La testimonianza di don Sergio Zambenetti, responsabile della Comunità pastorale "Maria Regina di tutti i santi" di Casatenovo

di Pino NARDI

Don Sergio Zambenetti

«La Comunità pastorale è un’esperienza ancora faticosa, perché nella mentalità della gente, ma anche nella nostra di preti, dobbiamo cambiare un po’. Però nel complesso ritengo che sia davvero positiva: pur con tante difficoltà stiamo scoprendo tanti aspetti belli. Sono convinto che siamo sulla strada giusta. L’ho detto alla gente: di cosa dobbiamo lamentarci? Cerchiamo di fare quello che possiamo e di farlo bene, perché siamo qui per far crescere il regno di Dio». Ha una punta di ottimismo, don Sergio Zambenetti, responsabile della Comunità pastorale “Maria Regina di tutti i santi” di Casatenovo, nel Lecchese, costituita da cinque parrocchie.

Qual è il bilancio a due anni dalla nascita?
Abbastanza buono, perché si stanno scoprendo anche lati belli di questa nuova realtà: la collaborazione tra le parrocchie per la pastorale giovanile, soprattutto nelle comunità che non avevano un cammino specifico.

Quindi è stato un sostegno?
Sì. Per gli educatori e i catechisti la possibilità di incontrarsi e di fare un cammino unico formativo è senz’altro positivo. Poi dobbiamo tenere presente che le parrocchie appartengono allo stesso Comune. Questo aiuta, perché i ragazzi delle medie, per esempio, vanno nella stessa scuola quindi è possibile ritrovare i propri compagni. Anche se la catechesi viene mantenuta nelle singole parrocchie, alcune iniziative comuni sono un modo per allargare gli orizzonti e uscire dal particolarismo.

Quanto pesa il campanilismo parrocchiale?
Un po’, perché le tradizioni sono ancora molto vive. Come Comunità pastorale abbiamo cercato di non annientarle inserendole in un cammino globale. Abbiamo fatto la scelta della gradualità e dei piccoli passi, credo sia una vincente.

Come rispondono i laici?
Se ho potuto portare avanti questa Comunità pastorale è perché ho trovato una viva corresponsabilità dei laici, una partecipazione molto attenta. Così si rendono conto maggiormente che la parrocchia non è fatta solo dal prete, ma anche da loro.

Avete in cantiere qualche iniziativa?
Alcune le abbiamo già realizzate. Una piccola riduzione delle Messe. Poi la Settimana eucaristica che ha sostituito le 5 Quarant’ore nelle singole parrocchie. Durante la Quaresima una Via Crucis preparata dai giovani, che coinvolge tutti. A maggio, pur mantenendo i diversi Rosari nelle parrocchie, proponiamo un pellegrinaggio serale a un Santuario di tutta la Comunità. Una processione cittadina del Corpus Domini: l’iniziale ritrosia è stata superata quando ci si è accorti che una sola iniziativa diventava il segno di un popolo numeroso e unito. I Sacramenti: abbiamo mantenuto la Prima Comunione nelle singole parrocchie, mentre la Cresima viene conferita a tutti i nostri ragazzi insieme. Dopo Natale vorremmo continuare la catechesi per gli adulti.

«Come cambia essere prete»

Come cambia essere prete in una Comunità pastorale? «Mi piacerebbe avere un contatto continuo con le persone, con i malati, ma non posso – risponde don Bruno Meani, responsabile di “Maria Madre della Chiesa” di Laveno Mombello, nel Varesotto -. Per questo stiamo preparando diverse persone, perché qui non c’erano, ai vari ministeri, come quelli straordinari dell’Eucaristia. Questo permette di scoprire di essere punto di riferimento e motore che favorisce l’unità coinvolgendo persone disponibili come lettori o animatori liturgici. Stiamo stimolando le persone a collaborare, a ritrovare il gusto e la passione a vivere missionariamente la loro fede. Ed è una grande opportunità di maturazione per capire meglio la mia vocazione di essere al servizio della Chiesa diocesana e universale, dentro una modalità che aiuta a capire questa dimensione».
La Comunità pastorale è partita il 1° gennaio scorso e comprende 3 delle 4 parrocchie di Laveno Mombello, in attesa di fare un’unica Comunità del territorio comunale. Il direttivo è formato da 3 preti, una suora, un diacono e un laico responsabile della pastorale giovanile. «Ci incontriamo ogni 15 giorni, per valutare i passi da fare. Abbiamo approvato un progetto pastorale parrocchiale in una riunione dei consigli pastorali delle tre comunità. Da ieri sono partite assemblee nelle singole parrocchie per discutere di questo, per ragionare insieme di come evolve».
«Èun processo in movimento – continua don Meani – che ci vede già partecipi nella condivisione di alcuni momenti comuni, che andiamo a valutare e a pesare perché si vuole tenere presente le storie diverse delle varie parrocchie». Uno strumento utile per fare unità diventa allora il giornale della comunità: «È partito il nuovo mensile, che prevede alcune pagine che riguardano l’intera Comunità pastorale, altre che raccontano le attività delle varie parrocchie».
E le difficoltà e i campanilismi? Taglia corto don Bruno: «È una situazione che passa attraverso le persone, alcune magari hanno un ricordo di queste “contrapposizioni”. È un processo che lentamente si è mosso e che cerchiamo di farlo maturare. Ma non ci sono grandi resistenze». Laveno Mombello ha la peculiarità di essere una “grande parrocchia” di confine. Ammette il responsabile della Comunità: «È un problema per ora, perché non ci conosciamo ancora con i preti della zona che fanno parte della diocesi di Como. Stiamo cercando i modi per conoscerci e valutare insieme come collaborare. Finora si limita a un servizio che diamo per i corsi di preparazione al matrimonio». (p.n.)

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