Don Renzo Marnati, parroco del Santo Curato d’Ars, presenta caratteristiche e prospettive della sua comunità che attende la visita del cardinale Scola

di Cristina CONTI

Il parroco don Renzo Marnati spiega i motivi della visita del cardinale Angelo Scola mercoledì alla parrocchia Santo Curato d’Ars al Giambellino.

Come è nato questo evento?
Quest’anno celebriamo il 50° anniversario della consacrazione della nostra chiesa. In realtà il giorno esatto è stato il 19 ottobre scorso. Ma abbiamo lasciato al Cardinale libertà di scelta sulla data.

La crisi economica si è sentita molto sul vostro territorio?
Sì soprattutto tra gli anziani. Molti non riescono ad arrivare alla fine del mese. Cerchiamo di intervenire con la Caritas, ma si gioca sull’emergenza. Da alcuni anni abbiamo attivato un progetto di microcredito, che poi è sfociato nel Fondo Famiglia Lavoro della Diocesi. I bisogni infatti sono spesso cronici. Qualche intervento l’abbiamo fatto per risollevare situazioni nell’immediato, ma è difficile. Le stiamo provando tutte.

Giovani: a che punto siamo?
L’età media della parrocchia è alta. C’è un gruppetto di ragazzi che partecipa alle attività proposte dall’oratorio. L’affluenza più alta è in estate con circa 200 ragazzi compresi gli adolescenti che danno una mano. Dopo la maturità scolastica in pochi continuano a seguire perché quando inizia l’università il cammino gravita poi altrove.

Gli immigrati sono molto presenti?
Sì, ce ne sono molti, ma la loro presenza è estemporanea, non ci sono vere e proprie comunità organizzate. Ci sono poche occasioni per vedersi. Dalla nostra chiesa fino a piazza Tirana, per esempio, si trovano solo negozi stranieri: bar cinesi e attività commerciali arabe. Eppure è difficile avere contatti con queste persone. Abbiamo attivato un doposcuola che frequentano soprattutto ragazzi provenienti dall’istituto di via Vespri Siciliani, che conta ben 15 nazionalità. Gli stranieri appena arrivati vengono mandati qui per ricevere un aiuto nei compiti.

E gli anziani sono molti?
Sì. Per loro abbiamo attivato da diversi anni un Centro d’ascolto dedicato. L’attività prevalente è quella di accompagnarli per visite mediche ed esami nei due ospedali più vicini: il San Carlo e il San Paolo. Le due strutture infatti sono raggiungibili in dieci minuti in auto, mentre con i mezzi ci vuole addirittura un’ora. A Natale organizziamo un pranzo alle 12 per chi rimane da solo. Cerchiamo insomma di fare iniziative significative per contrastare la solitudine: in estate infatti nella nostra zona quasi ogni anno ci sono casi di persone anziane morte in casa e ritrovate dopo un mese.

 

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