Il cardinale Scola ha conferito in Duomo, le Ordinazioni diaconali a ventitré candidati al presbiterato. Sedici gli ambrosiani cui si sono aggiunti sette giovani del Pime. «Tenete lo sguardo sempre fisso sulla roccia che è Cristo», ha ammonito l’Arcivescovo

di Annamaria BRACCINI

ordinazioni diaconali

Una scelta coraggiosa e libera, per la quale rendere grazie al Signore ed essere grati, in una vicinanza affettuosa, a chi la compie; a coloro, i ventitré candidati al Diaconato, che in Duomo davanti all’Arcivescovo e a tutta la Comunità, dicono il loro “Eccomi”, il “Sì, lo voglio”, impegnandosi, così, a divenire ministri di Cristo, ricevendo l’Ordine del Diaconato.

Tra i candidati, sedici sono i diocesani, che compiono così l’Ultimo step in vista dell’Ordinazione presbiterale, attraverso la quale, il 13 giugno, saranno i preti novelli 2015 della Chiesa Ambrosiana. A loro si aggiungono, oggi, sette diaconi del Pontificio Istituto delle Missioni Estere, chiamati a vivere il ministero della Missio ad gentes.

In una Cattedrale, resa luminosa dalla luce del mattino e in festa, ci sono i parenti, gli amici, chi ha accompagnato i Candidati nel cammino di questi anni, con i Superiori del Seminario, i parroci, molti preti che concelebrano così come i Vescovi ausiliari e i Vicari Episcopali in Altare maggiore.

La riflessione del Cardinale identifica subito il punto-forte del gesto che si sta compiendo e il filo rosso, che, suggerito dalle Letture, deve comporre la trama del presente e del futuro della vita consacrata di questi giovani. Uomini di età compresa tra i 24 e i 49 anni con esperienze e storie diverse, alle spalle, magari maturate per decenni in ambito lavorativo, ma tutte unite da quell’amore di Dio per il suo popolo di cui parla il profeta Osea.

«L’amore è l’antefatto radicale, l’orizzonte compiuto dell’esistenza. È la pietra angolare su cui poggia ogni passo del cammino della vita, anche se non sempre ne siamo consapevoli. Un amore, quello del Padre, che conosce bene la nostra fragilità, il nostro male, ma che non se ne lascia determinare, anche se siamo talmente superficiali che, nel quotidiano, spesso ci dimentichiamo di Dio». Un amore che chiama al servizio, secondo quanto la Liturgia dell’Ordinazione ricorda a più riprese: «ripetiamo tanto spesso questa parola, ma quanto poco la penetriamo nel suo autentico significato che è il “per sempre”, dono totale della vita per l’edificazione della Chiesa e per la salvezza del mondo», nota l’Arcivescovo.

E, qui, il richiamo è per tutti, specie per i chierici: «Quante volte anche noi ci teniamo a distanza dalla Chiesa, elevando ogni sorta di critica. Questo tempo di martirio che molti cristiani stanno vivendo, ci sveli quanto radicale sia il dono di sé cui siamo chiamati, e quanto debba essere totale, in particolar modo, se siamo ministri ordinati».

Una simile offerta di sé, insomma, la si può vivere solo «se la comunione con Cristo, che è incorporazione sacramentale, appartenenza “da cuore a cuore” a Lui nella comunità cristiana, diventa il fattore dominante della giornata, nella quale nessuna situazione, nessuna relazione potrà mai separaci dall’amore di Dio, nemmeno la circostanza più sfavorevole».

“Mai separati” – e la sottolineatura, con san Paolo, è scandita con particolare forza dal Cardinale –, perché «questa fedeltà non poggia sulle sabbie mobili della nostra zoppicante volontà, ma sulla granitica roccia della fedeltà del Crocifisso Risorto che fa eco all’amore di Dio che stabilmente ci dona il Suo Spirito».

È, infatti, il non venir “mai” meno della fedeltà di Dio rende possibile il “per sempre” della libera scelta umana, di cui è un segno eloquente il celibato ecclesiastico, come evidenza di un amore donato e testimoniato a tutto e a tutti in Dio.

Un “per sempre” che è tale, se è “qui” e “ora”: «la definitività a cui siete chiamati è il contenuto preciso di ogni “oggi” della vostra esistenza», dice Scola, quasi guardando negli occh,i a uno a uno, i Candidati. «Si ama per sempre, si serve per sempre, quando si ama e si serve oggi, qui e ora perché oggi voi decidete di volere il dovere del celibato per sempre e vi impegnate ad alimentare in tutti i modi il fascino di questa scelta – migliaia di persone attendono la vostra testimonianza – divenendo, appunto, testimoni di quanto sia bello, buono, vero seguire Gesù, Maria, i Santi alla lettera, sine glossa, senza aggiunte» .

Un esercizio, questo, certamente difficile, specie nel mondo di oggi e nel nostro tempo, di cui tutti siamo figli, e che si pone come una «salutare provocazione ad approfondire la vocazione personale che, pur nei differenti carismi e stati di vita, è una realtà comune a ognuno».

E, in conclusione, il pensiero è «per la comunione del presbiterio» che non può non interessare il Ministero stesso del prete: comunione ecclesiale e unità personale che «deve giungere, in questi tempi di grande cambiamento, al tentativo di una riforma vera e propria del clero, paragonabile alle grandi transizioni epocali. E questo – chiarisce il Cardinale – nel quadro di scelte pastorali che vedano nella famiglia il soggetto privilegiato dell’azione ecclesiale di parrocchie, comunità pastorali ed aggregazioni di fedeli».

Elementi decisivi, come ancora vengono definiti, «per favorire quella semplificazione delle nostre comunità di cui tutti sentiamo il bisogno. La preghiera a distanza, l’offerta della nostra vita sembrano, infatti, insufficienti a questo nostro tempo, in cui si ha una visione troppo psicologica della vicinanza a Dio.. Per garantire la potenza della comunione tra noi, fissiamo, invece, lo sguardo su di Lui». Come intendono fare, appunto, i sedici Candidati al sacerdozio 2015 che hanno scelto come loro motto, tratto dalla quinta preghiera eucaristica centrata a pieno sull’Eucaristia, “Tutto possiamo sperare dalla tua misericordia”. Diaconi che, in seminario, riceveranno la comunicazione, il prossimo 3 ottobre, della parrocchia di destinazione dove presteranno servizio per i prossimi mesi.

Poi, il “Sì, lo voglio”, le litanie dei Santi, l’imposizione delle mani e la preghiera di Ordinazione nel silenzio della Cattedrale, la vestizione degli abiti diaconali, la consegna del Libro dei Vangeli e la gioia dello scambio della pace anche con i genitori.

E, prima dell’applauso che suggella la Celebrazione, ancora un auspicio del Cardinale, che ricorda gli importanti appuntamenti che attendono la Chiesa universale. Il Sinodo straordinario sulla famiglia «cui tutti dobbiamo partecipare» e che si concluderà «con la grande gioia della beatificazione di Paolo VI»; il viaggio (che inizia nel pomeriggio) dello stesso Arcivescovo a Colonia, per l’850° anniversario della traslazione delle Reliquie dei Magi, «segno di quell’apertura universale della Chiesa», nella cui prospettiva, come Chiesa di Milano, il prossimo 7 ottobre vi sarà l’incontro con il cardinale O’Malley, arcivescovo di Boston, «quale prosieguo delle testimonianze sull’evangelizzazione nelle moderne metropoli». E tutto per andare davvero incontro all’umano nel grande campo che è il mondo.

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