Nella città natale di Costantino l’Arcivescovo ha celebrato i Vespri davanti a giovani serbi nati negli anni delle guerre balcaniche, giunti in pellegrinaggio per riflettere sulla libertà religiosa

di Davide MILANI

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Giovani cattolici da tutta la Serbia in pellegrinaggio a Nis per celebrare la propria fede e riflettere sul tema della libertà religiosa, scoprendone le implicazioni nella società contemporanea e nella vita quotidiana. Questo gesto, compiuto da 300 ragazzi nella città natale dell’Imperatore Costantino (che nel 313 a Milano sottoscrisse l’Editto che sancì la libertà religiosa in Occidente) ha dato inizio alle celebrazioni per l’anniversario costantiniano nella cittadina posta a 200 chilometri a sud di Belgrado. Qui, come nel resto della Serbia, i cattolici sono oggi una piccola minoranza, che sfiora il 5% della popolazione.

Venerdì 20 settembre i giovani cattolici si sono recati in pellegrinaggio proprio a Nis, per scoprire il senso e l’importanza dell’Editto di Milano e per comprendere come oggi sia importante affermare e godere di una autentica condizione di libertà religiosa. Per fare questo, divisi in diversi gruppi di lavoro, sono stati guidati da testimoni ed esperti che li hanno aiutati anche a stendere una loro versione attualizzata di un editto che proclami oggi la libertà religiosa. Un’esperienza – per quanto finalizzata a essere un esercizio educativo – particolarmente significativa, visto che è stata realizzata da ragazzi nati nel periodo in cui la loro terra era insanguinata e dilaniata da conflitti in cui la religione è stata spesso usata a pretesto per coprire ben altre cause e responsabilità.

Momento culminante della giornata è stato il Vespro presieduto dall’Inviato speciale del Santo Padre, il cardinale Angelo Scola. Alla solenne preghiera hanno partecipato anche i vescovi della Conferenza episcopale dei Santi Cirillo e Metodio, che raggruppa le Diocesi della Repubblica serba e dei territori vicini.

 

Inizialmente la celebrazione era prevista nella nuovissima chiesa della Santa Croce, ma ritardi nell’esecuzione dei lavori non hanno reso possibile inaugurarla in questa storica occasione. La Croce è stata comunque al cuore della preghiera serale: sia fisicamente – al centro del campo del palazzetto dello sport che ha ospitato la funzione stavano le reliquie della Santa Croce (donate dalla Diocesi di Modena) e un’artistica Croce Astile, che poi troveranno posto nella nuova chiesa -, sia spiritualmente, grazie alla riflessione proposta dal cardinale Scola ai giovani presenti.

«Accogliete fino in fondo l’affermazione di San Paolo, il quale ci ricorda che nell’umiliazione del crocifisso sta la vera sapienza», ha raccomandato loro l’Arcivescovo di Milano. Un apparente paradosso, poi chiarito spiegando come proprio nella croce, testimonianza e segno dell’amore di Dio che si offre in dono gratuito all’uomo, sta il segreto dell’amore. Scola ha ricordato come sia necessario imparare ad amare: «La vita a tutti noi è stata donata, e il senso della vita è proprio di essere dono. Per amare realmente occorre quindi donare la vita. E la forma più alta di dono è il perdono». Ai giovani, cui tutti dicono di essere il futuro, Scola ha raccomandato di essere già da ora «il presente. E lo sarete se saprete dare voi stessi, perdonando, per costruire qui un effettivo cammino di riconciliazione».

 

Parole che per i presenti richiamano e interpellano recentissime e non del tutto risolte esperienze dolorose e tragiche, come quelle della guerra.

«La vita è fatta per essere donata – ha proseguito Scola – e questo è provato dal fatto che, se noi non doniamo la nostra vita – come ha fatto Gesù -, il tempo ce la ruba».

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