Il cammino delle Chiese cristiane per l’unità è l’annuncio di salvezza che il nostro tempo attende. E la nostra preghiera si fa grido, ha detto il card. Scola alla cerimonia di apertura della Settimana di preghiera per l’unità

di Rosangela VEGETTI

scola

«Se apro le porte della mia chiesa non posso più richiuderle», ha detto il pastore Martin Ibarra, presidente del Consiglio delle Chiese cristiane di Milano, inaugurando la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2012 nella Basilica di San Carlo al Corso, mercoledì 18 gennaio. Molti i ministri e i fedeli presenti, provenienti da diverse comunità delle 17 Chiese cristiane che compongono il Consiglio milanese. A presiedere c’era il cardinale Scola che ha ringraziato tutti per averlo invitato alla celebrazione, a pochi mesi dal suo insediamento sulla cattedra di Ambrogio.

Un appuntamento consueto che però ogni anno si presenta nuovo e carico di forza innovativa; quest’anno il tema centrale della Settimana – Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore (cfr. 1Cor 15,51-58) – è stato scelto e preparato da una comunità ecumenica polacca e in tutto il mondo cristiano si prega sugli stessi testi e si innalzano le stesse invocazioni. È sempre toccante l’esperienza di comunione tra le Chiese che «evoca il mistero della Trinità» ha detto Ibarra ed è testimonianza vivente per l’intera città: se oggi preghiamo per l’unità dei battezzati, certamente il Signore ci spingerà ad andare oltre verso ulteriori traguardi, nonostante le tante nostre incertezze e fragilità.

Proprio in questo momento storico «in cui sembra che corruzione e morte dilaghino nelle società del nord del mondo – ha sottolineato il cardinale Scola – dove conosciamo il morso della fragilità, l’incapacità di amare, la difficoltà di molte famiglie, l’urto di troppa miseria che attanaglia gruppi di popolazione, mentre guerre e violenze sembrano non finire, abbiamo bisogno di liberazione». E la vittoria di Cristo sulla morte e sul peccato è un immenso dono che ciascuno può conoscere e riconoscere nel disegno salvifico che si è compiuto ed è culminato nella Pasqua. «La nostra preghiera si fa grido che condividiamo con tutti gli uomini. Oggi al Padre rivolgiamo questo grido – ha detto l’Arcivescovo – nella certezza che tutti saremo trasformati» perché la nostra speranza è Gesù Cristo che è risorto e in lui prende certezza anche la nostra resurrezione.

«Cristo crocifisso e risorto è Dio ed è presente tra noi: in questo annuncio sta il fondamento dell’unità». State saldi nella fede, si legge nella lettera di Paolo ai Corinti, e la solidità della nostra fede sta nella vittoria di Cristo di cui siamo segni e testimoni. Di qui l’invito che si fa incoraggiamento e fiduciosa aspettativa, di proseguire sulla strada dell’unità che, nonostante momenti di affaticamento, non può venir meno ed è l’annuncio del Risorto che uomini e donne di oggi attendono. «Mostrare la vittoria del Risorto è il nostro impegno, intrinseco e imprescindibile della nostra fede – ha detto il cardinale Scola – e ci chiede di pagare di persona», con la conversione e l’azione di carità.

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