Ottomila fedeli appartenenti alle varie Cappellanie dei migranti hanno partecipato alla Festa dei Popoli in Duomo. L’Arcivescovo: «Restate fedeli alle vostre comunità ed entrate nelle nostre realtà parrocchiali e associative»

di Annamaria BRACCINI

festa dei popoli

Il Duomo che diviene il simbolo, quasi un microcosmo tra le navate, della Milano che vive, lavora, respira, soffre ogni giorno nella città multietnica e pluriculturale. È la Festa dei Popoli, e appunto in Cattedrale il Cardinale presiede la celebrazione eucaristica che vede riuniti oltre ottomila fedeli, provenienti oggi da ogni parte della diocesi, ma originari di ogni parte del mondo: dall’Africa al Medio Oriente, dall’America Latina al Sud Est Asiatico e all’Estremo oriente, ci sono tutti, con gli stendardi, le bandiere e rappresentano le 25 Cappellanie cui fanno riferimento gli immigrati (in diocesi oltre 400 mila, di cui la metà cristiani).

Nel giorno dell’Epifania di Gesù ai Magi, inizio della manifestazione del Signore alle genti, il Duomo si colora così di costumi tradizionali, suoni, canti e danze; si legge la Parola di Dio in varie lingue, si prega insieme per la salvezza, ciascuno con le invocazioni e le melodie tipiche della propria terra di origine.

Siete «carissime sorelle e fratelli», dice subito l’Arcivescovo, cui sono accanto i Vicari episcopali, monsignor Bressan (che rivolge un saluto iniziale) e monsignor Tremolada, il responsabile della Pastorale dei Migranti don Giancarlo Quadri e più di trenta concelebranti, tra cui molti cappellani delle comunità straniere.

«La migrazione è un pellegrinaggio di fede e di speranza – sottolinea ancora il Cardinale, riprendendo il titolo di questa Festa 2013 – perché la vita è sempre, in senso cristiano, un pellegrinaggio. Ma per voi che avete lasciato i vostri cari e le vostre case, alla ricerca di un lavoro e di un’esistenza dignitosa, ha un significato ancora più pieno».

Il silenzio in Duomo, appena scalfito da qualche voce dei moltissimi bambini arrivati con i loro giovani genitori, è il segno di un dialogo che coinvolge chi è peruviano o filippino, cinese o giapponese, del Togo o ucraino, o, magari, milanese in tutto, essendo nato qui, perché – lo nota Scola -, siamo già alla seconda o terza generazione. Ma il discorso riguarda tutti: «Siete il futuro di questa città, i tanti giovani che vedo e i bimbi lo testimoniano. Voglio dirvi il bene che vi vogliamo, come Chiesa di Milano, e invitarvi a sentirvi a casa, nelle nostre terre, sempre più insieme».

La parola “insieme” è il filo rosso che lega l’intera riflessione del Cardinale il quale non si nasconde, tuttavia, le difficoltà. «Penso alla vostra fatica, quando lavorate, studiate, quando incontrate ancora delle resistenze all’accoglienza. Ricordate che Dio è vicino nei momenti di prova e che senza di Lui, il lavoro reifica, non esiste vera festa, non si costruisce la famiglia. Come il pellegrinaggio dei Magi non fu facile, così anche noi oggi siamo chiamati a cambiare di fronte a questo Signore che si fa bambino, a cambiare il cuore, con la grazia della speranza e nella carità. Con San Paolo, dobbiamo vivere con sobrietà, giustizia e pietà».

Poi, dopo l’invito ai genitori a passare alle nuove generazioni il grande dono del battesimo, «che ci fa tutti figli dell’unica, grande famiglia umana», l’Arcivescovo si rivolge direttamente ai giovani. «Siete – scandisce – oggetto e soggetto di una grande speranza, siete le forze fresche della nuova Milano, dell’Europa, di questo vi siamo grati. Restate fedeli alle vostre comunità ed entrate nelle nostre realtà parrocchiali e associative, questo è il compito. Sentitevi a casa vostra e crescete insieme con i nostri ragazzi». Un radicarsi che è, al contempo, rimanere fedeli alle origini, alle tradizioni sotto il grande cielo dell’universalità – “cattolico” significa appunto questo – nella fede.

E, alla fine, dopo qualche “strappo” alla liturgia e alla austerità del Duomo, dopo la danza all’offertorio delle graziose ragazze dello Sri Lanka, i canti natalizi del coro dei bimbi filippini, la testimonianza di due giovani, un tredicenne peruviano e una diciannovenne filippina, i bambini che corrono all’altare maggiore, circondando un Cardinale che pare lui per primo commosso. La più bella “foto di famiglia” di questa nostra terra e Chiesa ambrosiana fatta di tanti colori e storie.

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