Monsignor Franco Agnesi, prevosto di Busto Arsizio, sottolinea l'impatto del varo del Fondo famiglia-lavoro sull’opinione pubblica ambrosiana

di Annamaria BRACCINI

fondo famiglia-lavoro

Rinnovare la solidarietà per una nuova stagione della convivenza civile, più serena, per una città su cui possa splendere un sole che, anche se tiepido, scalda. Una primavera sociale, insomma, come l’ha definita il cardinale Tettamanzi istituendo il Fondo famiglia-lavoro che in tutto il territorio della diocesi ha avuto un immediato riscontro.

Come spiega monsignor Franco Agnesi, prevosto di Busto Arsizio: «In un appuntamento tradizionalmente attesissimo dalla nostra gente, come il Te Deum di fine anno, sottolineando il senso l’iniziativa, ho notato grandissimo interesse, anche se può apparire un discorso ancora distante dalla realtà di Busto, centro benestante e non toccato, parrebbe, da una particolare crisi.

Tuttavia nella zona ci sono situazioni a grave rischio occupazionale come Malpensa e la piccola impresa in difficoltà…
Certo. La preoccupazione c’è e la prospettiva di perdere il lavoro per molti è vicina. Si può dire che l’appello dell’Arcivescovo abbia toccato la coscienza diffusa, incontrando qui anche l’attenzione degli amministratori locali, che si sono resi conto che questo tema deve essere affrontato a brevissimo termine.

Forse perché a Busto si è già iniziato a realizzare qualcosa di simile al Fondo?
Sì. Un aspetto molto interessante, infatti, è che fin dalla Quaresima 2008 in città si sia avviata, da parte della Caritas decanale, una raccolta di sostegno a famiglie in difficoltà identificate dalle parrocchie e, dunque, aiutate con un progetto mirato, come accadrà per il Fondo, e non attraverso finanziamenti “a pioggia”. In questo senso la proposta del Cardinale è caduta su un terreno già “preparato”, anche se con un’iniziativa non paragonabile a quella annunciata la notte di Natale.

Dai piccoli segni alle gocce, può alla fine creare il grande “mare” del farsi prossimo…
Come parroco ho proprio fatto questa riflessione. Vi sono tante espressioni della solidarietà: alcune anche di grande eccellenza, nate dall’intuizione di imprenditori che hanno messo a disposizione, con la loro fantasia, creatività e concretezza, beni ingenti. Oggi non è più possibile pensare che una singola persona possa affrontare un problema complesso quale la crisi. Occorre, quindi, mettersi insieme, cercare – come dice appunto l’Arcivescovo – di agire. Con tante gocce che possono dare l’esempio, incoraggiare altre gocce si creano rivoli, fiumi, i mari e gli oceani del bene. A fronte delle paure che si immettono spesso nel cuore della gente, esistono anche aspetti positivi che hanno una loro efficacia precisa.

Gli ambrosiani ancora con il coeur in man?
Penso proprio di sì. Tanto è vero che chi ha criticato il Cardinale non è ambrosiano. Forse bisognerebbe che, prima, si venisse a vedere cosa si fa nella nostra diocesi…

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