Il cardinale Tettamanzi ha presieduto la messa di ringraziamento per la beatificazione del “buon Curato” Morazzone, nel segno di una “alleanza” tra la grande Milano e il piccolo paese lecchese

di Marcello VILLANI

Centinaia, forse più di un migliaio i lecchesi che hanno voluto ringraziare Dio, ieri sera, per la beatificazione del “Buon Curato di Chiuso”, avvenuta in Piazza Duomo domenica scorsa. A officiare la messa di lode al Signore nella chiesa di Santa Maria Assunta in Chiuso, l’arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, che ha concelebrato col vescovo di Mantova monsignor Roberto Busti.
Sotto l’antico organo un grande striscione: “Tu ci sei sempre stato per noi… Oggi noi siam qui x te Serafino Beato”. E il parroco della Comunità pastorale di Sant’Andrea e Santa Maria Assunta (Maggianico e Chiuso), don Adriano Bertocchi, ha espresso tutta la sua gioia per questo evento. Ricordando la cerimonia perfetta in Duomo e la allegra e composta allegria creatasi a Chiuso per la messa di ringraziamento, ha commentato: «Oggi tutto è diverso, ma non è cambiato assolutamente lo stato d’animo colmo di gioia e felicità non solo per don Serafino e gli altri beati: è la gioia di chi sa che il progetto di santità è serio. Per un anno intero non abbiamo indicato ipotesi, ma dei cammini. E ieri (domenica per chi legge, ndr), guardando i tre beati è nata la volontà precisa di percorrere un cammino di santità. Questa Eucaristia è in grazia al Signore e ci permette di guardare avanti». Rivolto al Cardinale e ai fedeli, don Adriano ha voluto ringraziare «Sua Eminenza e voi Eccellenze che concelebrate, oltre a tutti i fratelli. Nessuno è fuori da questo “grazie” che sovrabbonda dai cuori e non ci può essere luogo migliore per dire grazie a Dio e a don Serafino per quello che ha fatto e che ancora farà per noi».
Prima della processione con l’urna del Beato fino alla chiesetta dedicata al “Buon Curato” di Chiuso, l’Arcivescovo ha così esordito: «Questa sera la chiesa che ci accoglie è piccola, è troppo piccola, non ci contiene tutti, ma il cuore, il nostro cuore, è grande, molto grande ed è un cuore colmato dalla gioia del Signore. La stessa gioia che ha colmato il cuore di chi ha partecipato alla beatificazione dei tre beati in piazza Duomo. È una gioia vissuta nel segno dell’umiltà, della semplicità. Ci sentiamo in casa nostra, nella vostra parrocchia, questa sera». Tettamanzi ha poi parlato dell’alleanza tra la grande città di Milano e il piccolo paese di Chiuso, che ai tempi di don Serafino contava solamente 183 fedeli: «L’alleanza tra Milano e il paese di Chiuso è stretta perché è a Milano che Serafino è nato e cresciuto e ha ricevuto la santa Cresima, è a Milano che ha vissuto il cammino verso il sacerdozio e poi la vestizione, la tonsura; ha fatto il chierico delle messe in Duomo, poi è stato nominato sacerdote e, prima ancora di diventarlo, il suo paese di riferimento era Chiuso, di cui divenne parroco quando ancora non era stato nominato sacerdote».
L’Arcivescovo ha poi ricordato come la gioia espressa con il canto iniziale del Gloria a Dio nell’alto dei cieli sia il senso stesso «dell’essere qui questa sera: cantare la gloria di Dio ogni giorno perché ogni giorno ci offre i suoi preziosissimi doni. Il Beato Serafino è un dono del Signore e per questo sentiamo il bisogno di ringraziare Dio. Per la verità abbiamo sempre chiamato Beato don Serafino e dopo 189 anni questo titolo non è più solo il nostro titolo, ma quello che la Chiesa ha voluto affidare al Buon Parroco di Chiuso».
Ma c’è un altro motivo di gioia per il cardinale Tettamanzi: «È la gioia dei miei predecessori: di chi si è impegnato non solo a venerare il Beato Serafino, ma a diffondere la sua venerazione seguendo il Vangelo che lui ha incarnato nella sua persona, nella sua vita». Citati, dunque, il Beato Carlo Andrea Ferrari, che spazzò via tutti gli ex voto, ma portò all’attenzione il processo di canonizzazione di don Serafino, allora caduto nel nulla; quindi il cardinale Montini, e via via, fino al cardinale Martini e all’episodio che a Tettamanzi sembrò una sconfitta e oggi è una grande vittoria. «Proponemmo don Serafino Beato per il grande Giubileo del 2000 a Papa Wojtyla, ma non riuscimmo nell’intento. Oggi, però, quel tentativo è diventato realtà e anche per questo siamo pieni di gioia».

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