Il Cardinale ha presieduto nella basilica di Sant’Eustorgio la celebrazione eucaristica vigiliare dell’Epifania, indicando ai moltissimi fedeli presenti il dovere dell’evangelizzare secondo il principio di comunione. Al termine della Messa l’Arcivescovo ha incontrato i sacerdoti del decanato Centro Storico

di Annamaria BRACCINI

Sant'Eustorgio

«La vostra comunità è un’espressione di apertura e di universalità straordinaria». Lo dice il cardinale Scola ai fedeli della parrocchia di Sant’Eustorgio, in pieno centro a Milano. In quella parte della città che è la più antica, sorgendo sulla Milano di epoca romana, di cui la chiesa porta più di una vestigia. E la presenza dell’Arcivescovo, che qui, dopo la Celebrazione, incontra i sacerdoti del decanato Centro Storico, ha più di un motivo per essere un poco “speciale”, come nota lo stesso Cardinale. Non vi era, infatti, forse luogo più significativo, «per celebrare l’Eucaristia vigilare dell’Epifania, cioè la manifestazione del Figlio di Dio fatto uomo a tutti i popoli e a tutte le nazioni», che la basilica dove sono custodite le reliquie dei Magi. Tanto che già nella facciata si può leggere una lapide che ne ricorda il titolo di tempio “dei Re Magi”. E, poi, ci sono quell’arca in pietra, risalente al 1347, con la famosa iscrizione “Sepulcrum Trium Magiorum”, presso cui sono conservate, appunto le reliquie, che proprio nel giorno dell’Epifania di cento anni fa, per volere del cardinale Andrea Carlo Ferrari, tornavano in sant’Eustorgio. Le stesse reliquie che, straordinariamente, nella loro artistica urna, guidano la processione d’ingresso dei celebranti. Tra cui monsignor Pigi Perini, qui parroco per 35 anni e don Giorgio Riva che, nel suo saluto, si rivolge direttamente all’Arcivescovo: «La sua presenza è un segno di comunione e di fedeltà e ci conferma nel nostro cammino caratterizzato dall’impegno di evangelizzazione. Impegno particolarmente prezioso nel centro della città e che, ci pare, sia in sintonia con le vie da percorrere incontro all’umano che Lei ci indica».

«Sono grato di essere in questo gloriosa basilica, scrigno di storia e arte e tra la vostra comunità bella e particolare, a compiere il gesto più elevato che un uomo appartenente a qualsiasi cultura possa compiere: l’Eucaristia, attraverso la quale noi siamo incorporati a Lui”, dice, da parte sua, Scola.

Il pensiero del Cardinale va anche al suo ingresso come Arcivescovo di Milano, il 25 settembre 2011: «Come posso dimenticare che da qui, con il gesto dell’offerta della capsella con la terra del cimiero paleocristiano, ho preso possesso simbolico della Chiesa ambrosiana?», si chiede. E cita, allora, il cardinale Montini che in visita presso questa stessa comunità disse, “Tutto c’è qui”.

«Credo che ogni cristiano debba interrogarsi sulla testimonianza, come faremo, tutti insieme, l’8 maggio, per le vie della città, con la nostra professione della fede, che significa proprio una testimonianza ad un tempo personale e comunitaria».

Il riferimento è all’esperienza delle Cellule di evangelizzazione, che in Sant’Eustorgio hanno uno spazio privilegiato, attraverso l’azione di monsignor Perini, presidente dell’ Organismo internazionale di servizio al sistema delle Cellule parrocchiali di evangelizzazione.

«La grande esperienza delle Cellule vive di testimonianza. Vi auguro di continuare in questo cammino, rigenerando la vita delle comunità cristiane e, con le debite differenze, anche la vita culturale, sociale e politica della nostra città con particolare riferimento a chi è nella prova», aggiunge. Il Cardinale approfondisce così, il senso della pagine del Vangelo di Giovanni appena ascoltato. «Troppo spesso nella pratica quotidiana della nostra fede dimentichiamo lo Spirito, noi cristiani siamo figli di questo nostro tempo, dove l’individualismo si è fatto narcisismo. Ci manca la coscienza che è lo Spirito all’origine di ogni nostra azione, e che solo se Lui ci accompagna possiamo portarla a compimento. Dobbiamo vedere nella vita della Chiesa, nei suoi fondamentali, nella forma di esperienze attraverso le quali l’abbiamo incontrata – come le Cellule o l’oratorio – il segno vivo di Gesù. Se lo vediamo, lo testimoniamo».

Dunque, l’annuncio cristiano è evangelizzare, «documentando ai nostri fratelli, l’amore che viene dall’epifania della bontà di Dio». Quell’Epifania che trova appunto in questa parrocchia un’espressione di apertura e di universalità straordinaria.

Infine, poco prima dell’affettuoso stringersi attorno al Pastore dell’intera comunità, l’augurio del Cardinale che si fa anche appello all’unità: «Attraverso l’esperienza ecclesiale di nuova evangelizzazione, si arrivi a camminare secondo la strada intrapresa, realizzando quel principio della comunione che il Sinodo ha chiamato “pluriformità nell’unità”. Insieme, nell’unica Chiesa, continuiamo, come i Re Magi, il nostro viaggio».

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