Due ebrei, Bruno Segre e Vittorio Robiati Bendaud, nella sala della comunità della Parrocchia di san Martino in Greco, dialogheranno e si confronteranno su ciò che David Hartman pensava dello stato ebraico

david hartman

Lo stato ebraico è il titolo di un saggio scritto nel 1896 da Theodor Herzl, padre del sionismo moderno.
Il sottotitolo indica l’opera come tentativo di una soluzione moderna alla questione ebraica. Dal 1896 a oggi ne sono cambiate di cose, ma molte continuano a ritornare forse perché non risolte, o forse perché domande aperte e come tali devono rimanere. Tanti altri pensatori e saggi hanno riflettuto e scritto sul fatto che gli ebrei oggi abbiano uno Stato, come David Hartman.
Lunedì 25 gennaio due ebrei, che si spendono molto per il dialogo ebraico-cristiano, Bruno Segre e Vittorio Robiati Bendaud, nella sala della comunità della Parrocchia di san Martino in Greco, dialogheranno e si confronteranno su ciò che David Hartman pensava dello stato ebraico.
«Ascoltare la dialettica che anima il dibattito sullo Stato d’Israele oggi è un esercizio non facile, ma prezioso – sottolinea don Giuliano Savina, parroco di San Martino -, per cogliere ciò che batte nel cuore di un ebreo quando parla di אֶרֶץ יִשְׂרָאֵל (Eretz Israel = terra di Israele). Siamo convinti che questo esercizio educhi anzitutto a riconoscere e rispettare l’altro nel suo modo di pensare e sentire, condizione irrinunciabile per un ascolto e un dialogo autentico; siamo altrettanto convinti che questo aiuti e incoraggi anche il dialogo cristiano-ebraico nato sul dramma della shoah».

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