Il 31enne bustocco fa parte della Nazionale amputati che partecipa al torneo iridato di calcio in programma in Messico dal 30 novembre al 7 dicembre

di Filippo GALLI

Stefano Sarvaggi

Non l’hanno fermato un osteosarcoma a 12 anni, la chemioterapia e le cure che non risolvono la situazione clinica: Stefano Starvaggi, 31 anni, di Busto Arsizio, amputato fin sopra il collo del femore, sarà l’alfiere del Comitato Csi di Varese ai Mondiali di calcio per amputati in programma in Messico (28 novembre – 8 dicembre). L’Italia vi partecipa per la prima volta, con la formazione nata in ambito Csi grazie alla tenacia di Francesco Messori, che chiese al presidente nazionale Massimo Achini di giocare a calcio pur con le stampelle. Il mister Renzo Vergnani parla di un “girone di ferro” per la nostra squadra, sorteggiata con Messico, Polonia e Georgia.

«Essere ai Mondiali è emozionante ed è come riprendere a giocare dove avevo lasciato, da portiere dei giovanissimi del Busto 81 – spiega Starvaggi -. Poi monosci con le stampelle, con qualche gara di avanzamento al Sestriere e il nuoto a livello agonistico, gareggiando sui 50 e 100 stile libero e avendo la fortuna di conoscere il campione paralimpico Federico Morlacchi». Papà di un bimbo che il 3 gennaio compirà 2 anni, impiegato tecnico in una multinazionale tedesca nella sede di Tradate, Sarvaggi ha lo sport nel cuore. «Cerco di praticare tutte le discipline che mi piacciono».

Il calcio era e resta il grande amore, ma come sei arrivato ai Mondiali?
Nel 2012 ho letto sulla Gazzetta dello Sport dell’iniziativa di Francesco Messori e l’ho contattato tramite Facebook. A giugno 2012 ci siamo incontrati per la manifestazione “Un calcio a modo mio” a Correggio: in campo sei squadre, in ciascuna un amputato. Ci siamo quindi rivisti in settembre in provincia di Latina e sempre con il nome “Un calcio a modo mio” e pian piano ci siamo resi conto che potevamo creare una Nazionale. Cosa che è avvenuta nella splendida cornice di Assisi, l’8 dicembre 2012, in una sala gremitissima, di cui ricordo ancora gli applausi, e dove ho conosciuto la nostra presidente Anna Manara.

Come si svolge la vita di questa Nazionale nata sul web?
Allenamenti una volta al mese e prima uscita in Francia, il 27 aprile 2013, seguita dal ritorno a Cremona contro i transalpini. Due partite non vinte, ma con progressi tangibili. A giugno 2014 vittoria 5-0 con la Germania e poi torneo in Polonia con quinto posto finale.

Come vive il gruppo della Nazionale?
Lavoriamo in perfetta sintonia, cerchiamo di imparare a giocare in un certo modo e di crescere giorno dopo giorno. Sappiamo di non partire da zero, ma sappiamo anche di avere ulteriori margini di miglioramento, che dobbiamo saper sfruttare.

Cosa significano Nazionale e Mondiale?
Si tratta di due esperienze fantastiche a livello personale e di squadra. Il primo obiettivo del Mondiale è quello di crescere come squadra; poi c’è quello di superare il girone, perché siamo tutti consapevoli che possiamo migliorare e centrare risultati importanti, per noi e per tutti gli amputati italiani. E poi rappresento ai Mondiali il Comitato di Varese: motivo in più per giocare bene e portare in alto il tricolore.

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