In un intenso pomeriggio vissuto a Baggio, l’Arcivescovo in tre diversi momenti ha incontrato gli abitanti del quartiere, invitando «a non perdere mai, anche nelle difficoltà, la speranza»

di Annamaria BRACCINI

Baggio_Sant'Apollinare

«Chiediamo che la questione della casa sia affrontata a livello nazionale in termini diversi rispetto alle scelte compiute negli ultimi anni e, in secondo luogo che il soggetto più naturale di questa interlocuzione, il Comune, diventi il fattore di coordinamento per trovare strade di soluzione. Noi possiamo, come Chiesa, offrire il lavoro dei sacerdoti, dei volontari, delle suore, delle nostre Comunità e Associazioni in questi quartieri che sono molto provati, ma dobbiamo imparare tutti a giocare la nostra responsabilità in maniera diretta. Siamo solidali con voi, capiamo la fatica in cui vivete, ma qui si devono equilibrare due diritti».

A spiegare così, in maniera chiara, il suo pensiero, è il cardinale Scola che arriva in via Quarti, zona problematica nel cuore della già complessa periferia di Baggio, tra i palazzoni dell’Aler, nel territorio della parrocchia Sant’Anselmo, dove uno degli abitanti gli dice subito: “Il lavoro è un diritto, la casa è dignità, non vogliamo altro che questa dignità”.

La visita, accompagnata dal parroco don Giuseppe Nichetti, è ai locali de “Lo Stanzino”, dove operatori e volontari della cooperativa “Filo di Arianna”, promossa da Caritas Ambrosiana, accolgono i ragazzi che abitano nel quartiere e aiutano le famiglie. I bambini e i ragazzi con i loro genitori sono tanti, tantissimi attorno all’Arcivescovo che, prima, scherzosamente gioca a calcetto con alcuni di loro, e poi, di fronte agli adulti e ai giovani, non si nasconde i problemi e, talvolta, i drammi di questa gente spesso esasperata.

«Siete, siamo nella prova, in modo specifico in questo quartiere, per la situazione della casa a cui ogni famiglia ha diritto. Vi chiedo – scandisce il Cardinale, rivolgendosi agli abitanti che sono ormai una piccola folla e anche a chi si affaccia dai balconi – di stare uniti, di vincere la tentazione di cedere alla violenza, di essere solidali in modo da scegliere ogni giorno la cosa più difficile, il bene e non il male, ma chiediamo anche, alle Istituzioni, di farsi carico del problema della casa. Ho nel cuore di abbracciarvi a uno a uno e dirvi, ‘non scoraggiatevi’. In questi quartieri si fa il nuovo milanese, pensate alla bellezza di questi ragazzi che fondano la nostra speranza. Vi porto la solidarietà profonda di Dio».

Parole ripetute con i giornalisti e nel dialogo improvvisato con alcuni occupanti delle case che portano cartelli artigianali su cui pone la sua attenzione l’Arcivescovo: «Mi interessa sapere cosa pensate», osserva Scola.

«Non vogliamo mancare di rispetto, ma qui è nato mio figlio, qui abito da ventotto anni, come faccio a sgomberare? La casa famiglia non può che essere una soluzione temporanea, ma noi abbiamo bisogno di certezze», dice un giovane padre, cui fa eco una nonna: «Non si tratta di violenza, ma di sopravvivenza, via Quarti è per la pace, facciamo fiaccolate, siamo solidali, Eminenza».

Il problema è per l’Arcivescovo più ampio: «Come equilibrare il diritto alla casa con la legalità, perché solo così si genera la giustizia. La questione della casa – nota, infatti – ha fatto emergere altre gravi forme di emarginazione, questa è una responsabilità che, a diversi livelli, abbiamo tutti. Ovviamente chi governa è responsabile in modo particolare. Si tratta di metterci insieme e affrontare, in termini organici, un nodo di lunga data, ma che sta assumendo, adesso, aspetti scottanti e rischiosi. A me pare che, per la situazione globale che si sta creando nel Paese, il problema casa debba tornare a essere una questione centrale per il governo nazionale trovando un soggetto unitario naturale, come è il Comune, che valorizzi tutte le iniziative di un quartiere vivace come Baggio. Occorre un punto di coordinamento per evitare che la contraddizione degeneri. Il mio invito è a vincere ogni tentazione di reazione rabbiosa che non risolve i problemi», conclude salutando affettuosamente i ragazzi che sembrano non volerlo lasciare andare via, verso la Celebrazione Eucaristica che il Cardinale presiede, poco dopo, nella grande parrocchia di Sant’Apollinare. Voluta come unica chiesa del quartiere dal cardinale Schuster e che, invece, oggi è al centro di un Decanato che riunisce nove parrocchie e la rettoria dell’ospedale San Carlo, come ricorda il parroco, don Paolo Citran che concelebra insieme a oltre quindici sacerdoti tra cui il Vicario episcopale di Zona I, monsignor Carlo Faccendini, il decano don Alberto Lesmo, i preti del Decanato e don Ermes, da tempo malato che non ha voluto mancare pur essendo ricoverato al Palazzolo. «Affrontiamo percorsi non facili con tanta speranza e ci sforziamo di vivere la proposta del Vangelo accanto a chi vive la difficoltà», spiega il parroco che aggiunge: «Sono 560 i ragazzi di tutte le età iscritti ai cammini formativi: in questo modo vogliamo essere comunità educante impegnata in una permanente auto-formazione e intendiamo essere persone che vivono quello che credono e che credono quello che vivono».

«Colui che ci strappa – riflette il Cardinale nell’omelia – dalla solitudine, dalle situazioni di contraddizione e di violenza che con responsabilità dobbiamo contrastare tentando di fare ognuno la propria parte – Chiesa compresa – è solo il Signore. La forza per affrontare questioni così delicate, insieme, si basa sull’Eucaristia. Se fossimo appena coscienti del sacrificio per tutti del Figlio di Dio, l’innocente per eccellenza, avremo una grande gioia e dalla gioia viene sempre la speranza. Per quanto possa essere affaticata la nostra Milano, per quanto la genesi della nuova metropoli stenti a venire, la speranza deve sopravvivere, una speranza non, tuttavia, a buon mercato».

Il richiamo è alla seconda domenica dell’Avvento ambrosiano e al suo titolo “I figli del Regno” .. Come diventarlo? «Con la nostra conversione, con il desiderio del cambiamento perché non si può più essere cristiani per convenzione, ma per conversione. Dalla bellezza dell’annuncio del Vangelo per tutti gli abitanti di questa zona nasce l’educazione per i nostri figlioli, la forza di superare il male fisico; in questo fondamento nasce la capacità di risolvere le contraddizioni, il senso dell’accoglienza che sa rispettare la tradizione, ma che si apre al nuovo, l’amicizia civica e la vita buona».

Ma tutto ciò a un patto o, meglio in una consapevolezza, «che il Signore sempre ci precede».

Questo l’augurio, allora, del Pastore alla Comunità riunita: «Sappiate essere esempio di uno stile di vita convincente per tutti coloro che il Signore manda noi incontro. Sviluppate la presenza del Decanato questa zona preziosa».

Ormai è sera, quando l’Arcivescovo, conclusa la Celebrazione incontra i sacerdoti del Decanato Baggio al termine di questo importante momento del suo Ministero pastorale che era iniziato ore prima nella Casa di riposo RSA “Parco delle Cave” dove vengono ospitati circa trecento anziani, molti provenienti dal quartiere. Con loro il Cardinale prega e rivolge un pensiero all’Avvento come tempo dell’attesa e alla venuta di Gesù «venuto, appunto, per dirci che dureremo per sempre, e che, quindi, abbiamo un destino di felicità e di compimento. Ciò vi sostenga in tempo di fatica e di solitudine, ma anche di attesa. Pregate per l’Arcivescovo perché la preghiera è il modo più semplice e diretto per essere ascoltati dal Signore».

Anche con questi milanesi fragili e spesso dimenticati, il pensiero è all’edificazione di una convivenza più giusta e armonica dove sentirsi tutti cittadini a pieno titolo e a pari livello, ognuno con le proprie forze: «Ricordate che contribuisce alla società solo chi vive fino in fondo la sua dignità manifestando un rapporto vero con Dio, con gli altri e con se stesso. Non è solo il “fare” che coopera alla vita buona».

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