L’appuntamento con l’Arcivescovo per sacerdoti, religiosi e laici è alle 21 al Cineteatro Excelsior di Erba. Parlano i due Decani, don Isidoro Crepaldi e don Virginio Resnati

Don Isidoro Crepaldi

I Decanati di Erba e di Asso attendono la visita pastorale dell’Arcivescovo, in programma sabato 6 febbraio. L’appuntamento col cardinale Scola, per sacerdoti, religiosi e laici, è alle 21 al Cineteatro Excelsior, la Sala della comunità di Erba in via Diaz 5. Ne parliamo con i due Decani.

Erba: il senso comunitario per vincere l’individualismo

Provincia di Como, Zona pastorale di Lecco, Diocesi di Milano, punto di riferimento per l’Alta Brianza e porta d’accesso della Vallassina. Sono molteplici i volti che concorrono a formare l’identità civica ed ecclesiale di Erba, città a cui fa capo il Decanato dal 2 luglio 2015 guidato da don Isidoro Crepaldi (dal 2006 parroco dei Santi Biagio e Sebastiano a Monguzzo): 36 parrocchie (con 4 Comunità pastorali e 6 Unità pastorali), sparse in 24 Comuni per un totale di oltre 86 mila abitanti. «Un territorio vasto, articolato e popoloso, un impegno che richiede fatica anche per “fare comunione” tra noi presbiteri, perché in alcune parrocchie persistono caratteri di autoreferenzialità – ammette Crepaldi -. Ma si cerca di lavorare di comune accordo, perché ritrovarci, dialogare, confrontarci, non è mai tempo sprecato…».

Come vi siete preparati all’incontro con l’Arcivescovo?
Come è stato fatto anche in altri Decanati, abbiamo preparato una “griglia” di rilettura delle sue Lettere pastorali («Educarsi al pensiero di Cristo», «La Comunità educante» e «Il campo è il mondo» sono quelle di cui si è registrata una maggiore ricezione), consegnata ai sacerdoti e ai membri del Consiglio pastorale decanale per un confronto a ruota libera in entrambi gli ambiti, presbiterale e laicale, dove ognuno ha riportato anche le risultanze del lavoro svolto nella propria parrocchia. Questa fase di riflessione e di discernimento è poi confluita nella relazione finale consegnata al Cardinale.

E con quali aspettative accogliete la sua visita pastorale?
Come abbiamo specificato nella relazione, gli chiediamo di “scaldare” il cuore alle nostre comunità, di rimotivarci a vivere il Vangelo come Chiesa del Signore, di fornirci qualche indicazione per il cammino di apertura missionaria per le nostre parrocchie e di riaccendere la speranza in un momento di confusione generale, dove vengono al pettine diversi nodi culturali ed ecclesiali, evidenziati spesso dallo stesso Cardinale: l’indebolimento della fede negli adulti, le criticità della pastorale giovanile, la trasformazione dell’iniziazione cristiana…

Negli ultimi anni sono state costituite numerose Comunità e unità pastorali. Come è stata vissuta questa trasformazione? E come si vive la Pastorale d’insieme?
È una fase in continuo divenire, con alcuni ambiti che funzionano meglio (come la formazione dei catechisti riattivata anche sulla base degli stimoli forniti dalla Diocesi, quella degli operatori liturgici e quella degli animatori dell’oratorio) e altri meno, soprattutto a motivo di alcune abitudini e tradizioni consolidate (penso alle feste patronali e ad altri momenti liturgici nei quali ogni parrocchia, giustamente finché è possibile, fa ancora per conto suo). Non mancano comunque casi positivi di collaborazione in ambito decanale: per esempio sono in atto diverse sinergie tra i gruppi missionari, tra le commissioni che promuovono il Mese della Pace, tra le corali parrocchiali per appuntamenti comuni; durante la Quaresima si organizza insieme la Via Crucis per i martiri missionari…

Un aspetto della vita pastorale di cui siete particolarmente soddisfatti? E dove invece si potrebbe fare di più?
Il fronte caritativo è decisamente vivace, con tante realtà che ruotano attorno alla Caritas: per esempio «Mani Aperte» (associazione che offre pasti a persone in difficoltà), «Meglio Insieme» (che assiste persone con disagio psichico) e poi tutta l’opera di accoglienza degli immigrati, sia in strutture parrocchiali, sia in famiglia. L’Azione Cattolica svolge un lavoro rilevante soprattutto nella formazione degli adulti attraverso corsi biblici e la lectio divina. La realtà più problematica è sicuramente quella della pastorale giovanile, dove si opera con grande fatica. Non perché i giovani non siano buoni o generosi, ma perché tendono a ripiegarsi su loro stessi, in un individualismo che va talvolta a scapito della crescita della comunità. I giovani sono presenti e attivi in diverse realtà sociali e di volontariato (Croce rossa, Protezione civile, Pro loco…), molto meno nell’ambito ecclesiale. In oratorio magari danno una mano all’attività estiva o sportiva, ma non all’opera educativa continuativa dell’anno pastorale. Insomma, non si fanno carico in prima persona del futuro della loro comunità. Se in passato bastava lavorare nella propria parrocchia per garantire linfa alla vita della Chiesa, oggi, senza condivisione e collaborazione fra parrocchie, diverse iniziative rischiano di venire meno.

E quale contributo allora può dare la Chiesa locale alla vita sociale del territorio?
Un contesto come il nostro, di generale benessere, rischia di favorire un certo individualismo, con reali forme di “chiusura”: senza un’opera educativa di consolidamento dello spirito di comunione, il rischio forte è anche quello della paura di fronte a fenomeni come l’immigrazione, di giudizio nei confronti dell’altro. Ecco, di fronte a questo sentore sociale e culturale non ci si è seduti, tutt’altro, stiamo lavorando perché «la carità diventi cultura», come ci chiede l’Arcivescovo.

di Mauro Colombo

Asso: sostenere le famiglie nella sfida educativa

Un incontro diretto con i fedeli, con la possibilità di dialogare sui temi più cari alla gente. È questa la formula della visita pastorale che il cardinale Angelo Scola ha in corso in tutta la Diocesi e che nella serata in programma sabato 6 febbraio al CineTeatro Excelsior di Erba riguarderà anche il Decanato di Asso. Dopo l’appuntamento con l’Arcivescovo la visita proseguirà nelle settimane successive con altri incontri sul territorio.

«Siamo un Decanato di 13 parrocchie che complessivamente raggiungono una popolazione di circa 16 mila abitanti sparsi in 11 Comuni – spiega don Virginio Resnati, decano di Asso -. Solo due parrocchie superano i tremila abitanti. Tre parrocchie sono riunite in Comunità pastorale; tra le altre, molte, soprattutto le più piccole, attuano diverse forme di collaborazione per varie attività della vita pastorale. Il presbiterio decanale è costituito da dieci sacerdoti, tra i quali cinque sono parroci, due sono amministratori parrocchiali, uno è residente, uno segue la Pastorale giovanile con incarico in tutte le parrocchie del Decanato e uno serve la Chiesa secondo l’esperienza monastica ambrosiana nell’Oasi di San Francesco a Canzo».

Un insieme di diverse comunità, quindi, che stanno vivendo un momento di trasformazione e un’occasione di crescita. «In effetti la nomina di tre nuovi parroci nel presbiterio per otto delle tredici parrocchie non è cosa da poco: siamo come un organismo che si è rinnovato in una sua larga parte – rileva il Decano -. Essendo pochi su un territorio relativamente esteso, intuiamo come sia fondamentale continuare a cercare di lavorare assieme, costruendo occasioni e percorsi che poco alla volta riescano a creare un unità di intenti e di fatti».

In questo senso è da apprezzare e sostenere il lavoro paziente condotto dalla Pastorale giovanile. Da qualche anno, poi, in seno alla commissione Caritas è nato il Centro di ascolto decanale, che rende l’azione caritativa più efficace e incisiva, mettendo in atto un aiuto concreto ai veri poveri e sostenendo anche le comunità più piccole, che da sole non potrebbero raggiungere risultati apprezzabili. «Anche nel nostro Decanato i casi di vero bisogno e necessità non mancano, e riguardano sia gli italiani, sia gli stranieri – sottolinea don Virginio -. Ci siamo accorti che l’impegno di ascoltare e comprendere i veri bisogni aiuta anzitutto chi si mette a servizio dei più poveri. Allo stesso tempo abbiamo scoperto come anche qui da noi la crisi economica abbia segnato in modo particolare quanti erano già in situazione precaria per il lavoro o per la situazione familiare». E conclude: «Pensando al nostro Decanato e all’insieme di famiglie e di persone che vi abitano, balza subito all’occhio la fatica, ma anche la necessità di offrire cammini significativi di crescita soprattutto per le famiglie, che si trovano ad affrontare la sfida, per non dire l’emergenza, di educare le giovani generazioni alla vita buona del Vangelo».

di Veronica Todaro

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