Il vicario episcopale monsignor Carlo Faccendini presenta la Zona VII, che l’Arcivescovo visiterà giovedì 27 ottobre

di Pino NARDI

Monsignor Carlo Faccendini

È stato per decenni un polo industriale di primo piano. Ma oggi le grandi trasformazioni stanno cambiando il volto della Zona pastorale VII di Sesto San Giovanni. E la crisi colpisce duro. Sarà qui il cardinale Scola giovedì 27 ottobre. Una realtà costituita da 66 parrocchie, 6 decanati, 7 comunità pastorali, 128 preti tutti «in prima linea», 6 diaconi permanenti. In queste città sono presenti anche alcune congregazioni religiose: i Salesiani a Sesto hanno una delle scuole cattoliche più frequentate d’Italia e gestiscono due parrocchie. Poi i Clarettiani a Segrate con una parrocchia a Rovagnasco e un monastero di clausura a Dugnano delle Terziarie Regolari Francescane. Ne parliamo con monsignor Carlo Faccendini, vicario episcopale della Zona.

Quale volto di comunità cristiana incontrerà l’Arcivescovo nella Zona VII?
Incontrerà comunità cristiane che vivono in contesti molto complessi e difficili, che abbracciano la periferia Nord-est di Milano, segnati dalla crisi, dall’immigrazione, dalla mancanza del lavoro, dai problemi sociali. Però comunità fresche, vive, punti di riferimento per la gente e un clero sicuramente dedito, in gioco, preti bravi che nonostante si trovino a vivere un ministero non immediatamente gratificante, sono presenti e molto coinvolti, un importante punto di riferimento per le parrocchie, ma anche per chi non è cristiano.

Quanto la crisi economica colpisce le famiglie in una realtà come quella di Sesto?
Moltissimo. Qui ci sono ditte che sono state costrette a chiudere, alcune sono state anche seguite e accompagnate dalla comunità cristiana. Abbiamo avuto una richiesta notevole dalle famiglie di accedere al Fondo famiglia-lavoro: più di mille le richieste, ne sono state accontentate oltre 700. Quindi un disagio molto grande. Mi risulta poi di difficoltà a trovare casa, perché i prezzi sono molto alti. Inoltre c’è una parrocchia a Cinisello, San Pietro Martire, che ha una percentuale di immigrazione pari al 65%. Il parroco si trova ad affrontare una serie di problemi, molto presenti su tutto il territorio.

Rispetto all’immigrazione la comunità cristiana risponde con l’accoglienza?
Molto. Esiste tutta una serie di iniziative per coinvolgere gli immigrati. Ormai si sta passando lentamente dalla fase dell’emergenza a una per cui è la pastorale ordinaria a misurarsi con la presenza, a volte forte, di immigrazione.

Nelle vostre comunità c’è un laicato presente, partecipe, impegnato?
È mediamente un laicato molto presente, ben formato, soprattutto in alcune realtà. Ad esempio a Cinisello trovo contesti di eccellenza. Abbiamo curato molto in questi anni la formazione, anche culturale,  con un’attenzione specifica al socio-politico. In Zona esistono tre proposte culturali di eccellenza: la scuola di teologia per laici che quest’anno ha iniziato il nuovo corso a Varedo; il corso biblico che da anni funziona a Sesto e poi una sorta di Master in teologia a Cernusco, dove si è concluso quest’anno a marzo il primo percorso quinquennale per laici di formazione alla teologia.

E i giovani sono presenti?
Sul fronte giovanile facciamo fatica. A livello di ragazzi fino all’età dell’iniziazione e della preadolescenza abbiamo ancora gli oratori che funzionano e sono anche molto frequentati. D’estate in maniera straordinaria: i nostri oratori feriali sono veri “miracoli”, con 500-600 ragazzi. Anche alla domenica l’oratorio è capace di proposta e di essere un luogo accogliente. Come dicevo, a livello giovanile invece facciamo un po’ di fatica, anche se in ogni Decanato non manca una proposta ben articolata di catechesi e di incontri per i giovani. È significativo anche che un discreto numero di tutti i Decanati della Zona abbiano partecipato alla Gmg. Però mi accorgo di qualche sofferenza da parte dei giovani preti da questo punto di vista.

C’è qualche iniziativa significativa o progetti in cantiere?
La costituzione di quattro centri dislocati nella Zona per permettere alle coppie dal cuore ferito (coppie in crisi, separati, divorziati) di incontrarsi per momenti di formazione spirituale. Abbiamo proposto e articolato in maniera molto precisa a Cernusco sul Naviglio, dove ormai funziona da qualche anno; quest’anno partiranno incontri per le coppie dal cuore ferito a Cassina Amata di Paderno Dugnano; un’altra sede di incontri sarà a Sesto e un’altra a Cinisello.

Scuole dei salesiani, da 50 anni rappresentano un polo di eccellenza

Un polo formativo di eccellenza, una lunga storia alle spalle. Il cardinale Scola incontrerà i 150 docenti dell’Istituto scolastico dei Salesiani di Sesto San Giovanni, nel pomeriggio di giovedì. Sarà l’occasione per conoscere da vicino una realtà che da oltre 50 anni ha formato intere generazioni di studenti che hanno fatto grande il polo industriale di Sesto, di realtà come Breda, Falck, Ercole Marelli e Magneti Marelli. Oggi i numeri continuano ad essere notevoli: oltre 1900 studenti; 450 nelle scuole di primo grado (medie); 300 nella formazione professionale (operatore meccanico, elettrico e alla riparazione dei veicoli a motore); 1150 nella scuola di secondo grado (superiori), suddivisi tra i licei (scientifico, scienze applicate e scienze umane) e l’istituto tecnico (elettrotecnica, elettronica, informatica, telecomunicazioni, meccanica, meccatronica, energia).

«C’è molta attesa tra gli insegnanti per la visita dell’Arcivescovo – sottolinea don Enrico Castoldi, direttore delle Opere sociali don Bosco -. Tra loro c’è chi vive diverse difficoltà, come coloro che non possono avere ancora l’abilitazione all’insegnamento e si trovano in una forma di precariato, di conseguenza la garanzia del posto di lavoro è molto debole. Dall’altra parte la preoccupazione di fronte a una legislazione scolastica sulla responsabilità civile che diventa sempre più pesante». «La nostra è una scuola privata, ma paritaria in grado di fornire lo stesso servizio della scuola statale – continua il direttore -. Ma da questo punto di vista manca un riconoscimento. Registriamo le difficoltà delle famiglie dei ragazzi che invece potrebbero sperare in formule diverse di aiuto».

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