non è il sentimento, quanto il sapersi accolti nell’errore. Una carenza che riscontro tutti i giorni nei ragazzi del Beccaria: hanno un codice affettivo molto sviluppato perché le famiglie, anche quelle più disagiate, riescono a trasmettere calore, eppure non sanno camminare per le strade della vita con equilibrio e fiducia.

Quali sono le situazioni che mettono alle strette genitori e figli?
I momenti di frustrazione, quelli in cui i genitori dovrebbero saper leggere l’errore e accogliere lo sbaglio dei figli. Si spendono tanti soldi per articolare progetti educativi, ma la cosa più importante sarebbe imparare a cogliere queste situazioni.

Quali indicazioni darebbe a genitori ed educatori?
Non mollare. A volte davanti ai comportamenti devianti l’abbandono appare come l’unica via d’uscita. Quando qualche ragazzo perde la strada si accusano subito genitori, insegnanti ed educatori di non essere stati all’altezza. Gli adulti però sono chiamati a sopportare la sfida e, come anche dice il film, a non sottrarsi dalle proprie responsabilità. Il compito educativo degli adulti e della famiglia inizia quando ci si fa carico del dolore dei ragazzi.

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