È il primo significato del segno della croce compiuto all’inizio della celebrazione, a cui si unisce quello della professione della fede e la sua dimensione comunitaria

A cura del SERVIZIO PER LA PASTORALE LITURGICA

segno della croce

«E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12, 32). Con queste parole Gesù indicava alla folla la sua futura morte di croce e ne specificava la dimensione gloriosa (l’innalzamento) e l’universale efficacia salvifica (attirerò tutti a me). La centralità del mistero della croce nell’opera della nostra salvezza è all’origine dell’uso liturgico del segno di croce nella Santa Messa: all’inizio della celebrazione; alla proclamazione del Vangelo; al momento della benedizione finale.

All’inizio della Santa Messa, terminato il canto d’ingresso, il sacerdote e i fedeli, restando in piedi, fanno il segno della croce, tracciandolo sul proprio corpo dalla fronte al petto, da una spalla (sinistra) all’altra (destra). Mentre viene compiuto il segno della croce, il sacerdote dice (o canta) le parole «Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo», che il popolo conferma con il suo «Amen», anch’esso detto o cantato. La bellezza e il valore di questo atto rituale che, per la sua ripetitività, può correre il rischio di non essere più vissuto e compreso nella sua straordinaria forza espressiva e comunicativa, meritano una sosta di riflessione.

Il segno della croce all’inizio della Santa Messa costituisce, anzitutto un atto memoriale del nostro battesimo. Nei riti di accoglienza della liturgia battesimale, il primo segno fatto dal sacerdote e, subito dopo, dai genitori e dai padrini, è il segno della croce e, nel momento dell’immersione nell’acqua, la formula sacramentale, fedele al comando di Gesù (cfr. Mt 28, 19), è proprio: «Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». Così, chi inizia la Santa Messa con il segno della croce è ricondotto al proprio battesimo per esprimere gratitudine a Dio per quel dono che lo ha reso figlio di Dio nella famiglia della Chiesa e per prendere consapevolezza più matura che egli si appresta a partecipare all’eucaristia proprio in forza della grazia battesimale.

In quanto «memoria del battesimo» il segno della croce all’inizio della celebrazione è poi una vera professione della fede cristiana, riassunta nei suoi due principali misteri: la salvezza dell’uomo nella morte di croce di Gesù; la Trinità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, vertice della rivelazione dell’unico vero Dio. Chi inizia la Santa Messa con il segno della croce dichiara, insieme a tutta l’assemblea dei fedeli, che egli crede che Dio ha salvato e redento il mondo mediante la morte di Croce di Gesù, perché in quella morte si rivela una volta per sempre la pienezza dell’amore di Dio per l’uomo. Ma anche, chi inizia la Santa Messa con il segno della croce professa la Trinità del Padre e Figlio e Spirito Santo, con la piena consapevolezza che ciò non va a compromettere in alcun modo la fede nell’unico vero Dio, ma ne dischiude la sua più intima verità. E questo non avviene in modo teorico, ma pratico, concreto e plastico: la croce tocca il corpo, lo segna, lo marca e lo impregna di sé; il nome delle tre persone divine viene scandito mentre la mano passa da un punto all’altro del nostro corpo, segnando in certo modo lo spazio fisico della presenza di Dio Trinità alla nostra vita. Il segno di croce, nella sua intima essenza, mi configura dunque a Cristo, mi fa cristiano, mi immerge nell’abisso insondabile di Dio, uno e trino. Perciò, scrive Romano Guardini, «lo facciamo prima della preghiera, affinché esso ci raccolga e ci metta spiritualmente in ordine, concentri in Dio, pensieri, cuore e volere».

Non va infine persa di vista la dimensione comunitaria del segno di croce, che fonde insieme gesto individuale e coralità. Il segno di croce infatti è sigillato dall’«Amen» di tutti i fedeli che, insieme, confermano con la loro voce la professione di fede trinitaria: credo in Dio e nella sua rivelazione; credo in Gesù Cristo e nella sua redenzione. E questa fede, che pongo a fondamento di tutta la celebrazione eucaristica, la professo con tutti i fratelli e le sorelle qui convocate, con tutta la Chiesa nella comunione dei santi.

Alla potenza di questo segno liturgico non può che corrispondere una particolare attenzione e cura nel modo di porlo, come si esprime, in modo ancora insuperato Romano Guardini: «Quando fai il segno di croce, fallo bene. Non così affrettato, rattrappito, tale che nessuno capisce cosa debba significare… Fallo bene: lento, ampio, consapevole. Allora esso abbraccia tutto il tuo essere, corpo e anima, pensieri e volontà, senso e sentimento, agire e patire, e tutto diviene irrobustito, segnato e consacrato nella forza di Cristo, nel nome del Dio uno e trino». 

 

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